Spesso, parlando di gloriosi e antichi tifosi rossoblù, viene usato (giustamente) l’appellativo di “super-tifoso”. Vittorio Brasiliano, forse, potrebbe essere etichettato come il “più super-tifoso” della Samb. Non è nostra intenzione aprire delle competizioni in merito, ma in pochi possono vantare una militanza tanto continua, che a partire dal 1948 arriva ai giorni nostri. Sempre presente, anche in trasferta, persino nei momenti più neri, come quello della retrocessione matematica in Serie C2 nel 1990. «La Samb non muore mai», dice Vittorio, classe 1936, «si ammala ma non muore».

Caro Vittorio, come nasce la tua passione per la Samb?
“Devo tutto al presidente di allora, il dottor Carlo Giorgini, che era anche il nostro medico di famiglia. Ogni giovedì pomeriggio, alle due, mi veniva a prendere, con la sua bicicletta, e mi portava al Ballarin. Il mio compito era di rastrellare il terreno di gioco per renderlo idoneo al gioco. Da quel momento, e fino ad oggi, ho conosciuto tutti i presidenti della Samb, tutti gli allenatori, e tanti, tanti giocatori…Molti oggi sono diventati allenatori, direttori sportivi, pezzi grossi.”
Quali sono i presidenti che sono rimasti nel cuore di Vittorio Brasiliano?
“Il miglior presidente che la Samb abbia mai avuto è stato Ferruccio Zoboletti. È stato una persona umana, sempre vicina alla squadra. Voleva bene ai giocatori, era per loro più un padre di famiglia che un presidente. Ricordo che durante gli allenamenti, mi incaricava di portare ai giocatori intere cassette d’uva, perché diceva che rinforzava i ragazzi! Ma altri grandi presidenti, che non vanno dimenticati, sono stati Roncarolo e l’ingegner Gaetani.”
E fra gli allenatori, chi è stato secondo te il migliore?
“Indubbiamente Alberto Eliani. Arrivò assieme a Sattolo, portiere del Torino, Frigeri e Bernardini, il massaggiatore. Eliani, originario di Trieste, si è stabilito a San Benedetto, dove vive ancora oggi. Eliani ha saputo lanciare ogni anno molti giocatori giovani, andandoli a scoprire personalmente. Grazie a questa politica la Samb, piccola squadra, riuscì a restare stabilmente in Serie B. Era un grande esperto di calcio, serio e preparato. Ha fatto tantissimo per la Samb, non pensando al proprio tornaconto personale; si pensi che ha allenato i rossoblù per oltre nove anni, ed ha collaborato come direttore sportivo in diversi periodi, fino al tempo di Nedo Sonetti.”
Abbiamo parlato di presidenti e allenatori. Chi è invece il giocatore più importante nella storia della Samb?
“A questa domanda tutti rispondono Chimenti, che è stato sì un ottimo giocatore, ma i miei ricordi tornano ancora più indietro. Non dimentichiamo i campioni che abbiamo avuto a San Benedetto! Macor, la mezzala, e poi gli attaccanti Campanini, Traini detto “Cucchì” e Menechelli.”
Vittorio, la tua fede rossoblù è solida. So che persino nei momenti delle retrocessioni matematiche sei stato presente, anche in trasferta.
“Non ho mai abbandonato la Samb, mai! Anzi, nei momenti più difficili mi sono impegnato ancor di più. Dopo il fallimento del 1994 ho dovuto lavorare notte e giorno, bussando alle porte di giocatori e imprenditori, per far ripartire la Samb. Molti giocatori, tranne cinque o sei professionisti, si offrirono di giocare gratis per la Samb. A quella squadra il sottoscritto non gli ha fatto mancare nulla, avevo la tessera di “socio-collaboratore” e seguivo gli allenamenti. Non c’era nessun altro a fare gli auguri a quei ragazzi, neanche a Pasqua e a Natale, nonostante giocassero gratis. Sono rimasto socio finché in società restarono Raniero Iacoponi e il commercialista Rocco Sannicandro. Successivamente, inoltre, mi sono battuto con ostinazione e anche un pizzico di prepotenza per cambiare il logo della Samb, e se sono riuscito a ripristinare il simbolo della lancètte sullo stemma rossoblù lo devo anche alla collaborazione del signor Cinciripini, del signor Luciano Gaucci e del signor Pino Perotti.”
Non tutti sanno che le reti delle porte della Samb sono fornite da te…
“È dal 1948 che fornisco le reti delle porte, sia ben chiaro in maniera gratuita. Devo anticipare che sono pronte alcune reti spettacolari, di un vivido rosso e blu, che spero siano messe al più presto perché secondo me porteranno fortuna.”
Torniamo al calcio giocato. Tra tante emozioni che ti ha fatto provare la Samb, ce n’è una che metti al primo posto?
