George Orwell aveva immaginato l’avvento del Grande Fratello nel celeberrimo romanzo 1984: il format televisivo omonimo è nato nel 2001, ma il vero Grande Fratello, probabilmente, è nato a venti anni di distanza rispetto alla profezia di Orwell.

Lo scorso 23 dicembre, infatti, il governo ha approvato un decreto che permette la conservazione e l’archiviazione dei dati e delle informazioni relative al traffico telefonico ed internet.

Ad ogni cittadino potrà essere applicata una scheda riguardo le informazioni ricavabili dalle telefonate, dai siti visitati e dal traffico e-mail. Nel testo del decreto, comunque, si esclude di arrivare a conoscere il contenuto delle comunicazioni; riguardo ad internet, si vuole sapere data, ora e durata del collegamento.

Sembra però che, in caso di necessità di eventuali organi inquirenti, queste informazioni potranno essere adoperate anche circa i contenuti delle stesse.

La decisione ha subito creato polemiche politiche e non solo. Nella rete la discussione si è velocemente allargata a diversi forum on-line.

Per favorire, presso i nostri lettori, un approfondimento su un tema così importante per la vita di tutti i giorni – specie per i surfers più abitudinari – rimandiamo ai seguenti link e pubblichiamo di seguito una e-mail di protesta dell’Assoprovider e dell’AIIP.

Buona lettura e buona navigazione.

http://www.mantellini.it/2003_12_01_archivio.htm

http://punto-informatico.it/p.asp?i=46415

AIIP ed AssoProvider allarmate per la ventilata estensione della

archiviazione dei dati di traffico Internet.

L’AIIP, Associazione Italiana Internet Provider e AssoProvider, Associazione

Provider Indipendenti esprimono estrema preoccupazione per le dichiarazioni

rilasciate dal dott. Saviotti nell’intervista pubblicata sul Corriere della

Sera di oggi 23 dicembre 2003.

L’ipotesi, ventilata nell’intervista, di una archiviazione coatta di tutte

le E-mail (e relativi allegati) scaricate dagli utenti italiani di Internet

si scontra con la realtà fisica e con l’articolo 15 della costituzione ed

avrebbe l’effetto di far dirottare il traffico di posta elettronica verso

paesi più rispettosi della dignità della persona.

Sotto il profilo della realtà fisica, assumendo che nella media, i 24

milioni di utenti internet italiani ricevano (solo) 1 Mbyte di posta al

giorno, la conservazione di questo traffico per 5 anni genererebbe un

archivio di circa 80 milioni di CD-Rom.

Sotto il profilo costituzionale, l’articolo 15 recita: “La libertà e la

segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono

inviolabili. La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato

dell’autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge.” Esclude

quindi qualsiasi forma di intercettazione generalizzata e preventiva della

E-mail, sia pure solo di quelle effettivamente scaricate dal destinatario, e

di qualsiasi altra forma di traffico internet.

Allo stato delle cose, i Provider di accesso alle rete Internet, nel

rispetto delle norme di sicurezza imposte dalla vigente regolamentazione,

mantengono un registro delle assegnazioni temporanee o permanenti dei numeri

di IP assegnati a propri clienti. Con il codice di autoregolamentazione

“internet e minori”, allo scopo di agevolare l’identificazione indiretta

degli autori della immissione in rete su server condivisi tra più utenti e

nel rispetto del principio dell’anonimato protetto (si all’anonimato per le

attività lecite, no all’impunità per quelle illecite), hanno assunto anche l

‘obbligazione di mantenere un registro dei numeri di IP utilizzati per la

pubblicazione anonima di contenuti in rete. I dati (header) necessari per l’

instradamento della E-mail sono conservati solo per il tempo necessario

(pochi giorni) a rispondere all’interessato della eventuale mancata

esecuzione del servizio.

Come dimostra la cospicua attività di contrasto e repressione del crimine

informatico attuata della Polizia delle Comunicazioni e dalle altre forze

dell’ordine, questi dati, lecitamente raccolti per l’esecuzione del

servizio, si sono sinora dimostrati adeguati alla esecuzione di indagini

anche complesse.

Ogni ulteriore estensione della fattispecie di dati raccolti deve essere

soppesata con estrema cautela, sia sotto il profilo della quantità di dati

da memorizzare, sia e soprattutto perché comporterebbe la creazione di

archivi dai quali si potrebbe risalire agli interessi culturali, sociali,

politici, religiosi, sessuali etc., nonché alla cerchia di relazioni di

ciascun utente creando, nei fatti un dossier a carico di ciascun cittadino

da cui rimarrebbero esclusi, in una sorta di paradossale digital divide alla

rovescia, solo coloro che ancora non usano la rete.

La violazione fatta sistema della privacy dei cittadini irreprensibili,

rappresenta un onere sociale ed economico che deve essere soppesato prima di

una eventuale fuga in avanti: occorre verificare attentamente se in luogo di

un “giro di vite” generalizzato, non sia piuttosto il caso di verificare

quali smagliature nelle misure di sicurezza già in atto hanno in qualche

caso agevolato l’uso delittuoso della rete.

In conclusione AIIP ed AssoProvider, evidenziano la dubbia costituzionalità

del provvedimento oggi in discussione al Consiglio dei Ministri e

manifestano estrema preoccupazione per gli effetti sociali ed economici dei

provvedimenti ventilati.

http://www.assoprovider.it/

http://www.aiip.it/

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