I tifosi sambenedettesi sono eccezionali:mi accolsero benissimo e mi fecero sentire come a casa mia
Nell’ estate del 1984 un giovane e timido ragazzino di appena vent’anni, giunse a S. Benedetto praticamente sconosciuto. Quattro anni e mezzo dopo esordiva nella Nazionale di Azeglio Vicini all’Arena Garibaldi di Pisa, sostituendo Gianluca Vialli al 74’ (Italia-Danimarca 1-0): 223 partite in serie A, altre due presenze in Nazionale contro Austria e Romania (quest’ultima addirittura da titolare), una Coppa Dei Campioni conquistata col Milan. Ma nonostante tutto Stefano è rimasto il solito ragazzo modesto ed educato che ha semplicemente realizzato un sogno cullato sin da bambino. A differenza di Odorizzi non ha abbandonato quello che è stato e sarà sempre il suo mondo.

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D. Le statistiche dicono che Borgonovo ha smesso di giocare a soli 32 anni. Perché?
R.: A causa di un ginocchio malandato che aveva già subito tre operazioni alla cartilagine nel 1986, 1987 e 1995. Non ne potevo piu’ e quando mi accorsi che non sarei mai tornato più quello di prima preferii smettere. Secondo me è meglio finire la carriera in serie A, piuttosto che andare a mendicare ingaggi in serie minori.
D.: Cosa ricorda dell’anno trascorso a S.Benedetto ?
R:Un anno stupendo, una città magnifica, dei compagni di squadra come Manfrin, Petrangeli e Cagni che per me sono stati dei veri e propri padri, uno spogliatoio unito. Ma soprattutto mi piace ricordare la gente sambenedettese, tifosi e non, che mi accolse benissimo e mi fece sentire come a casa mia: non avvertii per niente la “saudade? e ancor oggi non mi sono dimenticato di loro!
D.: Lo sa che ancora i tifosi parlano di lei come dell’attaccante più forte degli ultimi 20 anni con la maglia della Samb?
R.:Questo indubbiamente mi fa piacere: d’altra parte anch’io dovevo far dimenticare Fiorini che l’anno prima aveva realizzato 12 gol.
D.: Quando è stata l’ultima volta che è tornato a S.Benedetto?
R.: Sono oramai 13 anni che manco dalla vostra città: l’ultima volta è stata nel 1990 quando venni in ritiro col Milan per affrontare l’ Ascoli.
D. Qual è stato il gol più importante della sua carriera?
R:Sicuramente la rete del pareggio realizzata a Monaco contro il Bayer nella semifinale di Coppa dei Campioni che permise al Milan di affrontare e vincere la finale contro il Benefica.
D. C’ è un attaccante in attività che possiede le sue stesse caratteristiche?
R: Un giorno Eriksson mi confidò che Montella per le sue caratteristiche e per il fiuto del gol era il calciatore che più mi assomigliava.
D. : C’è qualche compagno di squadra di quel campionato 1984-85 con cui è rimasto in contatto?
R: Naturalmente il mio “gemello? Maccoppi che dopo avere allenato la Primavera della Sampdoria quest’anno doveva andare a La Spezia ma poi non s’è ne è fatto nulla e Gigi Cagni con cui mi vedo spesso.
D: Se Borgonovo fosse nato 20 anni dopo avrebbe ripercorso la stessa carriera o oggi un giovane incontra maggiore difficoltà?
R: Avrei rifatto probabilmente la stessa carriera. Sono convinto che se uno sa giocare a pallone prima o poi sfonda indipendemente dal numero degli stranieri. Nello stesso tempo voglio però ancora rimarcare la fortuna di avere vissuto un anno a S. Benedetto. La mia ascesa è cominciata da lì e se non avessi trovato una città e una tifoseria così stupenda chissà…..
D. : Cosa fa adesso Borgonovo ?
R. Da sei anni alleno gli Allievi Nazionali del Como, inoltre l’ anno scorso sono stato nominato responsabile della Beretti in collaborazione con l’ ex interista Fontolan che invece si dedicava soprattutto alla Primavera. Inoltre gestisco una scuola calcio a Mariano Comense che si chiama “Extrasport? e che ha tesserato ben 200 ragazzi compresi tra il 1990 e il 1997: si tratta di una società di puro settore giovanile che partecipa ai campionati e tornei provinciali della categoria Pulcini, Esordienti e Giovanissimi.
D. : E’ sua intenzione rimanere tra i giovani o nutre altre ambizioni?
R: Non ho vergogna ad ammettere che punto molto più in alto. Ritengo comunque che anche come allenatore bisogna fare una lunga gavetta, come ho fatto da calciatore. Sono sicuro che questa lunga esperienza coi giovani mi sarà molto utile nel caso dovessi approdare a qualche panchina illustre.
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Termina qui la nostra conversazione con Stefano Borgonovo, un personaggio tranquillo, modesto, uscito dal grande calcio in punta di piedi, ma pronto a rientrarvi. Noi stiamo ancora aspettando il suo erede: in questi 19 anni abbiamo visto tanti presunti “fenomeni? paragonati a lui, ma nessuno ci ha entusiasmato quanto il “Borgo?. Era giovane, inesperto, giocava in una squadra che puntava alla salvezza, ma era un “grande? giocatore. “La mia carriera è partita da li’. Sarò sempre grato ai Sambenedettesi che mi hanno accolto come un figlio?. E’ l’ennesima dimostrazione d’ affetto ad un popolo ‘sportivo e non’ che ha il calcio nel sangue e che non dimenticherà mai chi ha onorato quella maglia simbolo di una città, anche solo per una indimenticabile stagione. (rr)

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