“Nonostante io segua la Samb dal 1948, la più grande gioia è recente. Si tratta infatti della partita che vincemmo a Rimini per 1-0, il 26 maggio 2002, nella gara di ritorno della semifinale play-off. Scelgo quella gara perché in campo vidi un giocatore stellare come Totò Criniti, che lanciava il pallone come se in questo ci fosse il pilota automatico. Ricordiamo che pallone d’oro diede a De Amicis in occasione del gol! Quel pomeriggio piansi di gioia. E devo dire che Totò Criniti è stato l’artefice principale di quella promozione.”
Quale è stata, invece, la più grande delusione?
“La retrocessione in Serie B del 1989. Una delusione fortissima, nel giorno della sconfitta interna subita dal Licata. Anche in quell’occasione piansi, ma per la disperazione.”
Ci sono dei tifosi che ti va di menzionare per il loro grande attaccamento alla Samb?
“Ne ricordo parecchi. Giuseppe Damiani del Chicco d’Oro, Reno Spinozzi “il fornaio”, Floriano Bollettini, dirigente ma tifoso sfegatato, Rosati Francesco detto “Cicchì” e tanti altri che ora mi sfuggono. I veri tifosi non abbandonano mai la squadra, specie quando questa non va bene. Troppo facile stare vicino alla Samb solo quando vince!”
So che in passato hai avuto la possibilità di apprezzare il carisma di Luciano Gaucci assieme agli altri vecchi marinai di San Benedetto. Ma adesso le cose sono cambiate. Cosa ne pensi?
“Io sono tutt’ora sostenitore del signor Luciano Gaucci perché è ancora lui il proprietario della Samb. Fino a quando lo sarà dobbiamo tifare la famiglia Gaucci. In tre anni, a quanto ha riferito, ha investito 25 miliardi nella Samb. Chi meglio di lui può fare tutte queste cose! Dico: teniamocelo stretto, meglio di lui non c’è nessun altro. Attenzione: il signor Luciano non è Venturato! Certo, chi investe vuole un ritorno economico, e quindi adesso ci vorrebbe un vertice per ricucire lo strappo che c’è stato tra lui e l’Amministrazione Comunale. Il sindaco Martinelli dovrebbe fare da paciere!”
Ma Gaucci attacca la tifoseria, e la tifoseria attacca Gaucci!
“Adesso, c’è una guerra in corso. Ognuno attacca l’altro contendente. Ma solo alla morte non c’è rimedio! Tutto è possibile, con un passo di ciascuno, occorre che il sindaco e Gaucci si riavvicinino.”
Ci sono movimenti di possibili acquirenti. Cosa ne pensi?
“Fin quando non vedo con gli occhi, non ci credo. È dal 1948 che sento parlare di cordate, ma se non fosse stato per alcuni grandi dirigenti del passato che hanno firmato tante cambiali, la Samb non sarebbe mai stata quel che sappiamo. Se nascessero delle cordate – non ci credo – che vogliono lo stesso ritorno economico che voleva Gaucci, tanto valeva lasciare la Samb a lui, o no?”
Non c’è solo Gaucci al centro della contestazione. Anche il tecnico Trillini non se la passa bene.
“Non è giusto contestare Trillini, ci sono delle persone che devono giudicarlo: direttore sportivo, direttore generale, presidente. Fin quando Trillini, Gaucci e la squadra restano della Samb, il vero tifoso deve tifare queste persone, quando non ci saranno più allora tiferemo la nuova società, il nuovo allenatore, i nuovi giocatori. Inoltre, se si fa contestazione, deve essere civile, non si possono offendere le persone. Poi basta a prendere multe per petardi e fumogeni, alla fine le paghiamo noi tifosi con il biglietto o con qualche giocatore in meno.”
Al di là dei problemi societari, secondo te questa squadra può puntare davvero alla Serie B?
“Certo, con qualche ritocco a centrocampo. La squadra ha bisogno di un trascinatore, di un capitano vecchio stile, alla Solfrini, Cagni! Ricordo a tutti che comunque andrà a finire la Samb non morirà mai, si ammala ma non muore!”
Cosa ne pensi del blocco del traffico durante le partite interne?
“Sono stato in tutti gli stadi d’Italia e mai è successo nulla del genere. Accetto il blocco solo in occasione di partite a rischio come Samb-Teramo, per il resto è un peccato vedere i parcheggi vuoti. Poi, con il bel tempo è un provvedimento che non ostacola troppo, ma con l’inverno, il freddo e la pioggia i bambini e le famiglie non andranno più allo stadio e la Samb incasserà di meno. Così, invece di acquistare tifosi, li perdiamo!”
La famiglia Brasiliano è una famiglia di tifosi-doc. Da dove nasce tanta passione?
“La mia malattia per la Samb l’ho infettata a mia moglie Franca, a mia suocera Iolanda, a mia figlia, a mio genero e ai miei nipoti. Mia moglie, prima di sposarmi, seguiva poco la Samb, ma gli ho detto: «Se mi vuoi sposare devi sposare anche la Samb», e tanto è stato.”

Pier Paolo Flammini

Copyright © 2017 Riviera Oggi, riproduzione riservata.
(Letto 248 volte, 1 oggi)