Non è facilissimo stabilire (come lo fu invece ai tempi di Venturato) le varie ragioni. C’è un intreccio di ‘pro e contro’ che vanno sbrogliati in una matassa dai fili sottilissimi, quindi complicata. Una premessa è d’obbligo: dalla parte della bilancia ‘pro-Gaucci’ pesano come un macigno i risultati da loro ottenuti nei tre anni di dirigenza. Due promozioni dopo 10 anni di inferno-purgatorio ed una competizione play off (l’Ascoli, per fare un esempio ne ha perse tre prima di arrivare in serie B!) sono un fiore all’occhiello che Luciano Gaucci (nella foto) può vantare in eterno, nessuno può vietarlo nè disconoscerlo. L’altro merito è stato quello di aver sempre riparato (anche quest’anno) agli errori commessi (o mancanze) nelle prime giornate di campionato. Tutto normale. Anzi personalmente ritengo che una promozione in serie B farebbe meritare una bella statua di big Luciano in viale Secondo Moretti, che ricordi per sempre la gigantesca impresa.
A questo punto, crediamo però che una piccolissima riflessione vada fatta: dopo tutto questo ‘ben di Dio’ che la nostra città ha ricevuto dalla famiglia Gaucci, come si spiegano le contestazioni di questi giorni da parte di tifosi organizzati più vicini alla squadra ed un certo malumore da parte di sportivi un po’ più distaccati. Proviamo a fare alcune supposizione tutte legate a fatti concreti e quindi veritieri:
1- fino al mese di Novembre 2002 Luciano Gaucci era considerato, in quanto tale, il salvatore della patria sportiva sambenedettese. Guai a chi lo toccava. Giustamente.
Improvvisamente, quindi senza un minimo preavviso, però la notizia bomba: la Sambenedettese non è più dei Gaucci ma di un certo Francesco Agnello. Notizia suffragata subito dopo dalla presentazione ufficiale del nuovo patron. L’impressione generale fu di costernazione mista a sorpresa: noi di Sambenedetto Oggi fummo i primi a cercare di scoprire chi fosse il nuovo presidente. Una solerzia la nostra che scaturiva da due semplici constatazioni: le certezze che davano i Gaucci, l’incertezza che ci dava ‘a pelle’ il nuovo presidente. Era comunque tanta la fiducia riposta in Luciano Gaucci, da parte nostra e da parte dell’intera tifoseria, che ci sentivamo garantiti dalle sue parole “Agnello lo conosco io, continuerà la strada da noi intrapresa e cioè il raggiungimento della serie B?.

Poi si rivelò che non era così e che Luciano aveva detto una bugia (meglio, perchè se Gaucci conosceva veramente Agnello, sarebbe diventato lui complice della ‘fregatura’). Da quel momento comunque, anche dopo la soluzione del problema, la scoria Agnello ha cominciato ad inquinare i paradisiaci pensieri che i cittadini sambendettesi avevano nei confronti dei proprietari della Samb Calcio. Luciano venne a San Benedetto e, piangendo, disse che aveva sbagliato. Di fronte a tanta umiltà crebbe in me una fiducia ancora più forte. Quindi capitolo chiuso: sbagliare è umano e lo è ancor più quando ci si pente. Viva i Gaucci.
2- Tutto filò di nuovo liscio fino ad Maggio 2003 quando la Samb, in virtù di ottimi risultati, si stabilizzò nella zona play off.

Successe che l’accordo che il Comune di San Benedetto del Tronto aveva definito con una ditta del posto per la ristrutturazione del Riviera delle Palme, fece sussultare i Gaucci, i quali giustamente rivendicavano loro certi diritti: “Ma come-dissero-noi abbiamo investito per riportare la Samb ai fasti che merita e il Comune ci lascia fuori dalla ristrutturazione dell’impianto in cui giochiamo. Ci hanno scambiato per… polli?
Parole sacrosante che nessuno osò discutere: personalmente lo ritenni un modo giusto per ricambiare la loro dedizione alla causa della Samb Calcio e, aggiunsi che stabiliva, alla luce del sole, un tipo di accordo che è imprescindibile nel calcio moderno. In effetti, seppur in misura minore, lo era anche prima, ma sembrava una ‘vergogna’ per cui certi accordi si facevano negli … scantinati.
In quel momento, però, venne fuori un aspetto che cominciò a confondere le idee ed far ripensare al caso Agnello.

