Un progetto che fra pochi giorni potrebbe diventare legge. Accentramento amministrativo e decentramento funzionale le chiavi di voltaSanità marchigiana, anno zero. È ai nastri di partenza il progetto di riordino del sistema sanitario regionale fortemente voluto dalla Giunta D’Ambrosio. Tra pochi giorni, infatti, diventerà legge l’ambizioso piano che avrà come ‘punta di diamante’ la temutissima Asl unica (meglio definita Azienda Sanitaria unica regionale, che verrà affiancata da due aziende ospedaliere specializzate, il Salesi e il Lancisi di Ancona), scelta come ultima soluzione per curare i malanni della sanità marchigiana, ‘debilitata’ da un deficit finanziario da capogiro. Accentramento amministrativo, decentramento funzionale e potenziamento della rete ospedaliera saranno le chiavi di volta del nuovo piano sanitario 2003-2005. Quali effetti avrà questa ‘rivoluzione’ sulla sanità locale? Abbiamo girato il quesito al Dottor Mauro Marabini, Direttore Generale dell’Asl 12 di San Benedetto.
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La nuova riforma sanitaria sta per ‘vedere la luce’, cosa ne pensa?
“Credo che il progetto di riordino del sistema sanitario marchigiano sia molto valido. Condivido la scelta della Giunta regionale di razionalizzare l’attuale modello organizzativo della sanità accentrando le funzioni amministrative in una sola entità, la Regione, e decentrando i servizi a livello locale?.
Il modello dell’Asl unica previsto dalla riforma sinora non ha raccolto molti consensi: qual è il suo parere?
“Penso che il modello delineato dalla riforma rappresenti un’ottima prospettiva per la sanità marchigiana e uno strumento volto a favorire l’integrazione tra realtà territoriali divise da distanze geografiche e da interessi diversi, ma accomunate dalla necessità di organizzarsi sotto la guida di un’unica istituzione. Questa, del resto, è un’esigenza avvertita più in generale nella nostra società e risponde pienamente alla riforma federalista avviata nel nostro Paese?.
Dunque, il taglio delle Asl marchigiane non produrrà i temuti effetti negativi per la sanità locale?
“Credo proprio di no. In realtà, se osserviamo attentamente la situazione attuale della sanità, già da tempo si opera nell’ambito di un forte coordinamento a livello centrale, realizzato grazie all’ intervento della Regione, che in questi anni ha prodotto buoni risultati. Il decentramento dei servizi è un’esigenza ormai comune alla nostra società. La nuova riforma consentirà, inoltre, di perfezionare l’integrazione tra sociale e sanitario, già ben avviata grazie all’Ambito Sociale Territoriale, che consente una gestione efficiente della sanità locale in collaborazione con le Asl?
Il deficit finanziario della sanità regionale non può essere considerato un dato trascurabile…
“Certo, questo è un problema reale che va affrontato con interventi appropriati. In particolare, occorrerà operare scelte oculate per ciò che riguarda la spesa per i farmaci e per il personale, due voci che pesano fortemente sul bilancio della sanità regionale. In particolare, la spesa farmaceutica costituisce in termini assoluti una risorsa aggiuntiva e quindi poco utile al sistema sanitario marchigiano. Penso che la politica di razionalizzazione individuata dal piano sanitario 2003-2005 come soluzione per ricomporre le attuali difficoltà di bilancio sia la strada giusta da percorrere?.
La nuova riforma punta anche alla drastica riduzione dell’elevato tasso di ospedalizzazione: è un obiettivo raggiungibile per la sanità locale?
“Questo aspetto della riforma è una realtà già ben avviata a San Benedetto. Nell’ultimo anno l’Ospedale civile ha ridotto del 20% i ricoveri, soprattutto grazie all’introduzione nella nostro sistema sanitario dei LEA, i Livelli Essenziali d’Assistenza, che consentono d’invididuare i metodi di cura più appropriati per una determinata patologia, senza pregiudicare la qualità delle prestazioni. Insomma, ridurre il tasso di ospedalizzazione non significa affatto sottrarre assistenza alla popolazione. Occorre considerare che talvolta il ricovero costituisce un servizio poco efficace: per un anziano è spesso un trauma, per un lavoratore può essere dannoso e per un giovane può risultare inutile.?
Nella nuova riforma si parla di paziente come “cliente?: crede che i “clienti? del nostro sistema sanitario siano soddisfatti dei servizi loro offerti?
“La situazione delle nostre strutture ospedaliere è particolare, poiché spesso prevalgono logiche privatistiche. Non è raro, infatti, che la gente del posto scelga di ricorrere alle cure di cliniche del vicino Abruzzo per ottenere determinate prestazioni. Quest’eccessiva mobilità deve essere controllata attentamente, senza però cedere alla logica concorrenziale del mercato. Ad ogni modo, ritengo che per alcuni servizi la sanità locale sia davvero a livelli di eccellenza: mi riferisco in particolare ai servizi per gli anziani, ai reparti di Gastroenterologia, Otorino e Chirurgia Toracica. È necessario rilevare, inoltre, che storicamente San Benedetto non ha una realtà sanitaria consolidata. Questo oggi può essere un vantaggio, poiché con la nuova riforma sarà più facile evidenziare nuove necessità ed ottenere il riequilibrio delle risorse?.
Il ‘Madonna del Soccorso’ sembra avviato ad una lenta ripresa e già si torna a parlare di potenziamento di alcuni importanti servizi: il peggio è passato?
“Innanzi tutto voglio ricordare che allo stato attuale l’Ospedale di S.Benedetto può vantare servizi d’eccellenza come Geriatria e Neurologia. Inoltre, ci siamo attivati da tempo per sostituire alcuni figure mancanti nel personale medico e abbiamo disposto nuove assunzioni per i reparti di neurologia, nefrologia e ortopedia. Tutto ciò è stato reso possibile grazie alla collaborazione delle diverse realtà dell’Ospedale, sindacati, personale medico e dirigenziale, e alla sensibilità della Regione. Notevoli progressi sono stati ottenuti nei reparti di Chirurgia Toracica, con la realizzazione di interventi complessi, e in Ginecologia. Per l’immediato futuro ci stiamo adoperando per potenziare altri settori: il primo passo è stato fatto con un accordo con Ascoli e Fermo per l’istituzione di un Dipartimento d’area vasta per l’Emergenza Territoriale. Gli interventi più urgenti da realizzare riguarderanno Radiodiagnostica, servizio trasversale a tutte le specializzazioni mediche che richiede un rinnovamento complessivo del parco macchine, inadeguate a coprire l’enorme affluenza di pazienti provenienti anche da altre regioni?.
Daniele Mauro

