Sogno o son desto? La realtà sconfina qualsiasi immaginaria utopia. Il Grottammare è in serie D. Non si sta fantasticando, gli occhi sono aperti. Ben aperti per ammirare questa squadra salita sul tetto dei dilettanti e pronta a spiccare il volo verso i futuri meandri dei professionisti. Se mister Beni ha avuto il merito di plasmare il gruppo a sua immagine, il presidente Amedeo Pignotti lo ha avuto per la caparbietà. Uomo sentimentalmente composto ma da un cuore veramente grande. Una vita dedita a quella affascinante sfera tonda che gli ha regalato emozioni indimenticabili. Sulla cresta dell’onda con l’entusiasmo di un bambino e la maturità di uomo. Gli eventi negativi o positivi che siano, non lo condizionano e non lo abbattano. Anzi, lo rafforzano. Sono stimolo per andare avanti, per continuare a combattere e non desistere mai. Queste sono qualità che appartengono al signor Amadeo. Insegnare il rispetto verso gli altri, ricercare il valore umano della persona sono proprie del Pignotti presidente. Una fonte vitale per l’intero ambiente grottammarese da cui attingere infinite risorse. Loquace e socievole non si è mai nascosto dietro frasi fatte o di circostanza. La semplicità l’ha fatta da padrona con l’onestà da colonna sonora. In tutto questo, tra le sue parole traspariva un amore sviscerale per il suo Grottammare che l’ha condotto nei mari delle grandi regate. Ora non resta che far svegliare chi sta ancora sognando. Allora, caro presidente, il risveglio è prossimo al materializzarsi di questo grande D..desiderio.

Signor Pignotti, ci dica tre aggettivi che la descrivono come persona.

Non è facile anche perché non ci ho mai pensato. Sicuramente direi tenace, caparbio. Se mi metto in testa una cosa, nel rispetto degli altri, la raggiungo. Dicono che sono una persona fredda, se la mia squadra segna o prende gol non mi scompongo.

E come presidente?

Ciò che faccio quotidianamente lo trasformo nel rispetto dei rivali, nella scelta dei collaboratori e nella squadra. Nelle scelte tengo sempre presente il valore delle persone, è una peculiarità basilare.

Un pregio e un difetto.

Un difetto è che sono testardo, caratteristica dei figli unici e io lo sono. Un pregio è che sono testardo ma non ottuso. Sono il primo ad accettare i consigli e il dialogo con tutti.

Ci parli della sua famiglia.

Sono sposato da circa un anno e fra pochi giorni mia moglie darà alla luce Gian Marco. Vengo da una famiglia di origine contadina e ne sono onorato.

Partiamo dalla fine. Grottammare in serie D. La prima cosa che le è venuta in mente quando l’arbitro ha fischiato la fine della gara.

C’è stato uno scarico di tensione quasi da offuscare il pensiero. Ci siamo scrollati di dosso un anno di lavoro. Il primo pensiero è andato ai giocatori, ai collaboratori alle persone che ci hanno seguito sulle colline avellinesi. La gente mi abbracciava a destra e sinistra. Mi sono reso conto che avevamo fatto qualcosa d’importante quando siamo tornati a casa. All’una di notte c’era molta gente che ci stava aspettando, qualcuno perfino piangeva.

Il Grottammare è stato protagonista insieme all’Urbino di un campionato avvincente. Ha superato brillantemente l’estenuante tour de force dei play off. Possiamo dar ragione al proverbio “chi la dura la vince??

Penso di si. Tutte e due meritavano l’accesso alla serie D, erano state allestite per vincere. Per un paio di episodi siamo arrivati secondi con la dimostrazione finale che volevamo raggiungere il risultato. C’era un pizzico di delusione per il fatto di essere arrivati secondi, pensavo che ciò potesse creare qualche problema. Invece, quando sono andato nello spogliatoio prima della gara inaugurale dei play off contro l’Urbisaglia, ho visto che tra i ragazzi c’era rabbia, ma una rabbia di riscatto. Allora ho capito che saremmo andati lontano.

L’obbiettivo raggiunto segnerà un pezzo di storia nel calcio, soprattutto qui in Riviera. Emozionato per questo?

Emozionato no, consapevole si. In cinque anni abbiamo lavorato bene. Vedere la gioia negli occhi dei collaboratori, che spendono tante energie per il raggiungimento dei traguardi, è soddisfacente.

Quale è stato il percorso che l’ha portata ad essere il presidente di questa squadra?

Ho sempre partecipato economicamente alla vita sportiva di Grottammare. Poi cinque anni fa l’allora presidente Di Carlo, oggi vice, mi chiese che serviva un mio impegno personale, quello economico non bastava più. Gli dissi che ci avrei pensato, soltanto che appena chiuse la porta mille furono le idee da proporre. Sentii l’ obbligo di farlo per l’ambiente, per la città. La mattina dopo accettai l’incarico.

