“Salutiamo con piacere la nascita di un organismo di coordinamento delle politiche turistiche, da parte di Confindustria. Arricchisce il confronto e rappresenta uno strumento in più per rilanciare il turismo marchigiano. Ma non condividiamo assolutamente i rilievi mossi alla programmazione regionale del settore?.
È quanto replica l’assessore regionale al Turismo, Lidio Rocchi, agli interventi di Nardo Filippetti, coordinatore del nuovo organismo di Confindustria, e di Carlo Lucarelli, presidente Confindustria Marche.
“Le critiche avanzate – afferma Rocchi – certamente contribuiscono a dare centralità al settore, quantomeno a livello di attenzione che questo comparto economico merita. Non recano giustizia, però, ai brillanti risultati, in termini di arrivi e di presenze, registrati negli ultimi anni. Se, sempre più turisti scelgono di soggiornare nelle Marche, è evidente che la promozione avviata e gli investimenti effettuati hanno portato a risultati molto lusinghieri. Quindi l’operato della Regione ha inciso sulla crescita del settore, risultando decisivo per il suo sviluppo.
Certamente la promozione costa, come costa dotare le Marche di strutture ricettive adeguate. È un problema di finanziamenti, che vanno oculatamente gestiti. Non è vero, allora, che le Marche erogano contributi a pioggia. Forse è accaduto in passato, ma la scelta di istituire, oggi, i Sistemi turistici locali va proprio nella direzione di concentrare le risorse su progetti mirati, predisposti e gestiti dall’unione territorio-imprese.
Anche sul fronte dell’adeguamento degli alberghi, occorre far chiarezza. La Regione ha investito molto e molto investirà ancora. A giorni partirà un nuovo bando per finanziare l’adeguamento delle strutture ricettive, con un importo di 3 milioni e 700mila euro. Va però considerato che gli investimenti vanno rapportati alla realtà marchigiana, fatta non di grandi numeri, ma di territori collinari e montani, dove la salvaguardia dell’equilibrio ambientale rappresenta il motivo trainante di una corretta politica turistica. A meno che non si pretenda di stravolgere l’ambiente, puntando su grandi complessi ricettivi confacenti alle strategie dei grandi Tour Operator. Ma siamo sicuri che questa sia la scelta vincente per il turismo marchigiano? Il nostro turismo si è sviluppato, in questi anni, verso una ricettività di qualità, grazie a molti interventi di recupero immobiliare, che hanno esaltato le caratteristiche del territorio e dei suoi prodotti, interventi realizzati dove è forte il tessuto sociale. In questo caso l’obiettivo è catturare quel turismo di nicchia che non è un turismo povero, ma un turismo diverso, che non tutti riescono a offrire.
La cultura dell’ospitalità è un obbligo, al quale non possiamo sottrarci e per questo stiamo lavorando, oggi che la comunicazione in rete ha scavalcato anche la tradizionale mediazione tra offerta e domanda, ha avvicinato paesi e, alla massificazione, ha imposto la tipicità del prodotto. . Non è un caso, ma un esempio che le country houses e la ricettività rurale della Toscana, dell’Umbria e delle Marche stiano vivendo una stagione felice. Segno che non solo il turismo dei grandi viaggi, dei grandi centri, della grande intermediazione, ha un futuro.
Oggi bisogna specializzarsi ed è quello che vogliamo realizzare nelle Marche. Sarebbe perdente, allora, spingere il nostro turismo verso la standardizzazione, quando proprio la tipicità ha rappresentato l’arma vincente delle Marche. Il fatto che, ancora, la quota principale del nostro turismo sia rappresentata dal movimento nazionale, lascia intuire quanto spazio di sviluppo abbiamo e l’utilità di investire a livello di promozione internazionale, senza limitazioni geografiche. Perché allora non dovremmo muoverci in tal senso? Un prezioso aiuto di idee e di progetti, a questo proposito, potrebbe venire dal nuovo organismo di Confindustria, al quale auguro, sin da ora, Buon lavoro?.

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