Lo stesso terzino rosso blu, Marco Ogliari (nato il 24/12/73 a Pavia), ne è testimone. Nonostante i nove spareggi da lui disputati nei vari anni di militanza tra le società più disparate d’Italia, nonostante le uniche due promozioni raggiunte con il Livorno e il Catania e nonostante le sette sconfitte subite proprio ai play off, quella con la Samb brucia ancora. A 48 ore di distanza, la delusione non è del tutto svanita sul suo volto anche se Marco con grande abilità mostra e trasmette una buona dose di tranquillità. E ce n’è voluta tanta oltre ad un forza di carattere non indifferente per sopperire ad un fastidioso guaio muscolare che lo ha tenuto fuori dai giochi più importanti. È stato indubbiamente difficile ma l’ottimismo che lo accompagna ha, seppur in maniera lieve, lenito questa sofferenza. Non ha potuto dar sfogo alle sue emozioni in campo tuttavia, Ogliari, si è imposto pian piano conquistando il bene della tifoseria e la fiducia degli addetti ai lavori. Si è sacrificato per la causa rosso-blu difendendo la palla dagli intrusi. Mai scorretto con gli avversari, la forza nell’imporre le manovre e l’altruismo verso i suoi compagni sono le miglior doti del Marco calciatore. L’ennesima sconfitta lo ha abbattuto ma non gli ha tolto l’entusiasmo e la voglia di rincorrere un obbiettivo assaporato così poche volte.
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Generalmente si inizia a giocare a calcio per divertimento ad una età molto giovane. Tu quanti anni avevi e quando hai capito che il pallone poteva essere di più di un semplice gioco?
Come giustamente hai detto, si gioca per divertimento e lo fai da piccino. Non mi ricordo di preciso l’età però ero un bambino ed ho iniziato con il Pavia. Capisci che il pallone potrebbe diventare un lavoro nel momento in cui cominci a giocare nelle serie professionistiche.
Quale è stato il tuo percorso calcistico dalle giovanili fino alla Samb? Il ruolo da terzino che ricopri oggi è lo stesso di allora?
La mia carriera inizia con le giovanili del Pavia, squadra della mia città. Sempre nelle giovanili sono finito al Milan poi sono tornato per due anni al Pavia. Sono andato per cinque anni al Livorno dove ho vinto un campionato ai play off. Poi due anni ad Ascoli, tre mesi alla Spal, a Catania dove anche lì ho vinto il campionato agli spareggi. Infine alla Samb. Sono l’uomo dei play off, ne ho disputati nove di cui sette li ho persi. Ho sempre giocato da terzino destro, raramente da centrale difensivo.
Esiste un modello di calciatore di cui hai una particolare ammirazione? Da bambino chi ti piaceva?
Credo che Thuram sia un grande giocatore. Da bambino ammiravo Platini, era la sua epoca.
Tra i vari allenatori che hai avuto, ce n’è uno in particolare che ricordi con maggiore affetto?
Sicuramente Enzo Ferrari, allenatore che ho avuto ad Ascoli.
Nel panorama calcistico è sempre più difficile trovare delle amicizie. Confermi la tesi?
No, non la confermo. Sono stato fortunato, io l’ho trovate. Anche se si è sempre in giro, credo che possano esistere. Io ne ho diverse, una su tutte quella con Enrico Maria Amore, attualmente in forza al Cittadella.
Parlaci della tua famiglia.
Sono sposato con Lisa da sei anni ed ho una bambina di 10 mesi che si chiama Matilde. I miei genitori abitano a Pavia e non mi seguono fisicamente per via dei chilometri che ci separano.
La gioia più grande della tua carriera e la più grande delusione.
La gioia è che ho sempre giocato per vincere, questo è una fortuna. Di delusioni ce ne sono tante, credo che non ci si fa mai l’abitudine. Però la più grande è l’uscita di scena della Samb dai play off.
Inevitabile parlare dell’attualità: Catania-Pescara è stato oggetto di infuocate polemiche da parte di tutto l’ambiente pescarese alla vigilia dei play off con la Samb. Tu che hai giocato con la squadra siciliana, cosa ci puoi dire in proposito? Hanno, in qualche maniera, influito sul rendimento della squadra?
Hanno ricordato questo fatto legando il tutto alla famiglia Gaucci. Si sono riferiti al gol in fuorigioco che avevano subito, per loro è stata una grande delusione pari a quella subita da noi quest’anno. Se n’è parlato fin troppo, ma non ha sicuramente influito su di noi. C’è da sperare che non abbia influenzato qualcun altro.
Pescara-Samb, gara da dimenticare non tanto per il risultato quanto per l’indecente trattamento a voi riservato. Dirigenti e giocatori rosso blu malmenati, due gol annullati e un rigore non dato. In molti hanno avuto l’impressione che il Pescara si sia voluto vendicare per i fatti di Catania. Se così fosse, sarebbe sicuramente una ripicca infantile che fa male allo sport. Cosa hai provato e pensato di tutta questa situazione?
Ho vissuto entrambe le situazioni, sia a Catania che qui a San Benedetto. È stata una possibile vendetta da parte loro. Dico solo che dobbiamo capire dove abbiamo sbagliato. Per la Samb questa sconfitta deve essere un punto di partenza per il prossimo anno. La delusione è tanta ma va trasformata in positivo per l’anno futuro.
La Samb ha fatto ricorso alla Lega di C. Credete nella ripetizione della gara?
Sono cose che spettano alla società. A noi ci interessa l’aspetto tecnico.
Un plauso particolare va ai tifosi. Nonostante la delusione vi hanno incitato e applaudito a fine gara. Che rapporto hai con loro?
Sono rimasto positivamente sorpreso dal loro comportamento. La delusione è stata tanta, hanno vissuto con dispiacere la nostra uscita ma hanno capito che ce l’abbiamo messa tutta e che la fortuna non è stata dalla nostra parte. I tifosi ci hanno seguito ovunque a dimostrazione che esiste un rapporto davvero speciale tra città, tifosi e squadra.
Come ti sei trovato a San Benedetto?
Bene, molto bene. È una bella città, con un clima piacevole. C’è il mare, l’ideale per viverci.

Ogliari in pillole
Squadra del cuore:
Juventus
Pregi e difetti:
Lunatico. I pregi non li giudico io
Non sopporto:
Chi scende a compromessi
Io e la religione:
Dopo la nascita di mia figlia, mi sono avvicinato di più a Dio
Compagno di stanza:
Franchi
Piatto preferito:
Pasta tonno e pomodoro
Hobby:
Play station
Acquisto più folle:
Non sono uno che spende tanto
Sogno:
Non si dice

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