Nazzareno Torquati, in qualità di imprenditore connesso con la lavorazione di specie ittiche, oltre che ex Assessore alle Attività Produttive di San Benedetto, ci ha fornito alcuni interessanti spunti, non solo sul “sistema-pesca? ma anche sul “sistema-San Benedetto?.

Un “mittente anonimo? ha denunciato agli organi di stampa e alle autorità competenti che il pesce commercializzato al mercato ittico è di taglia inferiore a quanto consentito dalla normativa vigente, e che gran parte di esso non transita attraverso il mercato ufficiale. Cosa ne pensa?
“Si tratta di un problema molto più complesso di quanto può apparire ad un osservatore superficiale. Alla base del depauperamento della risorsa ittica del mare Adriatico vi è un fattore storico-culturale. I nostri pescatori sono abituati, atavicamente, a trasferire nella loro attività lo stesso pathos di chi va in guerra: al pesce non viene dato alcun significato sentimentale, il pesce deve essere catturato alla stregua di un nemico da combattere. I pescatori conoscono tutti gli spostamenti del pesce, ad esempio, ma nessuno dei pescatori sa in che modo il pesce cresce e si riproduce. Il rapporto uomo-pesce, in questo caso, è quasi primordiale, perché il pescatore è all’oscuro della biologia marina, e anche le nuove generazioni non hanno un approccio corretto al problema.?
Il progressivo esaurimento della risorsa ittica adriatica, infatti, deriva dalla mancata valutazione del capitale naturale presente nel mare.
“È un secondo tema da affrontare, quello della sostenibilità della risorsa. Esistono normative internazionali che permettono di catturare il pesce quando è adulto, per garantirne la riproduzione: un sistema di tutela e sostenibilità mondiale. Qui in Italia, però, ciò non accade, anche se già a partire dal ‘700 alcune bolle papali trattavano proprio il tema della tutela della risorsa ittica dei nostri mari. Oggi esistono una miriade di strumenti per evitare il depauperamento della risorsa ittica: fermi biologici prolungati, controllo delle catture, stagionalità, ripartizione del sistema marino per ambiti di sfruttamento razionali… Ma in Italia nulla di ciò viene seriamente applicato. Potremmo portare il nostro pesce in tutto il mondo, mentre per pesci come merluzzo e scampi abbiamo una dipendenza dall’estero che sfiora il 90%. Eppure alcuni strumenti normativi e tecnici ci sono: basti pensare al codice di comportamento per la pesca responsabile messo a punto dall’ONU, o il fermo biologico, da noi in vigore dal 1986 ma da ripensare completamente?.
Torniamo però al tema centrale delle “lettere anonime?: cosa sta accadendo alla risorsa ittica dell’Adriatico?
“Il caso emblematico è quello delle vongole: in venti anni abbiamo distrutto un patrimonio ecologico millennario! Se ci fosse stato più controllo, avremmo ancora una risorsa capace di dare centinaia di posti di lavoro per ciascuna marineria. Purtroppo negli ultimi anni, mentre il livello culturale dei pescatori non è cambiato, le attrezzature di pesca sono molto più efficienti: in questo modo si sta danneggiando l’ecosistema ed è in grande sofferenza il pesce che trova il suo habitat naturale vicino alla costa. Stiamo assistendo al mutamento di interi ecosistemi: il sanguinaccio giapponese ha colonizzato l’area fangosa a tre miglia dalla costa, scacciando le specie esistenti, come le vongole. Le specie che si insediano, tuttavia, non sono commercializzabili. Stanno scomparendo i nostri “cannelli?, sostituiti dai “veneziani?, e non si trovano più neanche i nostri “cuori? tradizionali. Il disastro è in atto, molte specie come le sogliole dovranno cambiare abitudini alimentari altrimenti scompariranno?.
Cosa si può proporre per attenuare il preventivato “disastro??