Luciano Gaucci (forse perché offeso dalla proposta per lo stadio fatta ad altri!) presentò alla Giunta un progetto accattivante ma anche troppo esoso per le casse comunali che già dovevano far conto di una concessione prima fatta poi ritirata ad una ditta locale di costruzioni. Il Sindaco chiese a Gaucci di discuterne e come risposta ottenne dichiarazioni del patron rossoblù “Finora ho speso 20 miliardi per la Samb, non sono mica Babbo Natale!? che misero in cattiva luce Domenico Martinelli. Fu ritenuto dai tifosi più accessi un nemico della Samb e ci fu una clamorosa contestazione nei suoi riguardi. Ci chiedemmo: ma perché Luciano Gaucci, invece di sparare a zero contro il Sindaco e la città (“Porto la Samb a giocare a Macerata?), non ha usato il dialogo per vedere se c’erano i termini per raggiungere un accordo tra le parti. Il mio pensiero fu che quando una persona si comporta così, significa che non è convinta di quello che vuole a meno che non arriva su un piatto d’argento. Se d’oro meglio ancora. Fu solo un mio pensiero sul quale sto riflettendo però in questi giorni, durante i quali penso che, a questo punto, se l’affare con i Gaucci non si conclude, è giusto che motivi per rimanere non esistono più, tanto più dopo che un accordo simile lo hanno raggiunto con la città di Perugia (Da quel momento ci sembra che qualcosa sia cambiato).
La gioia di portare la Samb non può giustificare tanta immissione di denaro: i miliardi per sorreggere la Samb sono diventati 22, secondo le ultime dichiarazioni di Luciano e Alessandro Gaucci. Costi che non vogliamo discutere ma che sicuramente non invogliamo eventuali compratori. Acquirenti che, in concomitanza ad un eventuale accordo con la Samb, vorranno garanzie da parte del Sindaco di San Benedetto per quel che riguarda la manutenzione dello stadio ed eventuali costruzioni nelle zone limitrofe. Se le condizioni tra “dare e avere? con i nuovi proprietari si trovano, nessuno se ne dovrebbe vergognare nè la città non sportiva ribellarsi: basti pensare che il nostro territorio è entrato nel limbo, nello stesso momento in cui la Samb ha lasciato i palcoscenici calcistici nazionali. Il ‘ritorno’ quindi non sarà solo per gli imprenditori che si accolleranno la Samb ma per tutti. Penso però che una condizione sia indispensabile: l’accordo va fatto alla luce del sole e di questo diamo atto alla famiglia Gaucci ed a Luciano in particolare che, fra qualche difettuccio, ha il grande merito di non nascondersi mai e tramare alle spalle. Dice sempre tutto senza peli sulla lingua.
Non voglio chiudere senza citare un nodo che il sottoscritto ha spesso evidenziato e che ora sta venendo al pettine. La Samb, con l’avvento dei Gaucci, non ha ripristinato il settore giovanile e non ci ha mai (è la mia impressione) fatto sentire (come tifosi) ‘proprietari’ dei calciatori, i quali vestono la maglia rossoblù solo per ‘gentile concessione’ del patrimonio sportivo del Perugia Calcio (Ricordate il caso Di Camillo?).
In pratica è dal 1989 che i tifosi rossoblù non possono ragionare così: “Se riusciamo a valorizzare Tizio, lo vendiamo a Caio (Inter, Juve, Milan ecc) ed incassiamo la cifra necessaria per rinforzare la nostra Samb con giocatori di categoria, magari da rilanciare e quindi da… rivendere a caro prezzo?.
Con questo sistema la Samb ha disputato 21 campionati serie B. Un capitale questo che nessuno potrà mai toglierci. Senza il sistema della valorizzazione di giocatori, il futuro della Samb Calcio non potrà che essere precario e cioè ‘Oggi alle stelle, domani alle stalle’.
I miei auspici? La realizzazione dell’idea lanciata da un tifoso rossoblù: Ferruccio Zoboletti, presidenti onorario con i Gaucci o chi per loro.
NAZZARENO PEROTTI

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