E’finito allo stadio Adriatico di Pescara il campionato della Samb. Terminato proprio contro i biancazzurri, con il quale i rossoblu avevano inaugurato il loro ritorno in C1 dopo anni di purgatorio dilettantistico, in quell’ormai lontano pomeriggio del 15 settembre 2002.

Non è pero mia intenzione fare disamine tecniche sull’andamento della partita odierna, ma provare a raccontarvi, anche se è davvero difficile, le sensazioni vissute in questa trasferta, affrontata da me, come da tanti altri tifosi della Samb, in pullman.

Ci eravamo radunati a mezzogiorno, sotto un sole cocente, nel parcheggio dello Stadio Riviera delle Palme, in attesa di partire verso il vicino Abruzzo. Colori, bandiere, cori e allegria. Tutto questo c’era, e tutto questo avremmo voluto portare con noi anche al ritorno da Pescara.

Tra i tanti mezzi, facevano capolino persone che da tempo non vedevo, e assieme a loro, famiglie, donne e bambini, tutti con qualcosa di rossoblu’ addosso, pronti a sgolarsi. Tra i volti di questa trasferta, anche quelli dei poliziotti, sorpresi di fronte a tanta gente, a tal punto da domandarci come mai non fossimo al mare in un giornata così bella..vaglielo a spiegare che la Samb è la Samb…

Partiti, di certo non ci si risparmiava, e già sul pullman iniziavano i classici cori da stadio, sia per la Samb, sia contro gli storici rivali pescaresi. Il viaggio scorreva divertentissimo, tra una battuta e l’altra. Scorrevano a fiumi acqua e vino, fondamentali per placare la sete di una folla accalorata dalla tensione e dal clima afoso. Tanta era l’attesa che la strada sembrava non finire mai.

Ci credevamo tutti, e tutti non vedevamo l’ora di vedere i nostri 11 campioncini regalarci un sogno chiamato serie B. Arrivati allo stadio intorno alle 15.30, scendiamo, e tocchiamo il suolo, quasi fosse una conquista, o un gesto liberatorio. Intorno a noi, tantissime forze dell’ordine, della polizia, dei carabinieri e perfino della guardia di finanza, pronte ad intervenire in caso di problemi.

Dopo un attenta perquisizione, e qualche scambio di battute con i poliziotti, probabilmente veneti o friulani, finalmente, entriamo. Il primo tempo è una sofferenza, c’è chi canta, chi si sbraita, chi se la prende con l’arbitro, e chi vive la partita in silenzio, come in trans.

Il gol del Pescara non piega la curva rossoblu, che ci crede ancora. Nella ripresa, il tempo scorre troppo in fretta, senza che i nostri riescano a trovare la via del gol. Prima un gol annullato, poi un salvataggio sulla linea, e un rigore negato.

La porta degli abruzzesi appare stregata, e qualcuno comincia a prendersela anche con la sfortuna. Arriva il secondo gol, e lì, finisce tutto. C’è il tempo di ricriminare su un altro gol giustamente annullato a Delvecchio, e poco altro. Cala il silenzio sulla Sud dell’Adriatico, mentre i 15.000 abruzzesi pregustano il successo. Prima di ripartire, i 3000 supporters rossoblu, chiamano i propri beniamini sotto la curva, stringendoli in un ideale abbraccio, quasi commovente. Qualche giocatore sembra quasi in lacrime, ed in colpa per non aver regalato una soddisfazione così, al suo pubblico, ma tant’è..questo è lo sport. Da un lato qualcuno deve gioire, dall’altro, qualcuno deve piangere. Stavolta a noi, purtroppo, è toccato quest’ultimo.

Un sogno svanisce, al sottoscritto e ad altri, scappa quasi una lacrimuccia. Non è facile pensare che c’è da aspettare un’altra lunga stagione per provare a tornare in cadetteria. Il ritorno sui pullman che ci riporteranno a casa è triste, tristissimo. Nessuno parla, soltanto qualcuno commenta gli episodi, ma in molti sono chiusi nel loro silenzio, pensando a ciò che poteva essere, e non è stato. Soltanto quando si intravede la via di casa, si torna a sentire qualche risata, con qualcuno che prova a sdrammatizzare la situazione. Si inizia poi a parlare della prossima stagione, e a sentire i tifosi,
il più bersagliato è capitan De Amicis. Si fanno nomi di possibili acquisti, e quelli delle prossime avversarie, come la Salernitana o il Foggia. Di certo è ancora troppo presto per pensare al futuro, c’è da mandare giù un boccone amaro.

Alle 19.30 siamo ormai a casa, dove riprendiamo le auto col quali stamattina, pieni di speranze e sogni, eravamo arrivati al Riviera. Tanta gente davanti allo stadio che sembrava pronta per rituffarsi in una nuova avvenura, quasi come se ci fosse stata, di lì a un’ora, una partita casalinga notturna, come quelle che tra due mesi e mezzo, verranno impegnata la Samb nella Coppa Italia di Serie A.

Dopo una così grossa delusione, l’unica cosa che ci resta da fare è un invito ai nostri colori..e alla nostra beneamata…provaci ancora Samb!

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