C’è profumo di salsedine nell’aria, misto ad arancio, sono i simboli del nostro paese, qualcosa nell’aria spira con concretezza, un evento forse storico che viene a cambiare il corso della storia cittadina.
Il Grottammare (la vecchia Robur) che coglie un risultato clamoroso riuscendo a salire in serie D, dopo aver vinto gli spareggi in campo nazionale, non è solo un evento sportivo. Così è stato accolto dalla cittadina, con sommo orgoglio e gioia.
Salire così in alto non era mai riuscito a questa antica e gloriosa società. Le sue origini si perdono nel lontano 1899 quando i nostri nonni fondarono questa società con spirito di collaborazione di altruismo e anche di mutuo soccorso. Poi vennero gli incontri a livello di zona con la vicina San Benedetto, Fermo e altre squadre che in quel periodo venivano a formare l’UILC (Unione Italiana Liberi calciatori) che in quel tempo rappresentava una lega locale di libero calcio. E’ appunto lo spirito associativo che ha sempre animato l’allora Robur Grottammare.
Nelle sue espressioni sociali si è sempre avuto un sentore di altruismo poiché ha sempre inteso lo sport come preparazione della gioventù, non soltanto a livello sportivo ma anche culturale e al tempo stesso per cercare di formare uomini pronti all’ingresso nella società attiva. “Questo spirito permane ancora?, ci ribadiva il compianto e recentemente scomparso presidente onorario geometra Filippo Pirani, al quale verrà prossimamente intestato lo stadio comunale.
Con l’andare degli anni si è avuto un abbandono anche dovuto alla mancanza del campo sportivo poiché il vecchio terreno di gioco venne utilizzato come passaggio del prolungamento del lungomare per San Benedetto. Furono dieci anni di sospensione durante i quali ci fu molta amarezza da parte degli sportivi. Tutta una storia sembrava svanita. Ma la volontà di un gruppo di giovani spinse la leva dell’orgoglio cittadino e si ricostituì la Robur che cominciò a giocare nell’attuale spazio ex IP dove venne approntato un campo di fortuna ed in seguito si giocò persino al campo Europa “G. Merlini? di San Benedetto. Dopo tanto peregrinare, con i successi conseguiti in seconda categoria la squadra riuscì ad otttenere il passaggio in Prima, poi in Promozione. A questo punto venne anche il nuovo campo sportivo intorno agli anni settanta con tribuna coperta (l’attuale), che dovrà essere migliorata per affrontare la serie D appena conquistata.
Questa, brevissimamente, la storia di un sodalizio (la Robur) fra i più vecchi del dilettantismo nazionale che ha dato lustro e prestigio a diversi risultati importanti non soltanto in campo calcistico ma a livello di altri sport come ciclismo, scherma, motociclismo, scherma e puglilato. Diversi sono stati gli atleti che hanno calcato scenari nazionali. Quindi onore e merito a quello spirito inziale di cui parlavamo. Questa è una società che accorpa, affratella, unisce e che vuole la sana crescita della sua gioventù. Parlare di queste cose oggi, in un mondo ricco di ipocrisie e di veleni, sembra anacronistico ma è un messaggio che deve essere recepito, quello della solidarietà e dell’amore. Senza non si può più andare avanti. Il segreto di questo Grottammare vincente è racchiuso proprio in questa nostra affermazione. Tutta la forza vincente avuta dal complesso degli uomini di Beni, veri protagonisti di questa meravigliosa cavalcata, è racchiusa nel carattere e nella generosità dimostrata senza risparmio con vicendevole mutuo soccorso tra compagni senza frizioni, anzi amici veramente con la A maiuscola.
Domenica scorsa sul terreno di Montoro inferiore. Abbiamo rivissuto emozioni come da tempo non vivevamo. Nel vedere i ragazzi in maglia biancocelste lottare con generosità ed umiltà, con carattere e temperamento senza mai protestare ma cercando con i denti perfino di difendere quel risultato che rappresentava il trionfo. Ebbene ci sono riusciti con il cuore, con la volontà e anche con un pizzico di buona sorte ma non possiamo escludere il merito che è prioritario in questo campionato che ha visto il Grottammare vincere i play off sia in campo regionale che nazionale. Sembra un campionato vinto addirittura due volte.
Il grazie della città che ha fatto (e sta facendo) degna festa a questi generosi piccoli eroi va anche al presidentissimo Amedeo Pignotti, prossimamente neo papà (auguri), per aver creato con il suo saper fare, una società manageriale ma al tempo stesso una famiglia nella quale si discute liberamente e liberamente si sceglie. Dove c’è soprattutto il rispetto della persona che giustamente dà il suo contruibuto in termini di prestazioni e che, al tempo stesso, deve ricevere giusta ricompensa sempre in termini adeguati e mai scriteriati come insegna il grande calcio.
Successo quindi sotto ogni apsetto per una società che si appresta ad essere rafforzata nel suo insieme ed allargata a nuovi operatori intenzionati ad operare nello sport e nel sociale perché è opera primaria portare la gioventù sui campi di gioco lontano da un tipo di vita sempre più sciatta e insensata.
Una pausa di riflessione sarebbe necessaria per tutti, per poi riprendere un cammino con principi e idee più sane, meno arroganti ed egoistiche.
Ed ora vai Grottammare sotto la guida del tuo conduttopre mister Roberto Beni che si appresta a guidare questa D con i suoi ragazzi che ha già portato prestigiosamente al successo.
Grazie Roberto, continua sulla tua strada con questo tuo nuovo Grottammare, ora in serie D.

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