Il disegno di legge sulla riapertura delle case chiuse non risolve i problemi della prostituzione, ma cerca demagogicamente solo il consenso.
Associazioni del volontariato ed enti pubblici che operano nella lotta allo sfruttamento sessuale criticano duramente il disegno di legge “Bossi-Fini-Prestigiacomo” sulla riapertura delle case chiuse approvato dal Consiglio dei ministri poco prima delle festività natalizie. Il disegno – è scritto nella relazione conclusiva del gruppo di lavoro – è sbagliato sia nel suo impianto, che nei singoli articoli. La proibizione della prostituzione di strada è frutto di una non conoscenza del fenomeno, fa differenze tra cliente e prostituta, rendendo ancor più vulnerabili i
soggetti deboli. Non solo. Secondo il documento finale , e’ anche mal raccordato con la legge sulla tratta delle persone; non affronta il problema della clandestinità che lascia completamente alla legge “Bossi -Fini”, deresponsabilizza il cliente ed è persino carente sul piano dei controlli sanitari.
Che fare, dunque? La risposta del gruppo di lavoro è netta: occorre riaprire, sul piano politico e culturale, il confronto. Ma a quale scopo?
C’è chi è convinto che il disegno di legge non sia emendabile e chi, invece, propone aggiustamenti per migliorare il testo. Quanto alla legge Merlin, in vigore dal 1958, alcuni vorrebbe abrogarla tout-court; altri,
invece, semplicemente modificarla. I componenti del gruppo di lavoro chiedono anche di modificare o abrogare i reati di favoreggiamento e di adescamento, attuando concrete iniziative di sostegno nei confronti di chi vuole uscire dalla prostituzione.
Le politiche sulla prostituzione devono garantire – rileva il secondo gruppo di lavoro – dignità e diritti a tutti i cittadini, nell’ambito di in una prospettiva transnazionale. La commissione ha poi discusso su target e metodi di costruzione politica, individuando anche i soggetti attori delle politiche e il quadro degli interventi da adottare. Il terzo gruppo di lavoro ha effettuato una diagnosi dell’impatto del mercato del sesso nelle città, soffermandosi su tre aspetti essenziali: la diminuzione della prostituzione su strada a seguito dell’entrata in vigore della legge
“Bossi-Fini”, la repressione sulle strade e le mutate condizioni di vita e di lavoro di chi si prostituisce.
Tra le possibili soluzioni, enti locali e amministratori pubblici sottolineano la necessità di non proibire la prostituzione all’aperto, di sperimentare servizi di prossimità e interventi di vicinato, di sensibilizzazione e di partecipazione alla comunità. Rilevate anche l’importanza di sperimentare una politica di mediazione dei conflitti e la necessità che gli amministratori siano sensibilizzati sui problemi della prostituzione. Il mondo dell’associazionismo sottolinea poi il rischio di escludere una parte delle persone che si prostituiscono e di aumentare la situazione di irregolarità in caso di zonizzazione; ribadita, altresì, la
convinzione che la prostituzione in strada possa essere attenuata, rafforzando i punti spontanei di aggregazione e attrezzandoli con servizi
gestiti direttamente dalle associazioni. Per alcuni la prostituzione su strada potrebbe essere considerata una sorta di controllo indiretto in determinate zone (‘l’occhio della strada’). Tutti gli interventi non possono
però prescindere – precisano gli autori – dalla stretta collaborazione con le associazioni di base.
L’intervento sociale come promozione e tutela dei diritti è stato il tema al centro dei lavori del quarto gruppo di lavoro: in particolare sono stati approfonditi i problemi relativi alle vittime del traffico di esseri umani
a scopo di sfruttamento sessuale, le esigenze dei trans, per i quali -è stato sottolineato – “la prostituzione non rappresenta una libera scelta, ma troppo spesso l’unica possibilità di vivere”. Analizzate anche le forme di sfruttamento in ambiti diversi da quello sessuale. La parte finale del documento riguarda le richieste di piena applicazione del’art.18 da parte delle questure per il rilascio dei permessi di soggiorno. Tutti i partecipanti hanno espresso un giudizio molto positivo sulla legge contro la tratta di persone; ribadite, infine, le critiche nei confronti della nuova legge sull’immigrazione e le conseguenze negative che il disegno di legge sulla prostituzione avrà nei confronti delle donne vittime di sfruttamento. (s.p.)

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