“Puntuale, come sempre, ecco che ritorna il periodo di
riflessioni sul nostro turismo, sul calo vero o presunto
degli arrivi e delle presenze, sui rimedi o sulle
prospettive per renderlo sempre più appetibile alle
masse sterminate che periodicamente necessitano di
cambiare aria. E, puntualmente, nessuno è in grado di
stabilire o almeno tentare di stabilire quale sia il
volume di affari che il nostro turismo muove e di come
esso si raffronti con l’ economia, non solo cittadina,
ma di un comprensorio costiero fortemente coeso e a
tratti uniforme quale è il nostro, quasi a rappresentare,
speriamo nel prossimo futuro, una grande città che
riesca a promuovere una crescita culturale,
politica-amministrativa, economica e sociale non più
procrastinabile.

A chiedere in giro le opinioni sul volume di affari mosso
sono fra le più disparate: chi dice 200 milioni, chi 300,
addirittura un giornalista locale spara 400 milioni
(sempre di Euro), confondendolo con il commercio che
è ben altra cosa e che va trattato in un’ altra
dimensione.

Ancora peggio se si chiede il numero di addetti, in
questo caso chi dice 3000, chi 4000, chi addirittura
6000.

Altri, per pudore, fanno parte della categoria statistica di
quelli che “non sa? o “non risponde? e si limitano a
dare indicazioni fumose, consigli, a fare elaborazioni di
sistema senza determinare come fare, con chi fare,
quanto costa fare e quali benefici si avranno dopo
averlo fatto .

Il bello è che chi fa queste stime non è il cosiddetto
uomo della strada, che qualche attenuante la potrebbe
anche avere, ma personaggi che amministrano o
hanno amministrato la nostra città, ed il fenomeno è
trasversale a tutti gli schieramenti politici, alle
associazioni di categoria, alle varie aggregazioni ed
anche agli stessi operatori di settore.

Se pensiamo poi che il turismo occupa buona parte
delle argomentazioni dei quotidiani locali, che tutte le
compagini politiche lo mettano al primo posto nei loro
programmi elettorali, il quadro della situazione si fa
allarmante: se gli amministratori pubblici hanno
valutazioni così confuse in materia di turismo
figuriamoci per le altre attività economiche.

E’ un brancolare nel buio, nel tirare cifre a vanvera, nell’
operare a casaccio .

Comunque questo modo di fare si è talmente radicato
nei decenni che nessuno ha sensi di colpa ma, anzi,
ha generato uno stereotipo del politico, o del prestato
alla politica, generico, arrogante, mediocre ma con una
buona capacità oratoria da utilizzare soprattutto nelle
rappresentazioni dei consigli comunali, dove può dire
tutto di tutto senza tema di smentite.

Per tornare al fenomeno turistico così come
comunemente inteso, cioè
estate-spiaggia-ferie-alberghi-gelati, i dati effettivi sono
stati più volte elaborati dagli uffici comunali fino all’
anno 2000 e sono lì a dimostrare che esso incide per
circa il 4% sia del fatturato che del reddito creato dalle
aziende cittadine che rispettivamente sono 1.900
milioni e 600 milioni, sempre di Euro. La base di
calcolo comunque è sia quella delle dichiarazioni degli
alberghi, essendo quelle delle stime sugli
appartamenti, oltre 500.000 presenze, assolutamente
false, che la reale sostenibilità della nostra spiaggia (
al massimo 14.000 utenti al giorno ).

L’ incapacità di comprendere i dati e la facilità di
approccio con cui storicamente si parla di turismo, o
anche dell’ altra pietra miliare della nostra storia che è
la pesca ( esattamente speculare al turismo ), ha
creato una errata condivisione sul fatto che la città vive
grazie a questi due fenomeni economici. La stessa
convinzione che avevano, probabilmente a ragione all’
epoca, gli amministratori degli anni cinquanta e
sessanta quando la città era il centro, il porto ed il
lungomare. Ancora oggi tutto il nostro mondo è
catalizzato su questi luoghi e intere generazioni di
politici, storici e giornalisti, o presunti tali, si sono
formati e dissipati sulle stesse argomentazioni, non
sono riusciti e non riescono a rappresentare la nuova
realtà: sono come un computer della prima
generazione che non riesce a girare con i nuovi
programmi.

Questa visione elementare e a tratti morbosamente
nostalgica ha causato e sta causando danni per certi
versi irreparabili sia alle nuove generazioni, che non
riconoscendole proprie fuggono dalla città (solo il 10%
di neolaureati sambenedettesi restano in città, gli altri
emigrano), che anche al tessuto economico e sociale,
creando una cultura subalterna e non propositiva, un
nanismo societario e soprattutto un livello di borioso
gregariato dominante che è pronto a vendere la
propria storia e la propria dignità al migliore offerente (
fra tanti casi prendiamo il caso Samb che è eclatante ).

Eppure esistono tutte le condizioni, sia umane che
strutturali, affinché la nostra area si sviluppi in maniera
diversa. Dobbiamo avere il coraggio di rompere
decisamente con il passato ed aprirci nuove
prospettive costi quel che costi.

Siamo già nella turbolenza di un cambiamento globale
dell’ economia e dei rapporti fra i popoli e dobbiamo
attrezzarci intelligentemente per adeguarci ad esso.

Quindi una seria considerazione della nostra realtà con
dati e riscontri precisi, interventi mirati, strategie e piani
di sviluppo, banche dati socio-economiche
continuamente aggiornate, marketing territoriale,
politica di aggregazione ed unità dei comuni costieri e
forte rivendicazione del nostro ruolo, crescita culturale
e nuove ed elevate forme di approccio alla
discussione politica, accorciamento dell’ analisi
storica, essere fortemente propositi in una visione
internazionale, sviluppare e stimolare creatività oggi
sopite e mortificate, contenimento delle giovani
intelligenze in uscita.

Tutto poi sarà più facile se si creano le moderne
condizioni allo sviluppo e alla sua sostenibilità . Si
potrà parlare anche di turismo ma in maniera e con
idee e fattibilità diverse.”

Nazzareno Torquati

25 agosto 2003

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