E’Giuseppe Aprea nato il 23 giugno del 1977, il nuovo numero 1 della Samb, che difenderà i pali della porta rossoblù nella stagione 2003-2004. E’conosciuto ancora molto poco dai supporters di casa nostra, se non per i suoi trascorsi con Fermana e Ascoli. Abbiamo cercato di scoprire qualcosa in più di lui, partendo dalla sua carriera da calciatore, per finire alla sua vita privata, i suoi sogni e le sue ambizioni.
Dall’intervista emerge il ritratto di un ragazzo umile, che con l’impegno e la costanza ha cercato di farsi largo nel difficile mondo del calcio. Sembra già attaccatissimo ai colori della Samb, conscio di essere arrivato in una piazza esigente quanto passionale, che pretende i risultati, ma che mai fa mancare il suo apporto. Partito presto dalla sua Napoli, ha saputo non mollare mai, crescendo e maturando nella lontananza da casa e dai suoi amati genitori. La spontaneità, l’altruismo, e la disponibilità saltano subito fuori negli occhi di questo ragazzo che vuole ritagliarsi uno spazio importante in un ruolo occupato non troppi anni fa, da illustri colleghi come Zenga,Tacconi, e Ferron.
Passerà anche dalle suoi mani, da suoi tuffi, dalle sue parate, il campionato del gruppo guidato da Mister Trillini, che ci auguriamo, possa finire, malgrado il pessimo inizio, con il ritorno tra i cadetti, dal quale manchiamo dal lontano 1989.

Quando hai iniziato a giocare a calcio? Hai sempre giocato nel ruolo di portiere?

Ho iniziato nel settore giovanile del Piacenza, per poi proseguire in quello della Fiorentina, con la quale però, non ho mai debuttato in prima squadra. Sì, ho giocato sempre nel ruolo di portiere, perché mi è sempre piaciuto evitare di far fare goal, piuttosto che farli.

Di quale squadra sei tifoso? Da piccolo frequentavi gli stadi?

La prima squadra è la Sambenedettese, perché è quella per il quale gioco, e con la quale mi prendo le mie soddisfazioni da calciatore. La seconda, che è quella del cuore, è ovviamente il Napoli. Anche se sono andato via presto da casa, frequentavo il San Paolo, e facevo anche il raccattapalle negli anni felici degli azzurri.

Ci puoi parlare della tua famiglia d’origine?

Dunque, mio padre fa il macellaio, mia madre la casalinga, quindi le mie origini sono umili. Mi ritengo un ragazzo molto fortunato, perché ogni giorno vedo la differenza tra la vita che ho potuto fare, e continuo a fare io, e quella dura e sacrificata di mio padre. Ringrazio il Signore per questo, perché so di essere in una situazione privilegiata.

C’è qualcuno dei tuoi amici, o i tuoi genitori che ti segue?

Purtroppo no, non capita praticamente mai. Avendo questa attività, che spesso lo porta a finire in ora tarda il sabato sera, ed essendo piuttosto lontano, ci sono delle difficoltà per i miei nel seguirmi qui a San Benedetto. Anche per i miei amici vale lo stesso discorso, la distanza e gli impegni li frenano, ma mi sono tutti comunque molto vicini ugualmente.

Quando è avvenuto il tuo esordio in prima squadra? Quale la partita che ricordi con più felicità, e quale quella con più grande rammarico?

L’esordio da professionista, l’ho fatto a 19 anni in C2 a Tolentino nella stagione 1997-1998. Ricordo che la partita era Tolentino-Spezia, ed ero ovviamente molto emozionato. La più importante partita è, non voglio essere banale, quella che verrà domenica. Se però devo ricordarne una che non dimenticherò mai è un Napoli-Pescara, che giocai con la maglia bianco-azzurra nella stagione 1999-2000 in Serie B, che si giocò in notturna, con lo stadio stracolmo di gente. Per me fu una grandissima soddisfazione, nonché un emozione particolarissima.
La partita che ricordo con più rammarico è quella che abbiamo perso domenica 2-1 con l’Acireale, ci tenevamo a debuttare bene davanti a così tanto pubblico, ma non ci siamo riusciti, e ciò ci è dispiaciuto moltissimo.