L’opinione di Pasqualino Piunti
Vice sindaco

Noi siamo contrari alla soluzione della ASUR (Azienda Sanitaria Civica Regionale), che vorrebbe imporsi come panacea di tutti i problemi burocratici della sanità ma non si cura assolutamente della problematica dei servizi da rendere al cittadino. L’unico fatto positivo del piano regionale è che finalmente si individuano zone di confine, le cosiddette “borderline?: noi sambenedettesi facciamo parte di una di queste che raccoglie un bacino di utenza dal vicino Abruzzo. In questa ottica si possono intravedere specialità e specializzazioni riconducibili, come ad esempio la neurochirurgia. Ma ancora una volta non si fa nessun riferimento a realtà in espansione come il nostro territorio che ha una vocazione turistica ed è città capofila di un ambito importante che raggruppa 14 comuni, purtroppo questo ci penalizza. E’ quindi nostra intenzione la riqualificazione dell’ospedale attraverso specialità consone alle necessità che esprimono i fattori di rischio legati alla specificità strutturale del territorio stesso.

L’opinione di Federico Olivieri
Consigliere comunale DS

Alla luce delle notizie giornalistiche che fotografano la futura sanità regionale, organizzata in un’unica azienda con tredici zone sanitarie, non possiamo che mostrare il nostro apprezzamento per la soluzione di un problema che sembrava sottostimato in se stesso… ora però bisogna pensare anche ai cittadini! Una sanità che funziona non può prescindere da una risposta esauriente alla domanda di salute dei cittadini, domanda che deve essere analizzata sistematicamente e scrupolosamente per garantire prevenzione, diagnosi, trattamento e continuità delle cure. A San Benedetto del Tronto abbiamo almeno cinque anni di ritardo rispetto al resto delle Marche per l’assenza di una politica di investimento sull’azienda-salute! Oggi possiamo apprezzare un valido tentativo di riorganizzazione della struttura ospedaliera territoriale della nostra ASL gestito dall’attuale commissario straordinario dr. Mauro Marabiti, tuttavia, non si può prescindere da ciò che è accaduto negli ultimi cinque anni. Troppo a lungo infatti si è lasciato impoverire la nostra struttura sanitaria di risorse umane e tecnologiche fino alle attuali condizioni di estrema difficoltà nel garantire una risposta adeguata alla domanda di salute dei cittadini. E’ necessario riorganizzare, riequilibrare le risorse, le aree dei percorsi sempre più semplici per il cittadino garantendo la continuità assistenziale tra l’ospedale e il territorio, eliminando le liste di attesa per gli esami non derogabili nel tempo. Per raggiungere tale obiettivo occorre una analisi attenta e scrupolosa che conduca ad un riequilibrio delle risorse all’interno della struttura ospedaliera, incrementando le risorse umane e tecnologiche, i reparti di degenza, da troppo tempo in gravissima carenza, il laboratorio analisi e la radiologia che adeguatamente supportate potranno tornare fiore all’occhiello della provincia picena. L’impegno è certamente gravoso e difficoltoso ma necessario per far decollare la struttura sanitaria sambenedettese che necessita di solidi investimenti che non possono più essere, come nel recente passato dirottati ad Ascoli.

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