E, bisogna affrontare il semestre di presidenza italiana a Bruxelles per ottenere una tutela per le produzioni italiane: Spacca ha parlato della necessità che sia difeso e riconoscibile sul mercato il “made in Italy?, anche per fronteggiare la concorrenza che deriva dall’ingresso di nuovi Paesi nell’Unione Europea. A questo proposito cinque testi di altrettante proposte di legge presentate da parlamentari hanno trovato una sintesi in un unico testo.
Ugualmente, l’Italia dovrà chiedere che non vengano meno gli aiuti previsti dall’Unione europea e il nostro governo “si deve far carico delle esigenze dell’area mediterranea dell’Europa.?
Lo spirito dell’intervento di Spacca è stato ripreso dai rappresentanti delle organizzazioni, che nei giorni scorsi hanno firmato un Protocollo d’Intesa con la giunta regionale, nel quale si ribadisce il ruolo fondamentale che svolgono le piccole e medie imprese in “termini di occupazione, valore aggiunto, flessibilità……e sono fondamentali per la crescita della competitività del sistema, per lo sviluppo compatibile, per la creazione di lavoro stabile e di qualità e per l’aumento del prodotto interno lordo regionale.?
Il Piano delle Attività produttive è lo strumento concertato con cui sono state definite le linee di intervento fino al 2005, che puntano su innovazione, qualità, formazione e credito. Quanto alle risorse, per quest’anno, solo quelle regionali e a favore di queste linee sono 9 milioni e cinquecento mila euro.
Le imprese artigiane sono circa il 30% delle imprese marchigiane: 50.648 su 172.230, con un incremento 2002/2001 dell’1.4%, nonostante la congiuntura negativa. La provincia più artigiana è Pesaro, a cui segue a ruota Ascoli Piceno, quindi Ancona e Macerata.
Nel 2002, le imprese artigiane hanno realizzato un fatturato complessivo pari a 5.678 milioni di euro, che vale circa il 18% del PIL regionale ed hanno assicurato l’occupazione di circa 145.000 addetti, pari quasi a un quarto dell’occupazione regionale. Il comparto di punta rimane il tessile-abbigliamento-calzatura che, da solo, assorbe il 43% del secondo settore. (e.r.)

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