“La riapertura del Museo delle Anfore è stato uno dei principali obbiettivi dell’Amministrazione comunale? – aveva aperto così il suo discorso l’Assessore alla Cultura Bruno Gabrielli durante la conferenza di presentazione del suddetto evento – “ sono emozionato, vorrei ringraziare la soprintendenza ai beni archeologici delle Marche qui rappresentata dalla Dottoressa Nora Lucentini con la collaborazione della Dottoressa Gaia Pignocchi. Questo è un primo passo verso la costruzione di un Museo del Mare dove troverà collocazione il Museo Ittico e il Castrum Truentinum con datazioni, indicazioni precise e riscontri scientifici. Tale progetto sarà il punto di partenza verso questo polo museale. Inoltre non posso non ringraziare la Cimbas rappresentata da Cavezzi, Spinozzi per l’Archeoclub, Ciarrocchi per la consulenza storica navale e il geometra Lanfranco Cameli?. Una operazione che non fa altro che valorizzare la città di San Benedetto.

Il Museo da una parte esporrà i materiali del posto, dall’altra l’attività cantieristica navale. Un ritorno, quindi, al gusto delle cose antiche che dia l’astura per l’interesse ad esiti successivi. Non da meno l’importanza dell’attività marinara sambenedettese per lo studio e l’approfondimento delle tante anfore recuperate dagli stessi pescatori. Sicuramente il Museo non avrà una connotazione formale, si punterà tutto su un impatto visivo. Si allestirà un percorso espositivo tale da coinvolgere il visitatore. In relazione a ciò, ecco come il piano secondo adibito al Museo verrà diviso, quattro saranno le sale. La prima (sala sud) ospiterà l’imponente riproduzione su scala reale (1:1) di uno spaccato della sezione maestra e della prua di una nave oneraria romana. L’imbarcazione sarà realizzata in legno di abete tinto sulla base del relitto della nave di Saint Gervais Trois. Al suo interno saranno stivate 15 copie di anfore, riprodotte in terra cotta modello “Dressel 6?. Le didascalie dei termini navali saranno formulate in latino, in italiano e in dialetto locale. A terra, accanto alla parete nord, sarà ricostruito un ideale fondale marino a rappresentare una parte di carico di anfore (quelle di scarto: lacunose o doppioni di esemplari) di una nave naufragata. Alle pareti, pannelli illustrativi di tela, con testi e disegni che tratteranno le principali tipologie di navi preromane (micenee, picene, fenice e greche), le loro tecniche di costruzione, la vita di bordo.

Nella seconda sala (sala est), diciotto anfore particolarmente significative per tipologia verranno poste in sequenza cronologica (dalle più antiche alle più recenti). Il centro della sala ospiterà un’altra anfora contornata da un pannello sagomato, indicanti gli elementi tipologici (orlo, collo, anse, spalle). Nella terza sala (sala ovest), le anfore più piccole verranno esposte in una vetrina centrale. Al muro, altri cinque pannelli: produzione di anfore e prodotti commercializzati in area picena, bolli e segni commerciali; porti e approdi nel medio Adriatico, Castrum Truentinum, navigazione in Adriatico, rinvenimenti subacquei in Adriatico, ricerca subacquea. La quarta ed ultima sala (sala nord) sarà pavimentata da una grande piattaforma di legno (più o meno 10 mt per 7) sopraelevata da terra e ritagliata interamente con il profilo delle coste del Mediterraneo. All’interno saranno alloggiate 12 anfore di tipologia diversa con propria scheda didascalica. Sei piccoli pannelli proseguiranno la piattaforma lignea. Infine una piccola vetrina esporrà il vasellame di età preromana: la navigazione nel Mediterraneo nel II (Cretesi, Micenei, Cananei) e I millennio a.C. (fenici, Greci, Etruschi), le rotte commerciali nel Mediterraneo in età repubblicana, nella prima e nella tarda età imperiale.

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