I Sahrawi vivono in condizioni allucinanti in Algeria, ai confini con la Mauritania. Si tratta di 200.000 profughi divisi in 4 province, dove non esiste un economia reale, non c’è acqua e luce, mancano i più elementari mezzi di sostentamento. Da almeno 20 anni tirano avanti grazie agli aiuti umanitari. Il popolo dei Sahrawi è riconosciuto da 80 nazioni, Italia esclusa. Il documentario di Compagnoni (della durata di 14 minuti) descrive usi e costumi di questo popolo, raccontando le sue difficili condizioni di vita. Viene mostrata, tra l’altro, una partita di calcio tra la “nazionale? Sahrawi e la rappresentativa di “Rock non War?. Vengono analizzate le prospettive politiche di questo popolo maltrattato. Un referendum per l’autodeterminazione promulgato dall’ONU è stato rimandato più volte nel corso degli anni.
“Rock No War? è un’associazione umanitaria che ha organizzato diverse iniziative di aiuto per i Sahrawi, in particolare nella provincia di Smara, organizzando concerti e dando visibilità ad un dramma che altrimenti resterebbe escluso dalle cronache dei giornali e delle televisioni.
“Ciò che stupisce?, afferma Compagnoni, “è il modo in cui si possa sopravvivere in una simile situazione, nel totale silenzio della comunità internazionale. La prima sensazione che ho avuto, giungendo sul posto, era che il loro problema si stesse sbloccando, stesse trovando una soluzione… Poi la crisi irachena ha fatto dimenticare tutto. Ancora una volta.?
PREMIO BIZZARRI 2003

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