Rispetto alla stagione scorsa in cui il Grottammare ha messo a punto la sua fase di rodaggio, quella di quest’anno è apparsa più matura e ricca di continuità di risultati. Il fatto di dover rincorrere e non essere rincorso può esserne la ragione?

Non dimentichiamoci che cinque anni fa eravamo in seconda categoria. Abbiamo vinto tre campionati consecutivi. Quello passato è stato di assestamento, anche se abbiamo lottato per i massimi vertici. Non scordiamoci il settore giovanile che conta 230 tesserati oltre a tanti successi. Ringrazio tutti coloro che ci mettono il massimo impegno per farlo funzionare. Sono 4-5 volte che le squadre giovanili vincono la coppa disciplina.

C’è stato un momento l’anno passato in cui voleva mollare tutto per via di una serie di decisioni arbitrali dubbie nei vostri confronti. Come ha superato quella situazione e quale è stata la molla che le ha permesso di guardare avanti?

Ho avuto l’obbligo di dare uno scossone perché se le cose che mi appartengono subiscono un torto, io reagisco. Il mio obbiettivo, comunque, non era mollare tutto.

Possiamo dire che sono solo brutti ricordi?

Sono parentesi che nel calcio esistono. Vanno affrontate, analizzate e cercare il percorso per migliorarle. Comprendo che la classe arbitrale può sbagliare, l’importante è che nel farlo non ci sia malafede. Non credo che ciò avvenga perché gli arbitri quando vengono danno il meglio di se a meno che non hanno la presunzione di sbagliare in modo errato.

Tornando al presente, si aspettava una accoglienza così calorosa dalla cittadinanza di Grottammare?

No. In cinque anni si sono mostrati freddi non perché non ci volessero bene, ma perché manca quella cultura calcistica che esiste a San Benedetto. Invece domenica sera abbiamo capito che avevamo fatto qualcosa d’importante per il paese, per la città e la sua storia. Il parroco ha suonato addirittura le campane.

Anche lei rispetterà il voto e andrà a Loreto in bici?

Si, magari con la bici a motore. Oppure con il furgoncino per portare indietro le bici.

Perché un gruppo funzioni ci deve essere un grande spirito di collaborazione. Il suo rapporto con mister Beni?

L’ho voluto come giocatore. La stima va oltre il semplice rapporto di allenatore-presidente. È una persona eccezionale. L’ho anche voluto come allenatore perché aveva le caratteristiche necessarie per farlo.

E con il diesse Aniello?

Quando sono diventato presidente, Aniello faceva gia parte dello staff da un po’ di tempo. Con l’arrivo della nuova presidenza non voleva essere d’ostacolo così aveva rassegnato le dimissioni. Questo gesto mi aveva colpito. Abbiamo avuto un colloquio dove lo invitavo a fare un percorso insieme a me per un periodo di tempo e valutare. Da qui è nato un rapporto importante, Aniello mi considera come un fratello. Io dico di più, siamo due corpi e uno stesso pensiero. Tra di noi c’è un rapporto che va oltre l’impegno calcistico e che proseguirà, spero, per sempre.

Il Grottammare tra i professionisti è fantascienza o realtà?

È un sogno. Mi piace far sognare la gente. Spero si possa materializzare quando le persone si sveglieranno dal sogno.

La serie C2 sarà il prossimo obbiettivo?

Il prossimo obbiettivo è salvarsi. Ora entriamo in un calcio vero che non conosciamo. Dobbiamo entrarci in punti di piedi, umili e rispettosi degli avversari. Ma consapevoli di poter dire la nostra.

Per lo stadio come vi organizzerete?

Domani verrà un tecnico della Federazione da Roma per un sopralluogo. Saranno presenti anche i tecnici comunali. Il sindaco Merli si è messo a disposizione per qualsiasi esigenza. Vorrei ringraziarlo perché ha mostrato entusiasmo verso la società. Ce n’era bisogno.

Parlare di mercato è un po’azzardato. Farete parecchi ritocchi e Beni sarà riconfermato?

Questa per noi è la settimana di pausa. Dalla prossima ci metteremo intorno ad un tavolino per programmare la stagione.

Infine, signor Pignotti, ha ancora un sogno da realizzare?

Sono realista nelle cose e non punto mai un obbiettivo che non posso raggiungere. Ma nella vita quando uno vuole, raggiunge qualsiasi traguardo. Sembra una contraddizione però ciò è la base di essere, di vivere, il modo di affrontare la giornata. Nel calcio un sogno c’è ma non glielo posso dire. Quando si realizzerà, lo scoprirà.

Ilenia Virgili

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