“Come è possibile che un bambino nato orfano di padre, abbandonato dalla madre, ripudiato dal patrigno, rimasto analfabeta fino a dieci anni e vissuto in condizioni di estrema indigenza, sia riuscito a soli trentun anni a diventare il numero due dell’Iraq e a quarantadue a imporre il proprio potere assoluto su un Paese strategico del Medio Oriente?”. Dalle durissime esperienze dell’infanzia fino all’ultimo scontro con l’Occidente, Magdi Allam ripercorre nel suo ultimo libro, tappa dopo tappa, la vita di Saddam. E dimostra come un individuo dalla psiche profondamente disturbata abbia saputo trasferire la realtà della violenza subita da bambino al suo intero Paese, condannandolo a un regime di ferocia inaudita e a uno stato continuo di belligeranza interna ed esterna. Certo, Saddam non avrebbe potuto affermarsi se non avesse trovato un fertile terreno nell’ideologia militaresca ed estremistica del partito Baas, nella realtà difficile e precaria della società in cui è nato. E non vanno taciute le responsabilità delle grandi potenze occidentali, prima fra tutte gli Stati Uniti, che per anni hanno guardato con occhio tollerante alla sanguinosa carriera del rais. Ma lo sterminio di due milioni di persone, la trasformazione di un popolo attivo e intelligente in una nazione terrorizzata di vittime e di delatori è, secondo Allam, da attribuirsi principalmente alla visione criminale di Saddam Hussein.

Magdi Allam (Il Cairo, 1952) è editorialista e inviato speciale per il Medio Oriente del quotidiano “la Repubblica”. Ha pubblicato: ‘Bin Laden in Italia’ (Mondadori 2002), ‘Diario dall’Islam’ (Mondadori 2002) e, con Roberto Gritti, ‘Islam, Italia’. ‘Chi sono e cosa pensano i musulmani che vivono in Italia’ (Edizioni Guerini e Associati 2001) e ‘Saddam. Storia segreta di un dittatore’ (2003).

Cura la rubrica “La vita degli altri” sul sito www.repubblica.it

Copyright © 2017 Riviera Oggi, riproduzione riservata.
(Letto 91 volte, 1 oggi)