La Sambenedettese Calcio è stata la prima squadra
tra Venezia e Bari ad affacciarsi nel calcio
professionistico moderno. Non per niente le cronache
degli anni 60 la desrcivono come la REGINETTA
CALCISTICA DELL’ADRIATICO. Giornalisti
preofessionisti e non di Ancona e Pescara, per poter
scrivere di calcio che non fosse Quarta serie o meno,
dovevano essere inviati a San Benedetto del Tronto dai
loro giornali. Una situazione durata sette anni (La
Samb era considerata come il Chievo oggi, un
miracolo, non solo calcistico) che ha creato un grosso
alone di simpatie da Pesaro a Pescara. Nel 1961 una
partita ufficiale tra Samb (serie B) e Juventus (serie A)
valida per i quarti di finale di Coppa Italia (1-4 il
risultato) fu considerato l’evento dell’anno per Marche e
Abruzzo. Regioni che i nomi Mora, Boniperti, Charles
(Nicolè), Sivori, Stacchini li avevano letti sui giornali o
ascoltati per radio. Il Ballarin registrò diecimila
spettatori e la partita, molto avvincente, resta ancora
nella memoria storica di tantissimi sportivi fra i quali i
sambenedettesi erano in minoranza. Questa la micro
storia della Samb Calcio. Apro una parentesi per
ricordare che in un libro di successo i cittadini
sambenedettesi vengono definiti come coloro che
vivono… nella città dove gioca la SAMB.

Un epoca rimasta storica che ha avuto due effetti: il
primo quello di aver creato un mito nelle generazioni
sambenedettesi di allora, mito che ha continuato negli
anni a sopravvivere in figli e nipoti. I loro nonni ‘davanti
al caminetto’ parlavano di Samb come di una leggenda
iniziata nell’ambito di un villaggio di pescatori
(facevamo 10-15 mila abitanti) e finita negli stadi più
grandi d’Italia: per la cronaca ricordiamo che l’unico
stadio dove la Samb non è stata protagonista di una
gara ufficiale è il Comunale di Firenze. Falla che
probabilmente copriremo nel prossimo campionato.
Da qui un nucleo storico di circa 2000 spettatori che,
con alti e bassi, è stato vicino alla Samb anche nei
‘dannatissimi’ anni novanta quando, non per motivi
tecnici, ha giocato in Eccellenza e in serie D. Ecco
quindi chiarito il nucleo storico di tifosi superiore a città
come Ancona, Pescara e Ascoli. Città che hanno
raggiunto in seguito serie superiori alla C con
programmazioni mirate, assistite da basi economiche
solide e non dal solo cuore come è capitato alla Samb
dal 1956 al periodo pre-Venturato. Nonostante i dieci
anni di serie A dell’Ascoli, i due dell’Ancona, una loro
caduta a livelli di D, non avrebbe il seguito che ha avuto
la gloriosa nostra Samb. Se volete controllare, fatelo
con gli anni peggiori in serie C di Ancona, Ascoli e
Pescara. Ma un’ulteriore dimostrazione ci viene dal
campionato scorso: Pescara, città con un numero di
abitanti tre volte superiore a noi, con la squadra in lotta
per lo stesso traguardo, ha avuto più o meno gli stessi
spettatori della Sambenedettese Calcio. Insomma le
altre sono squadre di calcio, la nostra un mito.

Passiamo ora ai tifosi potenziali. Una tesi che baso su
tre punti.

Primo: la nostra posizione geografica è invidiabile, in
serie A anche se contemporaneamente con Pescara e
Ancona, il bacino di utenza sarebbe elevatissino. Per
questo motivo alla pari dell’Ascoli.

Secondo:la localizzazione dello stadio (chiaramente
messo a norma) è ottimale sia per raggiungerlo che
per lasciarlo dopo la partita. Ricordo che nei periodi di
fulgore dell’Ascoli, la tentazione di andarci era
tantissima, anche per me. Per motivi di lavoro
comprensibili, vidi appena sette partite in quegli anni.
Quello che mi dava più fastidio però non furono tanto…
le vittorie dell’Ascoli ma il fatto di dover riprendere casa,
più o meno tre ore dopo la fine della gara. L’unica via
d’uscita, l’Ascoli Mare, era sempre intasatissima e,
all’arrivo la litigata con mia moglie era… matematica.
“Torni a casa più tardi di quando gioca la Samb?, mi
gridava. Penso di non essere stato l’unico a dover
passare un pomeriggio intero fuori casa per un’ora e
mezzo di partita. Secondo me un deterrente che ha tolto
spettatori al grande Ascoli di quegli anni. Sotto
quest’aspetto Pescara e Ancona stanno un po’ meglio
ma non sono, e non lo saranno mai, le squadre della
Regione come lo è, per esempio, il Cagliari in
Sardegna.

Terzo: la simpatia che nasce dalla storia rende la
Samb meno invidiata di come sono nel loro interland
vicino e lontano, le squadre biancorosse,
biancoazzurre e bianconere.

Provare per credere.

NAZZARENO PEROTTI

Copyright © 2017 Riviera Oggi, riproduzione riservata.
(Letto 122 volte, 1 oggi)