FERRUCCIO ZOBOLETTI

Quando, tra i cittadini sambenedettesi, pronunci il nome Ferruccio gli occhi si accendono di ricordi. Se poi lo accompagni con Zoboletti, il passato torna alla mente tra i più bei flashback calcistici. Un presidente, nato per caso, che ha lasciato un marchio indelebile nei tanti cuori rossoblu. Dieci anni di serie cadetta con lui al comando, dieci anni di grande calcio e dieci anni di passione. Sì, perché Zoboletti prima di essere il grande capo della ciurma rossoblu, era il primo tifoso. Ma un tifoso speciale nell’abito e vero nell’animo. Uno che ha portato la Samb ai vertici alti del calcio per volontà e soprattutto per amore verso quei colori e la città che li rappresentava. E a chi lo addita come il presidente giusto per il dopo-Gaucci, con una risata di immensa soddisfazione, lo ritiene un traguardo quasi impossibile. Crediamo che in fondo in fondo non gli dispiacerebbe riprendere da dove aveva lasciato anni fa. Nella vita mai dire mai. Il pallone è tondo e il calcio è un cilindro ricco di sorprese. Come per caso guidò la Samb nei magnifici anni 80, per caso potrebbe farlo nel moderno 2000. Ma queste sono solo illazioni di una ragazza che vorrebbe poter vivere la Samb come ai tempi del presidentissimo Zoboletti.
*****
Signor Ferruccio, potrebbe brevemente raccontare la sua carriera da presidente della Samb e quali i successi che ha conseguito?
Sono entrato nel 1972 come azionista con una società per azione che all’epoca era obbligatoria. Dal 1975 ho ricoperto l’incarico di vice-presidente. Nel dicembre del 1980, dopo la retrocessione in serie C, c’era una situazione di crisi economica e tecnica. Quella serie ci stava stretta perché eravamo abituati ad altri palcoscenici. Era il periodo in cui militavano in rossoblu Nedo Sonetti e Walter Zenga. Tra i 38 consiglieri che avevano in mano la Samb, c’era una spaccatura. Per cui per tenerlo unito occorreva una persona neutrale, io ero quello che la rappresentava. L’incarico doveva durare qualche mese invece si protrasse per dieci anni. Il 1981 era l’anno della promozione in B, da lì per altre otto stagioni. Poi la retrocessione e il cambio di proprietà ad una persona che ci sembrava quella giusta. Invece pochi anni e il fallimento.
E sull’attuale presidenza dei Gaucci, che tra l’altro hanno messo in vendita la società, cosa ne pensa?
Che posso dire? Li conosco solo dall’esterno, ci ho parlato così qualche volta ma niente più. Dalla serie D ci hanno portato in C1 senza dimenticare la fantastica impresa di Parma. Basandomi sulla mia esperienza, la parola “cordata? mi lascia perplesso e non affatto fiducioso. La cosa migliore sarebbe che la famiglia Gaucci ci guidasse fino alla fine di questa stagione. Il calcio era diverso ai miei tempi, ora ci sono tanti problemi economici e non è facile trovare soldi.
Al nostro direttore è arrivata una proposta interessante che la riguarda. Un tifoso facente parte del club “Energie Rossoblu? la candida a presidente onorario della Samb. Una bella idea, no?
Non posso che esserne onorato. Ringrazio il ragazzo per la stima. Devo ammettere che le molte soddisfazioni di allora le ritrovo oggi a distanza di tempo. Le persone mi apprezzano per quello che ho fatto. Riguardo a ciò che ha detto il tifoso, penso sia una cosa impossibile otre ad essere strana. Ci vuole gente giovane che abbia molta volontà. Comunque lo ringrazio di cuore, mi ha veramente sorpreso.
Oltretutto il nostro sostenitore afferma che lei ha amato la Samb senza pay-tv ed interessi edili…
Lo confermo. Ho avuto delle belle soddisfazioni. La Samb era stimata e considerata dalle grosse società calcistiche. Inoltre era una bacino importante per i giovani che potevano spiccare il volo nel grande calcio e per coloro che avevano bisogno di rilanciarsi. Allora non si comparava niente, la proprietà era di un numero di appassionati che provavano a fare qualcosa di speciale.
La futura proprietà della Samb quali requisiti dovrebbe avere per essere degna di una piazza come San Benedetto?
È una domanda a cui è difficile dare una risposta. Per acquistarla non occorre una cifra elevata. La condizione sta nei mezzi che devono essere forti e consistenti. Mi piacerebbe che fosse locale, ovviamente circondata da gente di mestiere, che ami San Benedetto. Ma ci sono persone che si prendono un impegno così oneroso? Ci dobbiamo augurare che salti presto qualcosa di buono. La città, i sambenedettesi hanno bisogno della Samb per staccare la spina, è parte integrante di noi stessi. (A cura di Ilenia Virgili))

