Due settimane fa intervistammo il patron della Samb, Luciano Gaucci, che ci spiegò perchè in serie C non è il caso di puntare sui giovani. Una tesi (“E’ una categoria nella quale l’esperienza è la componente più importante per vincere?) giusta, convalidata anche dalle squadre che andranno in serie B (Avellino e Pescara o Martina). I problemi nascono però quando una squadra matura come lo è anche la Samb (vedi tabelle a fianco) non raggiunge l’obiettivo: a quel punto si ritrova senza promozione e… senza squadra, intesa come capitale giocatori da usare sul mercato per ricapitalizzare le perdite di gestione. Un rischio che possono correre quei presidenti che hanno due o tre squadre in categorie diverse come appunto i Gaucci e che quindi possono far girare i propri dipendenti. Diventa invece un rischio ‘mortale’ per società ‘singole’ come potrebbe diventarlo la Sambenedettese nel caso che imprenditori locali ne acquisissero la proprietà. In tal caso la politica dovrà per forza di cose essere diversa: occorrerà puntare al traguardo con una programmazione almeno triennale che non può discernere da un settore giovanile ben organizzato e da titolari giovani che, nel caso di mancato successo della squadra, possono diventare risorsa economica o di scambio con giocatori validi a buon prezzo, magari perchè da ricostruire moralmente. E’ stata la tattica usata dalla società rossoblù per tanti anni e che dovrà essere riutilizzata se si vuol tornare ai fasti del passato.
Del resto città come Lecce, Albino e Leffe, Ascoli, Cittadella ecc usano queste regole per tenersi a galla: l’altra possibilità, quella dei Corioni, Preziosi, Gaucci, Pieroni ecc, forse non fa per noi. Anche se riterrei veramente ingiusto che un giorno incontrandoci con una squadra di proprietà Gaucci, il tifoso rossoblù inveisse contro patron Luciano. Anche questo potrebbe essere un altro segno di civiltà che i tifosi rossoblù hanno dimostrato ampiamente negli ultimi tempi.
(NAZZARENO PEROTTI)

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