Sarà stata forse la voglia di inaugurarlo prima possibile, fatto sta che è sbagliata la data di decesso: infatti l’artista Giacomo Pomili non è scomparso nel 1998, ma l’anno prima, e più precisamente il 23 febbraio 1997. Eppure sarebbe bastato poco: solo qualche metro per andare dal suo ufficio alla palazzina che ospita l’anagrafe per verificare di persona. O forse ancora meno, se il suo computer è collegato in rete con quelli degli altri uffici comunali.
E pensare che nel suo discorso introduttivo ha voluto puntualizzare la data di scomparsa di “Giacomino” collegandola a quella di suo padre, avvenuta sempre nel febbraio ’97. Dopo quasi nove anni di “regno”, è comprensibile un’amnesia, anche se ascoltare ogni tanto gli altri forse farebbe evitare queste brutte figure. E comunque, al di là di qualsiasi polemica, sarebbe bene correre subito ai ripari, soprattutto per la memoria del Tarpato.

Purtroppo questo fatto denota la superficialità con cui, spesso, vengono curate le iniziative che riguardano la storia e la cultura del nostro paese: ne approfitto per farle sapere che anche nel libro fotografico presentato l’8 febbraio scorso ci sono degli errori (alcuni dei quali già presenti nel precedente libro fotografico di qualche anno fa), che evidentemente nessuno dei tanti collaboratori alla stesura dello stesso citati nel colophon, ha rilevato. Per sua fortuna, ammetto che ho potuto solo sfogliare il libro, per il pochissimo tempo libero che ho avuto a disposizione in questi mesi; ad un’attenta ed approfondita lettura, probabilmente di errori se ne troverebbero altri.

Per dovere di precisione, nello sfogliare, saltellando qua e là, ho notato le seguenti imprecisioni:
– anno di apertura della stazione ferroviaria: è il 1863 (per la precisione, il 17 maggio) e non il 1860;
– anno di inaugurazione del Monumento che ricorda l’annessione del Regno delle Due Sicilie: è il 1911, per la precisione il 23 luglio, e non il 1910 come riportato nel testo (anche se, per la verità, nella didascalia della foto la data è giusta; possibile che il correttore di bozze non si è accorto delle due date diverse? In questo modo, però, si ingenera ancora più confusione nel lettore);
– la didascalia riportata sotto la foto di Franz Liszt potrebbe far pensare al suo soggiorno a Grottammare nel 1866; invece il maestro ungherese è stato ospite dei conti Fenili nel 1868 (per la precisione dall’11 luglio al 29 agosto). Anche qui, a mio avviso, si crea confusione nel lettore.

Concludiamo con le ville liberty… Credo che a questo punto sia veramente giunto il momento di invitare un vero esperto di architettura liberty e chiedergli una precisa relazione sulle nostre ville. In base a quel poco che ho studiato di storia dell’arte durante gli anni del liceo Artistico, per me lo stile liberty non è assolutamente quello delle nostre ville (salvo qualche accenno riscontrabile nel villino Matricardi). A corroborare questa mia convinzione, c’è stata qualche anno fa – a Macerata – la ben dettagliata mostra “Adolfo De Carolis e il Liberty nelle Marche”: sfogliando l’ottimo catalogo, del liberty grottammarese non c’è assolutamente alcuna traccia. Un motivo forse ci sarà…

Non me ne voglia se ho voluto puntualizzare queste cose, ma alla storia del mio paese tengo molto. Cordiamente

Michele Rossi

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