“Sicuramente, e qui tocchiamo un terzo punto importante, bisogna opporsi alla attuale cultura gastronomica. Ad esempio, chi rinuncia alla famosa “fritturetta?, dalle nostri parti chiamata “magnana?? Ma nella “fritturetta? ci sono merluzzetti talmente piccoli che è veramente un peccato pescarli. Si perpetua in questo modo un disastro economico ed ecologico. I dati economici dicono che da Ancona a Molfetta si commercializzano, ogni anno, cinquemila tonnellate di merluzzo, per circa cinquecento milioni di individui, per lo più giovani. Se si attendesse che il merluzzo diventasse adulto fino al taglio minimo di trenta centimetri, le cinquemila tonnellate di pescato diventerebbero centocinquantamila tre anni dopo: si arriverebbe alle quantità pescate nel Nord-Europa, e non solo per il merluzzo! E poi perché il pesce al ristorante costa così tanto? Perché i nostri ristoratori si ostinano a dare esclusivamente del pesce locale? Noi, che lavoriamo il pesce a fini industriali, lo prendiamo principalmente dal Sud-Est Asiatico, e poi da altre zone africane e sudamericane.?
Non esistono ipotesi politiche e amministrative per combattere questo problema?
“Nel ’93, con la passata giunta, abbiamo cominciato a programmare uno sviluppo diverso. Innanzitutto con un nuovo mercato ittico, poi con la proposta del Parco Marino del Piceno, il corso di studi marini dell’Università di Camerino, l’Istituzione del Centro di Ricerca per l’applicazione di reti selettive (CERF), l’ottenimento dei finanziamenti Obiettivo 2 e l’Agenda 21. San Benedetto ha una grande opportunità, perché da Milano a Roma è una città associata al pesce. Negli anni scorsi avevamo l’intenzione di trasformare la costa in un laboratorio a cielo aperto: occorre che gli attuali operatori abbiano una presa di coscienza collettiva, perché i nostri pescatori non possono continuare ad avere una mentalità ottocentesca. Il fermo biologico dovrà durare due o tre anni, e in questo intervallo gli operatori devono avere risorse per coprire i mancati introiti: qualsiasi politica dovrà cercare l’accordo con i paesi transfrontalieri.?
Secondo lei quanta parte del pescato transita per canali commerciali non registrati?
“Il problema del ‘nero’ c’è, l’Italia si regge sull’evasione fiscale che arriva anche al 50% del fatturato. Prima o poi il sistema salterà, ma devo dire che se queste barche fossero in linea con ogni normativa, probabilmente resterebbero attraccate al porto… Anche il pescato sotto taglia rappresenta un espediente per ‘campare’, così come l’aumento dei prezzi: nel 1998 il merluzzo costava 6.500 lire al chilo, oggi costa quasi tre volte tanto. Ma fino a quando??
Se oggi fosse ancora amministratore di San Benedetto, cosa farebbe per risolvere il problema?
“Posso solo dire che quando andammo via, nel 2001, lasciammo un ventaglio di scelte a chi ci ha seguito. San Benedetto e il suo territorio hanno una grande potenzialità economica, sociale e culturale, possono diventare un’area di eccellenza, ma hanno bisogno di un’amministrazione straordinaria e non ordinaria, cosa che poteva avvenire negli anni Sessanta quando la città cresceva da sé. E devo anche bacchettare la stampa locale: mai un approfondimento, un’indagine, si parla solo di cronaca ordinaria, chiacchiericcio, ma nessuno ha la voglia di rischiare, la stampa locale è rinunciataria (Noi ci tiriamo fuori per il semplice fatto che siamo nati proprio per cercare di coprire questa falla. Qualche volta ci riusciamo, qualche volta no ma la nostra volontà è indiscussa. ndd). E se c’è poca informazione, chiunque può dire ciò che vuole, compreso il mitomane del nostro caso. Anche gli storici hanno la loro colpa: ripropongono una San Benedetto romantica ma inesistente allo stato attuale: chiunque voglia apportare novità viene immediatamente messo a tacere e isolato?.
Che prospettive dà al settore della pesca sambenedettese e alla stessa città negli anni a venire?
“Guai ad aver paura del futuro! Occorre amalgamare il territorio attorno a San Benedetto e tentare di emergere nella pesca, nel commercio, nel turismo, nell’industria, sapendo però che non ci sono più rendite di posizione. Purtroppo la cultura di molti sambenedettesi è più portata a ‘servire’ che a ‘fare’. Ma ci sono molti modi per recuperare la situazione senza compromettere la risorsa ittica: possiamo incrementare gli allevamenti, o studiare metodi di pesca efficienti ed ecologici, come fece il ricercatore Cannelli, sambenedettese, che mise a punto per il CNR un sistema di pesca basato sugli ultrasuoni.?

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