Entro la fine dell’anno termineranno i primi lavori di
ristrutturazione del Teatro Concordia: cerchiamo di
riportarlo ai fasti degli esordi

Cosa preferireste, un moderno centro multifunzionale
adatto al teatro, alla musica e alle conferenze, o un
vecchio gioiello dell’arte neoclassica
sambenedettese? Stiamo parlando del Teatro
Concordia, nato come teatro, trasformato in Casa del
Fascio, colpito dalle bombe degli alleati nell’ultimo
conflitto mondiale, adibito a cinema (il “Pomponi?, dal
nome dell’imprenditore pescarese che lo ebbe in
gestione), ristrutturato esternamente poco tempo fa ed
ora “pomo della discordia? tra modernisti e passatisti,
tra una visione global e una no global del mondo.
«Entro la fine dell’anno i primi lavori di ristrutturazione
interna avranno termine», spiega Poli, Assessore ai
Lavori Pubblici. L’importo di aggiudicazione
dell’appalto è stato di 806.000 euro (con un ribasso di
quasi il 18% sulla base d’asta), e a beneficiarne è il
Cons.Coop., Consorzio fra cooperative di produzione e
lavoro di Forlì. Sulla base di questa spesa, alla quale
concorrono comune di San Benedetto e Provincia di
Ascoli Piceno, il Concordia sarà dotato di opportuni
impianti luci, scenici, d’arredamento e di sicurezza. I
lavori dovranno terminare entro il 31 dicembre 2003.

Il futuro come il passato

A San Benedetto vi sono 1.200 posti nelle sale del
Cinema Calabresi; 600 in quelle del cinema delle
Palme; c’è la proposta del multisala del progetto
Gaucci-Riviera delle Palme; a breve, a Martinsicuro,
sorgerà un complesso con nove sale per proiezioni di
film. Il Palacongressi, ancora da ultimare, ha una
capienza notevole; altre sale conferenze sono presenti
nei cinema, senza dimenticare l’Auditorium comunale.
C’è bisogno di un altra sala “modernista?, con il
comfort e l’architettura moderna, e che entri in
concorrenza con queste strutture? Il comitato cittadino
“pro Concordia? pensa di no. Forte di mille e
cinquecento adesioni, tra cui spiccano i migliori nomi
della cultura sambenedettese, il comitato si pone
come obiettivo il recupero integrale di ciò che fu il
Teatro Concordia quando venne inaugurato, ne 1827l

Un po’ di storia

Nel 1827 si inaugurava a San Benedetto il Teatro
Concordia, finanziato tramite un’autotassazione dei
nobili sambenedettesi in contrasto con le idee del
prelato locale, a quei tempi molto conservatore. Il
progettista era l’architetto Cantalamessa: a lui si
devono, tra le altre opere, anche la realizzazione del
vecchio ospedale di via Pizzi. Questi e altri lasciti
testimoniano l’affermazione del neoclassico a San
Benedetto del Tronto. Il Teatro rimase tale fino al
periodo fascista, quando fu trasformato in casa del
fascio (il teatro venne spostato dove si trova
attualmente l’oratorio dei padri Sacramentini). Fu
colpito da una bomba durante la guerra, ma
probabilmente la destrutturazione più grave rispetto
all’impianto originario si è verificata con la
trasformazione del Teatro Concordia in un cinema (il
“Pomponi?): furono demoliti gli interni e furono
impiantate le cabine di proiezione. Negli ultimi anni il
Teatro Concordia è stato utilizzato per manifestazioni
teatrali, musicali e culturali, è stato ristrutturato
esternamente ma al momento non è utilizzabile senza
appropriate opere di sistemazione.

Il comitato “pro Concordia?

La forte mobilitazione popolare ha indotto
l’Amministrazione Comunale a recepire le indicazioni
del comitato “pro Concordia?, e ad incaricate l’architetto
Albino Scarpantoni di riprogettare il Teatro Concordia
sulla base di quello che, quasi due secoli fa, realizzò
l’architetto Cantalamessa. Nell’Archivio di Stato
Scarpantoni ha recuperato le planimetrie del 1815 e
del 1840. Non è stato trovato un vero e proprio grafico
del progetto ma alcune descrizioni del Podestà di
Ascoli elencano tutti i locali esistenti nel Teatro
Concordia dell’epoca. È stato altresì recuperato il foglio
contenente lo schema per la prenotazione dei posti
all’interno del Teatro e soprattutto due fotografie (dal
palco verso il fondo e viceversa), che permetteranno
all’architetto Scarpantoni di ricostruire esattamente la
dimensione del palco. Tramite alcune fotografie degli
Alleati si potrà ricostruire esattamente il frontespizio del
Teatro. Per i particolari non deducibili da questi
documenti (scale, bagni), si è studiato il Teatro di Porto
San Giorgio, risalente alla stessa epoca e con le
stesse caratteristiche del vecchio Concordia. Bisogna
comunque ricordare che alcuni elementi che adesso
compongono il Teatro Concordia sono originali e mai
sostituiti dal 1827.

