Criniti messo fuori rosa perché ritenuto, dal tecnico Trillini o da chi per lui – più in alto – il sobillatore della tifoseria contro lo stesso allenatore, è solo l’ultimo atto di una faida che è cominciata il 2 novembre scorso, con la sconfitta della Samb per 2-0, in casa, dal Benevento.

Crediamo sia doveroso ripercorrere quanto accaduto, per non perdersi tra i troppi avvenimenti degli ultimi mesi. Anzi, suggeriamo ai nostri lettori di salvare sul proprio pc questo file, e di provvedere, da oggi in poi, ad aggiornarlo personalmente:

Sul 2-0 per il Benevento, parte la contestazione di tutto lo stadio contro Trillini (I° atto), subito dopo la Curva Nord inveisce pesantemente contro Gaucci e si finisce con le contestazioni a Martinelli.

Alessandro Gaucci non ci pensa due volte (II° atto) e quella stessa domenica dichiara: «Non scucirò più un euro per la Samb che, per quel che mi riguarda, può sprofondare nei Dilettanti».

Senza troppe sorprese, Remo Croci, consulente della Samb e amico di Alessandro, si dimette (III° atto).

Due giorni dopo, dai microfoni di Radio Azzurra, Croci lancia infuocate accuse contro Trillini e Luciano Gaucci («papa o papà Luciano»): Gaucci non avrebbe scelto Trillini per meriti sportivi ma perché il tecnico anconetano godeva di qualche “sponsor” compiacente (IV° atto).

Quello stesso giorno, ad un incontro tra alcuni tifosi e alcuni rappresentanti della squadra (presenti, tra gli altri, Criniti e Trillini), viene fatto allontanare, su richiesta dei tifosi, Adriano Polenta, direttore sportivo della Samb (V° atto).

Polenta relaziona i Gaucci sui contenuti dell’incontro; risultato: Criniti perde la fascia di capitano, che sorvola anche le braccia di Manni e Cottini, per arrivare ad Aprea. Criniti viene messo fuori rosa (VI° atto), anche se la domenica successiva, a Fermo, siederà in panchina. Intanto Trillini, applaudito dai tifosi a Tolentino (Coppa Italia), torna presto al centro della contestazione.

Nelle settimane successive ci sono da segnalare i movimenti di alcuni imprenditori locali e non per rilevare la Samb (VII° atto), ma la tifoseria, stressata da indiscrezioni che non si tramutano in realtà, comincia a contestare con costanza i giornalisti locali (VIII° atto); inoltre, si fanno tesi i rapporti tra i tifosi e Martinelli (IX° atto): quest’ultimo conferma l’esistenza di una cordata locale, ma la domenica il primo cittadino deve mettere in preventivo la sua dose di fischi, e non solo, provenienti dalla Curva Nord.

Ma non è finita: a L’Aquila si registra una spaccatura fra la Curva Nord e alcuni storici tifosi della Vallata del Tronto, che disertano l’incontro Samb-Chieti, per la prima volta dopo anni (X° atto).

I tifosi comunque effettuano un “raid” a Porto Potenza Picena, dove la Samb era in ritiro, e fanno sentire il fiato sul collo di Trillini e dei calciatori (XI° atto).

Contro il Chieti si soffre ma si torna alla vittoria dopo due mesi: invece di tirare il fiato dopo due mesi da incubo, la società fa emettere un comunicato in cui si dichiara che il tecnico Trillini ha deciso di mettere fuori rosa Criniti (XII° atto). Totò viene giudicato come un sobillatore della piazza contro il tecnico.

Due mesi da incubo, inimmaginabili a priori. Il dubbio è che il peggio, come succede in questi casi, debba ancora venire. Dietro l’angolo, oltre l’estromissione di Criniti (ma il giocatore potrebbe essere ceduto al Benevento – o chiedere che vengano tutelati i suoi diritti qui a San Benedetto), c’è la cessione di Scandurra, Cottini e Petterini al Perugia e al Catania, e la partenza dei pezzi pregiati verso altre squadre. Speriamo che al peggio, per una volta, sia posto un limite: i sambenedettesi, coi problemi societari, hanno già dato.

flamminipp@libero.it

Copyright © 2016 Riviera Oggi, riproduzione riservata.
(Letto 311 volte, 1 oggi)