GIUSEPPE RUGGIERI

«Il discorso è ancora in una fase embrionale, mi muoverò a partire dalla prossima settimana se a San Benedetto troverò persone serie»
«L’ipotesi dell’acquisto della Sambenedettese è ancora a livello embrionale: bisogna studiarla e poi svilupparla nelle prossime settimane».
Esordisce così Giuseppe Ruggieri, l’imprenditore reggiano che vorrebbe acquistare la Sambenedettese, proprietario della Ruggieri Vittorio e figli Costruzioni di Reggio Emilia e della Italcantieri di Milano, gruppo in passato di proprietà della Edilnord di Berlusconi,. Le impressioni, per quel che può valere un colloquio telefonico, sono di una persona forgiata dal lavoro imprenditoriale: una persona eclettica («Sarò un matto, ma io faccio sempre mille cose insieme»), desiderosa di emergere anche nel mondo del calcio, ma con i piedi ben piantati per terra, sulla base delle esperienze condotte quest’anno con la Sanremese.
Lei ha dichiarato di voler acquistare la Samb soltanto assieme a degli imprenditori di San Benedetto. Ne conosce qualcuno?
«No, ancora non ci siamo conosciuti ma tramite un intermediario qualificato siamo entrati in contatto. Si tratta di una persona che conosce bene la vostra realtà, gli imprenditori locali e me. Dovremo comunque sentirci quanto prima, purtroppo ho davanti a me una settimana bestiale, oberata da tanti impegni di lavoro e credo che un incontro non potrà avvenire prima della prossima settimana. Ripeto comunque che il mio interesse per l’acquisto della Samb è nato soltanto pochi giorni fa, quando l’intermediario qualificato mi ha fatto sapere che c’era la possibilità di acquistarla».
Lei conosce la famiglia Gaucci?
«Non ho mai avuto il piacere di vederli di persona, anche se naturalmente conosco il presidente Luciano Gaucci come un personaggio popolare».
È a conoscenza del fatto che esiste la possibilità di un project financing per lo stadio “Riviera delle Palme??
«Ho saputo di questa notizia soltanto successivamente, e posso assicurare che la mia intenzione è mossa soltanto dalla pura passione sportiva. Siamo ancora in uno stato embrionale ma noi garantiremo, da parte nostra, la piena serietà di tutte le nostre intenzioni».
Ritiene un problema la gestione di due squadre, se alla Sanremese si dovesse aggiungere la Samb?
«Assolutamente no, anche perché la Sanremese è in Serie D e la Samb in C1. Ma di certe cose è inutile parlarne adesso, se faccio certe scelte non sarà per fare una comparsata. Se a San Benedetto trovo persone che, assieme a me, hanno l’obiettivo di puntare alla Serie B è un conto (anche se poi i risultati possono tradire le attese), mentre se il progetto è di restare in C1 non ci sto. Spero che a San Benedetto ci siano le condizioni per lavorare bene, anche se, lo ripeto, non voglio illudere nessuno. Il mio direttore generale e grande amico Soda (ex attaccante del Bari ai tempi della Serie A), ndr.) mi ha confermato che San Benedetto è una piazza passionale, dove la tifoseria è numerosa e innamorata della maglia, e sia chiaro che io non mi tiro indietro rispetto a queste pressioni. Ma alla base ci deve essere la serietà».
Come vanno le cose con la Sanremese?
«Ho spiegato anche a Sanremo che io non mi sposto di lì finché non riporto la squadra tra i professionisti, e anzi l’obiettivo è quello di far rimanere la Sanremese fra i professionisti se riusciremo a farla promuovere in Serie C2. Per qualcuno sarò un po’ matto, ma io ho il bisogno di fare diverse cose assieme, sarà anche una deformazione professionale ma non sono in grado di stare fermo…»
Diciamo che è una persona moderna e al passo dei tempi…
«Sì, però baso tutta la mia attività sulla serietà. In campo sportivo il 50% dei risultati sono legati alla serietà di una società. Se i giocatori hanno alle spalle una società seria, anche senza elargire emolumenti folli, i risultati arrivano. Alla Sanremese ogni mensilità viene pagata regolarmente ogni 15 del mese, e comunque abbiamo fatto un accordo preciso con i calciatori. Se l’anno scorso prendevano dieci, quest’anno tutti hanno accettato di ridurre il proprio ingaggio del 20%, e se vinceranno il campionato avranno per premio questo 20%. Nella Sanremese, che io guido dall’inizio dello scorso campionato, quest’anno mi dicevano che nessuno avrebbe accettato questa soluzione, e invece tutti i giocatori sono rimasti. Io rispondevo facendo notare che in Italia c’erano seimila giocatori senza contratto. Nessuno se ne è voluto andare, e un giocatore come Alfieri, che poi non è stato riconfermato per scelte tecniche, avrebbe accettato una riduzione dell’ingaggio del 50% pur di restare a San Remo. Lo scorso anno abbiamo perso il campionato per una rete subita al novantesimo minuto durante i play-off, altrimenti stavamo parlando di Sanremese già in C2. Ci riproveremo quest’anno, Massese permettendo». (Pier Paolo Flammini)

Copyright © 2017 Riviera Oggi, riproduzione riservata.
(Letto 181 volte, 1 oggi)