E’ vero, vedere una Samb arrendevole e per nulla in palla e mettiamoci anche senza un barlume di impianto di gioco, di organizzazione e soprattutto di cuore, elemento ha rappresentato nella storia recente e passata l’elemento catalizzatore di tutto l’ambiente, assai gradito alla tifoseria.
Quel cuore lanciato oltre l’ostacolo che ha nel corso degli anni consentito alla Samb di fregiarsi dell’appellativo di squadra di leoni indomabili, battaglieri e sprezzanti del pericolo, capace di mirabilie e imprese titaniche contro avversari sornioni e ultra-titolati, pregi questi che hanno portato alla ribalta del calcio italiano che conta una piccola realtà come San Benedetto.
Tutto questo oggi non esiste più o meglio non fà parte più del pedigreé della Samb attuale ed è un vero peccato mortale non riconoscersi più in quelle caratteristiche caratteriali storiche di cui parlavo prima.
Entrando nel merito dei fatti e misfatti accaduti domenica scorsa, devo sottolineare una cosa, non mi trovo affatto in sintonia con quanti a torto o ragione se la sono presi con la famiglia Gaucci perchè se è vero che chi paga ha il diritto di contestare è vero anche che la contestazione sana e intelligente, rivolta a chi merita di essere contestato, secondo il mio punto di vista deve essere sì dura ed energica ma mai violenta e che tiri in ballo persone innocenti (come ad esempio la mamma di Gaucci).
La contestazione nel calcio è sempre stata come pane quotidiano ma pur avendo tutte le ragioni del mondo per contestare e disapprovare quando si scende sul terreno dell’ingiuria rivolta a persone care che non c’entrano nulla allora vuol dire che si stanno superando i limiti del corretto vivere civile e del rispetto del prossimo e questo domenica mi ha ferito moltissimo più della inopinata ennesima sconfitta della Samb.
Saluti e grazie.
Sambarcati

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