“La proposta di alcuni produttori di richiedere la IGP, o comunque un marchio comunitario, per le olive farcite, utilizzando un’altra varietà rispetto all’oliva tenera ascolana, non è condivisibile.
I produttori con l’appoggio della Regione hanno già chiesto la DOP per l’OLIVA ASCOLANA DEL PICENO, per tutelare quella varietà assolutamente tipica (si produce solo nell’ascolano e in qualche comune di Teramo) e difendere, sia quella commercializzata “in salamoia? che quella “farcita?, dalle contraffazioni.
L’iter per ottenere il marchio è a buon punto, essendosi già svolta l’audizione con i produttori (dicembre 2002) ed essendo già stato pubblicato il relativo disciplinare sulla Gazzetta Ufficiale del 5 maggio u.s.: a questo punto la procedura si sposterà direttamente in sede comunitaria e credo che, entro la fine dell’anno, potremo coronare, con un bel risultato, un impegno tenace e appassionato di tanti agricoltori, piccoli produttori, ma anche di estimatori, insomma dei consumatori.
Dico questo perché non vorrei che sfuggisse il fatto, che il marchio comunitario, serve sì a creare un valore aggiunto al prodotto, assicurando anche una giusta remunerazione a chi vi lavora, ma soprattutto è un omaggio alla trasparenza ed evita di ingenerare confusioni nel consumatore. E la Regione intende applicare la normativa comunitaria relativa ai marchi con assoluto rigore.
Quando si dice “oliva ascolana?, il nostro immaginario va a quella specifica varietà, con quelle caratteristiche fisiche e organolettiche. E’ un aspetto molto importante questo, che non va assolutamente sottovalutato ed è questo il compito di un Ente Pubblico, della Regione in particolare: tutelare le nostre produzioni, salvaguardando il consumatore.
Questo non significa che l’oliva farcita, utilizzando altra varietà, sia un prodotto scadente. E’ semplicemente “un altro prodotto?, completamente diverso, che può essere buono e gradevole, dipende dai materiali utilizzati, dai sistemi di lavorazione, insomma dalla serietà dell’azienda, che affronterà il mercato, con le regole del mercato.
La stessa normativa comunitaria si è tutelata, e, per evitare confusioni, ha stabilito esattamente quando ci siano le condizioni per il riconoscimento di una DOP e una IGP (reg CE 2081/92) e quanto si possa, invece, ricorrere ad “attestazioni di specificità? (reg. CE 2082/92). Il regolamento 2082 non si può attivare, in quanto il termine geografico “ascolana? viene già utilizzato per segnalare una DOP. Ugualmente, per il regolamento 2081: non solo ci sarà già una DOP, ma anche perché il prodotto industriale non può dimostrare di avere caratteristiche tali da essere legato ad una precisa realtà geografica.
Vorrei concludere questo intervento auspicando che questo tema non diventi terreno di polemica, che sarebbe comunque negativo per tutti, sicuramente per la nostra immagine complessiva.?

Giulio Silenzi –Assessore agricoltura

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