“Non metterò mai più piede a San Benedetto”. Saranno le ultime parole famose? No, questa volta crediamo proprio di no. Ma il classico esame di coscienza va fatto da entrambe le parti. Quest’estate Gaucci miancciava di portare i rossoblù a giocare a Macerata, affidandola ad un suo operaio, la tifoseria in quel caso non si espresse, non prese posizione. Eppure, perdonateci la schiettezza, in quell’occasione c’erano tutte le premesse per cercare un dialogo con la proprietà. Ma mentre gli ultras si schieravano a difesa del movimento, Gaucci continuava a fare il bello e cattivo tempo ai danni di un’amministrazione comunale non proprio all’altezza della situazione. Una bella ridimensionata dovrebbe darsela anche il giovane Alex, quando apostrofa i tifosi e i giornalisti di San Benedetto, declamando l’incompetenza calcistica di un ambiente che mangia calcio da decenni. La vendita ad Agnello non è proprio stato un esempio di competenza societaria impeccabile. La gestione dei fattacci di Pescara non è proprio stata all’altezza della situazione. Se Alessandro Gaucci crede di potersi esimere dagli impegni presi con un’intervista preparata chissà da quanto tempo sbaglia di grosso. Il dialogo tra tifosi e squadra si è svolto nel segreto degli spogliatoi, quegli spogliatoi che dal gennaio dello scorso anno probabilmente celano molte verità mai venute a galla. Tutti ricordano il girone di ritorno dello scorso anno, la pesante sconfitta nel derby con il Teramo, quella serie di pareggi che sembrava infinita, la sconfitta di Avellino e la vittoria di Fermo, che all’ultimo momento (come nel più clasico dei film di avventura), ci rimetteva in carreggiata per i playoff. Quindi un’estate turbolenta, in cui la società ha dato il cambio alla tifoseria assente per motivi sindacali. E si arriva fino ad oggi, ed ora? I giocatori non parlano, i Gaucci non tornano, ed i soldi scarseggiano. Queste sono le uniche certezze di una situazione, che, pur nella sua diversità, ci fa tornare con la mente a quel 94. E purtroppo, da quando ci sono i Gaucci, non è la prima volta

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