Cari consiglieri comunali, cari responsabili di partito,
come sapete ogni comune italiano, secondo i parametri di cui all’art. 2 DPR 1444/68, è suddiviso in ‘zone di destinazione urbanistica’, ovvero parti
del territorio destinate ad un determinato uso.
In tali parametri il capo dedicato alla zona D lascia ricomprendere tutte le attività assimilate a quelle di natura industriale, cioè estranee all’uso agricolo, pubblico, o meramente residenziale destinazioni invece collocate nelle zone chiamate A, B, C, E, F.
Secondo numerosi ed autorevoli pareri ciò significa che – per inesistenza di espressi divieti, per il principio dell?uso zonale compatibile, per evitare una evidente compressione dei diritti costituzionalmente garantiti (TAR Veneto n. 147 19.11.1986) – ogni insediamento di natura civilistico-commerciale volto alla produzione di beni e/o servizi ed attività accessorie può e deve essere ricompreso nelle zone definite ‘D’.
Ciò considerato occorre sottolineare che, al di là degli uffici propriamente annessi alle attività industriali e commerciali, vi sono ulteriori attività, di natura propriamente direzionale, che si inseriscono sensibilmente ed inevitabilmente nella rete dei rapporti industriali; si consideri soltanto il ruolo di uno studio di consulenza legale, fiscale, di trasporto e di mediazione in genere. La presenza di tali uffici nella zona D non contrasta la funzionalizzazione dell?area medesima, ma ne valorizza la stessa area urbanistica.
Lo strumento urbanistico PRG, del quale questa amministrazione vuole avvalersi, contiene in sé la capacità di definire un progetto urbano unitario della
città; ma esso, in taluni casi, necessita di interpretazioni normative che superino i criteri di decenni fa, in quanto contrastanti con le mutate esigenze dei tempi.
Cari consiglieri, cari responsabili di partito,
è per tali ragioni che interpretare la compatibilità urbanistica di un uso direzionale della zona D significherebbe restituire alle centinaia di utenti
interessati ed a tutta la città, in tempi brevissimi, uno strumento giusto ed equo di riqualificazione urbanistica e commerciale; ed oltre agli introiti derivanti dalla legge Bucalossi, così preziosi per attuare interventi di
interesse pubblico, ci faremmo utili interpreti della libertà del lavoro e dell’impresa. La città non deve correre dietro alle vecchie leggi, ma sono quest’ultime che devono seguire le moderne esigenze della città.

Paolo Forlì
Coordinatore Comunale Forza Italia

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