La difficoltà di attribuire dei nomi specifici ad alcune parti della città che un tempo “furono” e che oggi sono nel limbo degli spazi indefiniti testimonia una certa difficoltà di San Benedetto e dei sambenedettesi: il passato è aureo e vitalistico, il presente non è degno di nome, il futuro non esiste. Stiamo parlando di ben quattro zone della città che al momento sono identificate come “ex”: ex Galoppatoio, ex Camping, ex Tirassegno, ex Gil. Si trovano tutte nella prima fascia del lungomare e tre di esse (ex Camping, ex Tirassegno, ex Gil), in un raggio di cento metri l’una dall’altra.

Sarebbe bello attivare una sorta di referendum fra i sambenedettesi per rinominare tali zone: abbiamo bisogno di idee ma anche di nomi che le definiscano, altrimenti si resterà nell’informe attuale.

L’ex Galoppatoio ospita solo la Festa dell’Unità: un po’ poco per un’area che potrebbe e dovrebbe divenire il centro culturale estivo, con concerti da mille-duemila spettatori, esposizioni, i vecchi capannoni della birra, e via immaginando.

Ancora più strana la situazione dell’ex Camping: a vederlo così com’è ora, assolutamente vuoto, deserto e spogliato di qualsiasi funzione, ci viene voglia di rivederlo camping, visto che San Benedetto ne soffre la mancanza. Meglio, comunque, sarebbe un uso dell’ex Camping come un polo di attrazione di nicchia: concerti jazz, blues, di musica brasiliana, etnica, africana, intervallati da una rassegna del cinema all’aperto che non sia di tre o quattro serate ma abbia un’estensione di almeno due mesi.

L’area dell’ex Tirassegno ha per ora trovato, se non un nome adatto, un uso parziale: i giochi per i bambini riempiono il suo spazio, e si potrebbe pensare di ampliare questa sua funzione con un vero parco giochi.

L’ex Gil invece vivacchia con l’Università di Camerino, ma pare assurdo che la prima linea del lungomare debba essere impiegata per corsi universitari (necessari, ma da svolgere in altre strutture). Tante sono le soluzioni possibili: c’è chi vuole che l’ex Gil ospiti il casinò, noi vedremmo bene anche una differenziazione della struttura che possa anche diventare un ostello della gioventù, ristrutturando parte dell’edificato sulla base delle più innovative tecniche della bio-architettura.

Queste sono soltanto delle piccole idee e provocazioni, che però, prima di essere condivise e accettate, hanno bisogno di una premessa: dare un nome a questi non-luoghi.

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