Un gioiello di arte neoclassica

Il Teatro della Scala di Milano fu inaugurato nel 1776:
neanche sessant’anni più tardi anche un piccolo borgo
marinaro qual era San Benedetto possedeva un suo
teatro di stile neoclassico. Addirittura, all’epoca, il
bellissimo Teatro Ventidio Basso di Ascoli ancora non
era stato aperto. Purtroppo la mancata valorizzazione di
un capitale architettonico come il vecchio Teatro
Concordia ha privato la città di uno dei suoi gioielli
culturali: lo stato di abbandono e di degrado in cui lo
stabile versava fino a pochi anni fa è nella mente di
tutti. Il lavoro dell’architetto Scarpantoni, se otterrà il
beneplacito della Sovraintendenza delle Belle Arti, potrà
ridonarci l’esatta copia del Teatro Concordia così come
i nostri avi, due secoli fa, ebbero la fortuna di ammirare.

Qualche dubbio

È sicuramente da ammirare lo sforzo
dell’Amministrazione Comunale che, sulla pressione
di un comitato importante e agguerrito, ha deciso di
affidare un incarico di studio ad un architetto che ha
sposato la causa del comitato stesso.

Confidiamo inoltre che, a fronte di un passo così
importante, una volta ottenuta l’approvazione della
Sovraintendenza rispetto alle ipotesi dell’architetto
Scarpantoni, le “sirene? di uno spazio “modernista?
come un salone multifunzionale ma anonimo vengano
del tutto abbandonate.

Certe decisioni, però, non dovrebbero essere di
pertinenza solo di personale tecnico, ma attuate con la
collaborazione dei funzionari che di cultura e teatro se
ne occupano giornalmente: la nostra città è zeppa di
progetti pensati da ingegneri o architetti che non hanno
nemmeno parlato con chi, di certe strutture, doveva
essere il principale fruitore, diretto o indiretto
(Palacongressi docet!).

Marzia Ascani, responsabile dell’Ar’ya Theatart Ballet

“Mi va bene tutto, Non avrebbe

senso fare un falso storico?

“Siamo l’unica compagnia di danza “ufficiale? qui a San
Benedetto del Tronto, e per ora l’unico luogo a nostra
disposizione per le rappresentazioni è il Palacrongessi
(inagibile e inadatto ai nostri bisogni). Abbiamo una
mostra fotografica tutta nostra ed è stato sempre
difficoltoso trovare un posto adatto per organizzarla,
quindi se è possibile vorremmo uno spazio tutto nostro
all’interno dell’ambiente teatrale. L’idea in generale ci
va a genio, finalmente anche San Benedetto avrà un
teatro “importante? e tutto suo. Io sono un architetto,
ancora non ho visto il piano di lavoro (ed è molto che
non visito l’edificio), ma spero che sia in ballo un bel
progetto con camerini idonei, impianti luce e audio
adatti e tutto il resto: una volta che si ristruttura un teatro
dev’essere fatto bene!? La responsabile di Ar’ya
Theatart Ballet continua dicendo che se la scelta di
ristrutturazione è tra l’avere il primo moderno centro
multifunzionale adatto al teatro, o in alternativa la
ristrutturazione di un gioiello dell’arte neoclassica
sambenedettese, l’associazione è sicuramente
favorevole alla prima scelta. Attenzione però: se non c’è
più niente di storico all’interno del palazzo è giusto
ristrutturare completamente in chiave moderna, ma in
caso contrario non avrebbe senso fare un “falso
storico?. Basterebbe insomma una scelta intelligente
da parte di esperti tra funzionalità moderna ed estetica
storica.

Alfredo Amabili, associazione teatrale Peter Pan

“L’importante è che

finalmente ci sia un teatro?

La cosa importante è che ci finalmente ci sia un teatro
per San Benedetto del Tronto e le sue associazioni: la
realtà teatrale è presente già da troppo tempo a
Grottammare e in molte altre città vicine, bisogna
sbrigarsi a provvedere anche nella nostra città.
Riguardo la ristrutturazione dell’edifico per quanto mi
riguarda poteva andare bene anche com’era prima
(rifatto dall’associazione teatrale Re nudo), speriamo
che quando finiranno i lavori non ci siano brutte
sorprese,come un aspetto troppo kitsch o delle
carenze funzionali. Non preoccupo più di tanto però:
recentemente mi è capitato di dare un’occhiata ai lavori
e mi sembra che stia venendo fuori qualcosa di carino.

Appena il nuovo ambiente teatrale sarà aperto al
pubblico sarà essenziale non darlo in gestione alle
strutture pubbliche ma alle associazioni.

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