Fra gli allenatori che hai avuto, c’è n’è uno che vorresti ringraziare per gli insegnamenti? Hai qualche giocatore col quale sei legato da rapporto d’amicizia?

Ho avuto tanti allenatori, e tutti mi hanno insegnato qualcosa di importante. Se però devo citarne uno, sicuramente dico Mister Castori del Lanciano, perché ha creduto in me, senza mai criticarmi o mettermi in discussione. Un giocatore col quale ho un grande rapporto è Gennari che conosco da tanto tempo e che proprio in questi giorni è arrivato qui a San Benedetto. Il suo arrivo non può che rendermi felice, anche perché sono convinto che potrà darci una grossa mano in ottica futura.

Ci puoi parlare in breve della tua attuale famiglia?

Sì, sono sposato con mia moglie Marianna, ed ho un bimbo di 18 mesi che si chiama Nicholas. Siamo una famiglia tranquilla e felice, e ci troviamo stupendatamente a San Benedetto.

Che rapporto hai con la religione?

La religione per me è fondamentale, perché penso che ogni tanto abbiamo il bisogno di guardarci indietro e renderci conto che gente come noi calciatori, è molto fortunata. Ad ogni angolo di strada c’è qualcuno che ha la vita molto più dura e complicata di noi, e lotta per vivere.

Un tuo difetto, e un tuo pregio?

Un mio difetto, se può essere considerato tale, e che non mi accontento mai di quello che ho, sono sempre autocritico, e cerco continuamente di migliorarmi. Un pregio che mi riconosco è invece quello di essere sempre disponibile a dare una mano a chi ne ha bisogno. Questo è un valore che mi ha inculcato mia madre, che da sempre, avendo una chiesa vicino a casa, si reca ad aiutare i disabili, e le persone meno fortunate di noi. Quand’ero bambino c’andavo anch’io, e quelle immagini mi sono rimaste impresse nella mente. E’sicuramente una delle cose che apprezzo di più in lei, e che ho cercato di acquisire anch’io.

Hai degli hobby in particolare, oltre al calcio?

Purtroppo in questo periodo ho poco tempo per curare altri interessi oltre al calcio. Oltre ai miei impegni lavorativi, ora ho mio figlio che è davvero una piccola peste, e non mi lascia molto spazio per me, anche se credo che non esista un hobby più bello di quello di essere papà.

Fra i tifosi monta la protesta contro il “calcio moderno? della pay-tv, e la Serie B a 24 squadre. Tu cosa pensi a proposito?

Io di questa situazione cerco di vedere il lato positivo. Come ci ha spiegato l’Aic, con 4 squadre in più in cadetteria, ci sono 100 posti di lavoro in più in Serie B che si vengono a creare, facilitando la vita di molti ragazzi, anche di mia conoscenza, che muoiono dalla voglia di giocare a calcio, e che attualmente sono però senza squadra e senza stipendio.

Che idea ti sei fatto della tifoseria di San Benedetto rispetto alle altre piazze, Fermo e Ascoli in primis, che tu conosci?

Sinceramente, in C1, faccio fatica a ricordare una piazza, sia nel girone meridionale che in quello settentrionale come San Benedetto. Giustamente, una squadra così importante, e una tifoseria così numerosa pretendono una squadra forte, e dei buoni risultati, che speriamo nel tempo di riuscire ad ottenere. Di certo ne so qualcosa anch’io, essendo di Napoli e militando il Napoli in Serie B.

Qual è il tuo desiderio che vorresti vedere realizzato?

Ho sempre giocato in squadre importanti senza mai arrivare fino all’obiettivo finale. Dal primo giorno che sono arrivato qui, mi sono quindi convinto di poter fare qualcosa di importante per questa maglia, e spero di riuscirci, anche se la nostra è una squadra giovane, con tutti i rischi del caso, che sono convinto però, farà benissimo, e potrà solo migliorarsi.

Cosa ti aspetti infine dalla partita di Teramo?

Non ti nascondo che secondo me è veramente una partita durissima. A mio avviso sono tra le migliori squadre del campionato, ma di certo noi non partiamo battuti, ed inoltre non possiamo permetterci ulteriori passi falsi. Dobbiamo sbloccare la nostra classifica, e dare una spinta al nostro morale, per rimetterci da subito nella giusta carreggiata.

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