Domenica 18 gennaio 2004, SAMBENEDETTESE – TERAMO si incontrano per la quarta volta in questa stagione, tra campionato e Coppa Italia di C. Al Riviera delle Palme è il giorno del debutto dei due “nuovi” acquisti Tino Borneo e Max Fanesi, il duo d’attacco chiamato al difficile compito di sostituire i “golden boys” Zerbini-Scandurra. 6000 circa sugli spalti con un migliaio di tifosi ospiti tra i quali spiccano come di consueto i vessilli del gruppo principale, ovvero i Devil’s Korps. Animazione nella porzione di curva sud che presenziano grazie ad una dozzina di bandiere biancorosse.

La Nord si presenta bella, da un punto di vista estetico, come ogni domenica, tanti vessilli librano al vento, svariati stendardi e i soliti stupendi striscioni rossi e blu attaccati alle transenne. Noto con immenso piacere il ritorno, nel settore distinti, accanto ai Fedelissimi 1989, della pezza brasileira con su scritto “Sambodromo – Camiseta 12”. Portatela sempre ragazzi!

Sarà l’attacco nuovo di zecca, sarà la partita contro i rivali del Teramo, sarà il timido sole che splende sul cielo rivierasco, ma la giornata odierna fa registrare numeri ed entusiasmo in crescita rispetto alle precedenti apparizioni casalinghe della Samb. Una voglia matta di agganciare il treno dei play off distante cinque punti (il Lanciano a quota 31); da qui alla fine ci sarà da soffrire, ma in un torneo non proibitivo come appare quello di quest’anno, occorre crederci…

Ci crede il popolo rossoblu – a proposito, dove sono andate a finire le tradizionali casacche? Perché gli 11 di casa hanno indosso quelle maglie, bruttine, color blu notte? – che per l’occasione prepara rotoli di carta tifogenica da lanciare verso il campo – sia dalla curva che dalla est – ma non è tutto, perché in un attimo la Nord si copre di un telone a mo’ di targa automobilistica grande 8 metri per 16. In transenna viene scoperta la scritta “C’è da spostare una macchina….”, mentre sopra il citato telone è possibile vedere le diciture “TEXAS”, “DK 1984”, “The lone start state” e la figura di un coniglio. Il tutto, è chiaro, riferito ai teramani assiepati in curva sud, i quali di contro fanno sfoggio di una sciarpata (non proprio da manuale), di bandiere e di fumogeni tricolore.

Si parte forte col tifo da ambo le parti, la Samb dopo appena 6 minuti è in vantaggio: “Per la Sambenedettese ha segnato Marco…..” “Napolioniii!!” grida il Riviera in estasi! Grida convinta la sua sete di vittoria la curva di casa, gli ospiti non demordono, la gara è molto combattuta, ma sul piano delle occasioni da rete non è certo granché spettacolare. Poco dopo la rete della Samb i Devil’s espongono – oserei dire “al rallenty” – il lenzuolo che recita “Gaucci come mangiafuoco: piccolo uomo senza dignità padrone dei burattini che si fingono ultrà”. La Nord ne scandisce l’apertura con degli irridenti “ohhh” di attesa e poi quando lo striscione è completamente steso sopra le teste dei supporters teramani, esplode fragoroso un “olè” liberatorio! L’Onda d’Urto risponderà intorno alla fine del primo tempo con un irriverente “Devil’s Cops”.

L’incitamento del Riviera lentamente cala un poco di tono, probabilmente ci mettono del loro l’insolita temperatura quasi primaverile ed una partita molto tirata che fa stare in apprensione la torcida rossoblu, malamente abituata a cocenti debacle interne da parte degli uomini di Trillini.

Nell’intervallo vengono srotolati altri due striscioni: uno contro la stampa locale, il quale dice “Giornalisti, la Samb per noi una passione, per voi una professione” e l’altro rivolto al sindaco “Martinelli la tua ora è giunta”. La sagra degli striscioni terminerà a metà ripresa con il “Voi figli di Supertifo” in risposta al messaggio teramano esposto nel match di Coppa Italia (“Voi figli del calcio moderno”).

I secondi 45 minuti si aprono col rossoblu dei fumogeni che avvolgono il Tempio del Tifo. La ripresa sarà un crescendo in quanto a sostegno per la Samb, tutti i settori del Riviera a poco a poco si libereranno delle paure della prima frazione di gioco e si lasceranno andare ad un sostegno sfrenato, indossando, idealmente, quella “camiseta 12” alla quale fanno riferimento i distinti…

Il Teramo comanda il gioco, ma non conclude pericolosamente in porta, la Samb non da spettacolo, inutile nasconderlo, però ci mette quell’ardore e quella voglia che tanto piacciono alla gente di fede rossoblu. Lentamente aumentano i giri del “motore” dello stadio, pian piano anche i distinti si uniscono ai battimani ed ai cori della curva che la sostiene la Samba Calcio e la sostiene con forza inaudita, tanto che gli ultimi 20 minuti di gara sono da “manuale del tifo”, il “Bolgia delle Palme” – quando vuole sa farsi chiamare così…. – è un assordante crepitio di mani che battono con forza l’una contro l’altra, è il canto ritmato, lungo lungo, possente, che emoziona e gasa indicibilmente il popolo rossoblu, incaricato di difendere il gol di vantaggio.

Brividi lungo le nostre schiene quando constati che hai “tirato dentro” tutto lo stadio a tifare e a far casino. “Ambiente ostile” erano soliti definire negli anni Ottanta quegli stadi in cui avvenisse tutto questo, ostile anche per il Trillini che vent’anni dopo, a un quarto d’ora scarso dalla fine, pensa prima di sostituire Borneo (quanto s’arrabbia il Riviera….) e poi quasi invitato da pubblico e giocatori cambia idea: dentro N’Tamack, fuori l’ottimo Cazzola. Urge un allenatore con gli attributi!

“Scompaiono” i teramani, continui fino al 90°, bisogna dirlo, ma oggi nella Sud non ci sono 1000 ultras, ce ne sono molti di meno e lo noti nelle sciarpate, non fittissime, nei battimani, nei canti all’indirizzo del diavolo ai quali non partecipa il settore all’unisono. I tifosi rossoblu, come detto, terminano bene il match in un’apoteosi di chiasso ed emozioni; contagiati – impossibile sarebbe stato il contrario – i giocatori (Borneo sembra un bambinone, chissà, non gli parrà vero essere passato dal Benelli al Riviera…) che al fischio di chiusura schizzano in aria come molle e si recano, uniti, in “pellegrinaggio” sotto il “Tempio”…. Sua Maestà la Curva Nord ricambia gli applausi!

MICHELE NATALINI

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