“San Benedetto è una città davvero singolare! La Regione delibera (mediante la legge 43) uno ‘storico’ finanziamento per il Teatro Concordia, vincolandolo al pieno recupero funzionale del teatro così com’era prima della sua chiusura avvenuta nel novembre del 1999, e l’Amministrazione appalta i lavori ad una ditta di Forlì in base al progetto dell’Ing. Mariani, che prevede quanto richiesto dalla suddetta legge. A lavori iniziati, la stessa schizofrenica Amministrazione, per assecondare i desideri di un comitato cittadino, incarica l’arch. Scarpantoni di riprogettare il Concordia sulla base di quello realizzato nell’800 dall’arch. Cantalamessa, mettendo a rischio l’erogazione del finanziamento stesso e non prevedendo un eventuale finanziamento alternativo! A questo riguardo, qualcuno vicino al comitato ha ipotizzato la dismissione di altri beni pubblici… e la Corte dei Conti cosa direbbe? Paradosso per paradosso, allora vendiamo il Pomponi per riaprire il Concordia!
Finalmente l’architetto Scarpantoni ha presentato al Sindaco Martinelli il suo progetto di restauro. Un progetto redatto dalla grande fantasia del tecnico non nel doveroso rispetto di strutture autentiche ottocentesche (di cui praticamente non c’è più traccia), neanche con l’ausilio di un vero progetto grafico dell’epoca (che non si trova), ma di alcune descrizioni del Podestà… di Ascoli Piceno, che elencano tutti i locali esistenti, di approfondite indagini condotte presso il Teatro… di Porto San Giorgio e di due fotografie di piccole porzioni dell’interno (scattate magari da un fotografo… di Fermo, nel rispetto della comprensorialità delle fonti !).
Ridicolo. Un restauro ha senso quando è conservativo, cioè va a rendere di nuovo agibile e funzionale una struttura ancora esistente (Teatro dell’Aquila, Ventidio Basso, Teatro Mercantini, Serpente Aureo…).Un’ opinione pubblica culturalmente più sensibile e attenta seppellirebbe sotto un cumulo di risate il tentativo di dare vita ad un falso storico di dimensioni inenarrabili e gioirebbe alla notizia (questa sì) storica di un finanziamento ottenuto per il definitivo recupero funzionale del Teatro.
Una discutibile e antistorica revisione del progetto e una drammatica interruzione dei lavori rischierebbero di rendere vani anni e anni di faticose battaglie, combattute contro coloro che hanno più volte tentato di decretare la prematura fine del Concordia, con progetti di abbattimento, vendita e trasformazione dello stesso in un più ‘appetibile’ centro commerciale o parcheggio-silos. Battaglie che non hanno mai visto in prima fila i componenti del comitato pro “Concordia a palchetti?. Anzi, qualcuno di loro era (neanche troppo metaforicamente) alla guida di una delle tante ruspe pronte a radere al suolo l’amato teatro: mi riferisco in particolare al Prof. Felicetti che, da assessore, sosteneva la necessità di far abbattere il Pomponi, concedendo l’area ad un noto imprenditore del freddo, in cambio dell’impegno di quest’ultimo a ricostruire lo stesso in area Brancadoro….forse in stile neoclassico?
Il Concordia è tornato ad essere bene inalienabile e “cuore pulsante? della cultura cittadina (dopo che ne era stata decisa la vendita), grazie anche al saggio passo indietro compiuto dall’ex sindaco Perazzoli, conseguente all’estate di lavoro (era il 1996) messa in atto da parte di vari soci del Laboratorio Teatrale Re Nudo che, materialmente, si tirarono su le maniche e costruirono un palco di 13 metri per 13 con ponteggio-graticcio annesso, uno spazio-camerini, un’attrezzeria e altre zone di servizio: tutto questo concepito e messo in opera (caso forse unico nel suo genere) da parte di chi il teatro lo fa veramente ed ha le competenze tecniche per realizzarlo. Un impegno che produsse anche la redazione gratuita da parte dell’architetto Paolo Pesiri di un progetto praticamente esecutivo di recupero dello spazio (mai preso in considerazione).
Tre anni di riapertura del teatro con spese di gestione irrisorie, un utilizzo pressoché continuo dello spazio da parte di centinaia di realtà musicali, teatrali, cinematografiche, scolastiche, di danza, l’ospitalità di eventi e di artisti di grande qualità hanno dimostrato che il Teatro Concordia funziona bene così com’è: un’ottima acustica, 400 posti con buona visibilità, un palco lodato da tutti quelli che l’hanno utilizzato per la sua estrema funzionalità ed adattabilità alle varie esigenze. Altro che teatro marginale! E’ chiaro che in uno spazio così è impensabile ospitare l’opera lirica o spettacoli con scenografie faraoniche: ma è evidente che in zona ci sono teatri molto più adatti allo scopo. A cosa servirebbe ripristinare la struttura originaria, creando un’inutile “bomboniera? che prevede una riduzione di 100 posti, una visibilità pessima dai palchi laterali, un drastico ridimensionamento del palcoscenico, un aumento enorme dei costi e la perdita del contributo regionale? . Ormai ex novo non si costruiscono più strutture all’italiana (vedi il Teatro degli Arcimboldi di Milano) semplicemente perché non funzionano. Oltretutto questo tipo di intervento richiederebbe sicuramente una cifra di molto superiore ai 2 miliardi di lire disponibili.
C’è solo da renderlo più “bello? e accogliente e metterlo a norma in tutti gli aspetti tecnici: il progetto che ha ottenuto il finanziamento regionale rende possibile tutto ciò.
Credo che nessuno dotato di buon senso voglia far correre alla città il rischio di ritrovarsi per anni (o forse per sempre) con un teatro chiuso . Ma forse questo al comitato cittadino non interessa, visto che non ha mai dato pubblicamente indicazioni sul tipo di utilizzo che immagina per il teatro: oppure i suoi componenti si accontenteranno di un puro godimento estetico della struttura-bomboniera, magari fra cent’anni !
Ma questa è anche la città che, inseguendo l’altro falso mito dell’università decentrata, ha ‘regalato’ a suo tempo uno spazio meraviglioso come l’ex GIL all’Università di Camerino per poter dar vita a dei corsi di maricoltura,che sembravano destinati a trasformare l’economia della città, annullando nel contempo il progetto del Parco della solidarietà e della comunicazione, che avrebbe dovuto restituire la struttura all’intera cittadinanza, mediante la realizzazione di un polo di servizi socioculturali (progetto recepito anche dal consiglio comunale del tempo). Ora i corsi di maricoltura stanno per chiudere e l’ex GIL è diventata un rimessaggio di barche…!
Errare humanum est, perseverare diabolicum.
Quindi avanti con i lavori di recupero del Concordia e basta con la falsa e inutile contrapposizione centro multifunzionale / teatro neoclassico.”

Piergiorgio Cinì
Presidente del Laboratorio Teatrale Re Nudo

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