Sig. Beni può innanzitutto riassumerci brevemente il modo col quale è arrivato alla guida del Grottammare quest’anno?
Beh, è semplicissimo, l’anno scorso ho preso il patentino e la dirigenza con molto coraggio ha deciso di assegnarmi la prima squadra, malgrado fosse al primo anno in un categoria complicata come l’Eccellenza, e avesse la possibilità di contattare allenatori ben più esperti di me. Abbiamo fatto un buon campionato sotto la mia guida, anche se ovviamente ho pagato lo scotto da trainer debuttante quale ero. Con alcuni ragazzi avevo creato un certo tipo di rapporto, e inizialmente ho avuto difficoltà a scindere il ruolo di giocatore da quello di mister. La società ha poi avuto la forza di ridarmi in consegna la squadra anche in questa stagione, con l’obiettivo minimo di centrare i play-off.
Ci siamo riusciti, facendo un campionato strepitoso. E’ doveroso da parte mia ringraziare il presidente Pignotti e il direttore sportivo Aniello che hanno creduto in me, e nelle mie caratteristiche. La promozione penso sia il più bel regalo che potessi fargli per ripagare la loro fiducia.
Cosa ha provato a vincere al primo anno di attività come allenatore?
E’una gioia difficile da descrivere, che senti dentro, che va a concretizzarsi al termine della partita. Quando vedi due uomini alti 1.90, piangere abbracciati per cinque minuti, come abbiamo fatto io e il d.s. Aniello che viveva ogni partita dalla panchina insieme alla squadra, beh..questo fa capire quanto ci tenessimo ad arrivare in Serie D. E’stata dura, un testa a testa incredibile con l’Urbino, che ci ha sfiancato, e che perso, avrebbe potuto segnarci. Invece siamo stati bravi a reagire, prima nelle ultime partite di campionato, e poi negli spareggi con Porto S,Elpidio, Fortis Terni e Teodoro Montoro. Di certo nessuno potrà dire che abbiamo vinto il campionato immeritamente, dopo che in pratica tra spareggi e ultime giornate, abbiamo disputato 7 finali.
Ha uno schema che predilige e utilizza maggiormente?
Preferisco non parlare di schemi, ci siamo adattati più volte a vari moduli. Voglio invece parlare del gruppo che si creato, di ragazzi intelligenti, che mi hanno aiutato a limare il mio più grande difetto:sentirmi ancora troppo loro amico. Siamo riusciti a scindere l’aspetto professionale da quello umano, e da qui sono arrivati i risultati. Il mio credo è comunque quello di creare sempre uno spirito di gruppo valido. Ciò non vuol dire andare sempre d’accordo, ma significa sapersi confrontare, chiarirsi, anche dopo uno scontro.
E’ strano vedere in questi giorni così tanta attenzione intorno al Grottammare?
Sì, è davvero strano! Ed è altresì bizzarro vedere come i giornali escano con titoloni su di noi, con interviste al presidente, o al sottoscritto. Noi siamo stati sì importanti, ma va rimarcato come il campionato lo abbiano vinto i ragazzi in campo, e non noi. Credo che andrebbero ascoltati anche loro, veri protagonisti di questa impresa.
Se avesse carta bianca, per assurdo, chi vorrebbe acquistare?
In questo momento d’entusiasmo c’è il rischio di perdere obiettività. Ora facciamo dieci giorni di festa poi si vedrà. Non è giusto chiedere la riconferma al presidente. Passata la sbornia, tra pochi giorni, spetterà poi a lui e alla società, vedere se riconfermarmi o meno, e di conseguenza, come muoversi sul mercato.
Se la sente di fare il nome di un uomo simbolo di questa promozione?
Ovviamente dovrei dirti tutti, ma se proprio devo fare un solo nome dico Massimiliano Mori, il portiere. Ha giocato titolare per larga parte del campionato, e poi dopo l’infortunio del nostro secondo portiere Baggio, abbiamo acquistato Bertaccini, che fino all’anno scorso militava in C2. In questa situazione ha perso il posto, ma ha accettato in maniera serena la mia scelta. In fondo lo conosco bene, ho giocato tre anni con lui, e anche se so che tutto ciò gli avrà fatto male, sono gratificato dal suo comportamento. Ha dato sicurezza a me, e al suo collega, col quale scherzava e rideva ogni giorno, con l’intento di fargli capire che l’importante sarebbe stato vincere, a dispetto di chi fosse entrato in campo. E’lui il simbolo del gruppo creatosi quest’anno al Grottammare.
Come giudica l’operato degli arbitri in questa stagione di Eccellenza Marche?
Ogni volta che la domenica parlavamo di arbitri, evitavo di rispondere. Dobbiamo imparare anche in queste categorie, che l’arbitro è in buona fede, molte volte sbaglia, come sbagliano giocatori e allenatori. E’giusto secondo me non inferire su di loro, perché si ottiene soltanto di fargli venir meno la serenità necessaria. Non ci siamo mai lamentati, anche in situazioni a noi sfavorevoli. In questo sono in linea con la società, che si è risentita soltanto in un occasione, mi pare dopo la partita di Porto Sant’Elpidio. Preferisco comunque evitare questo tipo di discorsi però, perché ritengo che sia giusto così.
Qual è stata a suo giudizio la squadra rivelazione del campionato?
Sicuramente il Porto Sant’Elpidio, una squadra che ha giocato bene, ritoccando pochissimo il suo organico col quale nella stagione precedente aveva vinto il campionato di Promozione. Faccio i miei complimenti all’allenatore Cacciatori, tra l’altro mio grande amico, che stimo tantissimo.
Come ha reagito la città di Grottammare alla promozione, malgrado sia, storicamente, bacino d’utenza della Samb?
Grottammare calcistica non ha mai avuto come tifoseria grosse tradizioni. Domenica sera però, vedere così tanta gente che ci aspettava in piazza, con sindaco, vice sindaco, con gente che ti abbracciava ovunque, dal ragazzino di 6 anni, alla signora di 65 anni, mi ha emozionato. Vedere queste situazioni mi ha fatto molto piacere perché vuol dire che stiamo svegliando calcisticamente anche questa città. Da rimarcare poi come nella partita di Terni, siano venuti in trasferta anche molti tifosi della Samb a sostenerci. Questo mi ha riempito d’orgoglio, perché come ben sapete, la mia famiglia ha nel cuore i colori rossoblu. E’ stato bello vedere gente abituata alla C1, incitarci in uno spareggio di Eccellenza. Anche a San Benedetto penso quindi che ci sia una certa simpatia per il Grottammare.
Ha una sua particolare scaramanzia prima dell’inizio delle partite?
Sì, sono abbastanza scaramantico, ho una cosa che però, ovviamente, non posso dirti! Ci sono diverse situazioni in cui mi comporto sempre alla stessa maniera fin dallo scorso anno. Non ti dico nulla insomma, però sono superstizioso!
Infine, quali sono i suoi auspici per il prossimo anno in Serie D?
La Serie D, che io ho giocato per circa 12 anni, è un campionato completamente diverso. Qui ci si avvicina sul serio ai campionati professionistici. Andrà organizzato tutto per il meglio, ma mi fido del presidente Pignotti, maestro in queste cose. Bisognerà fare acquisti mirati, a seconda dei programmi che stabilirà la società. Sono convinto però che la dirigenza è conscia del fatto che questo è un campionato difficile, dove non si può scherzare, e agirà di conseguenza.

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