Ridurre i rifiuti, ottimizzare la raccolta differenziata per selezionare l’avvio al possibile riutilizzo e soltanto allora intervenire con l’incenerimento e smaltire la parte restante in discarica: questa sequenza é il ‘poker’ di interventi per salvaguardare l’ambiente marchigiano dalla grande mole di rifiuti che sono sempre più un’emergenza nel mondo occidentale.
Su tutto ciò si é discusso al Forum regionale dei rifiuti organizzato dalla Regione Marche alla Mole Vanvitelliana di Ancona per fare il punto sullo stato di attuazione del Piano regionale di settore avviato nel 1999. Il Forum sarà decisivo anche per delineare gli indirizzi del prossimo piano, di concerto con istituzioni, aziende pubbliche e private, associazioni ambientaliste e categoriali, intervenute numerose a conferma dell’interesse che il problema suscita nelle Marche.
Entrando nel merito del problema, l’assessore all’Ambiente della Regione, Marco Amagliani, ha detto: “Sbagliamo, pensando di risolvere solo con l’impiantistica di vario livello e uso la situazione che, pur non essendo d’emergenza, va migliorata con una programmazione che coinvolga tutti gli interlocutori interessati e sensibilizzi i cittadini, con la regia del pubblico. Pur senza preclusioni su tecnologie e quant’altro, dobbiamo partire dall’educazione ambientale, cioè da un cambiamento culturale: questa è la filosofia di fondo con cui affrontare problemi politici e pratici.?
“La Regione – ha aggiunto Isarema Cioni, responsabile regionale del Servizio rifiuti – si è dotata di una legge e di un piano adeguati al decreto Ronchi. I tavoli tecnici hanno individuato i punti critici su cui intervenire. Innanzitutto l’acquisizione e l’accreditamento dei dati che arrivano tardi per una concreta politica d’interventi. Poi la prevenzione, che significa produrre meno rifiuti e migliorare la raccolta differenziata. I suoi volumi di crescita, oggi insufficienti, possono portare anche a un recupero energetico interessante. Le Marche hanno tanti abitanti quanti una metropoli, ma più problemi di raccolta e trasporto dei rifiuti. Il benessere diffuso nella nostra regione porta grande quantità di rifiuti speciali e complessi che sono difficilmente riducibili se non con lo smaltimento.?
Mirato a stabilire come deve funzionare il sistema Marche, è stato l’intervento del Presidente della Provincia di Ancona, Enzo Giancarli, che ha parlato per conto dell’UPI: “Ci vuole un ampio coinvolgimento dei Comuni e un rIlancio del sistema consortile che stenta a decollare, anche per una certa resistenza ad affrontare la nuova organizzazione in una logica di area vasta, senza confini territoriali, nello sfruttamento degli impianti, ad esempio.?
Questi sono i problemi che le Marche debbono risolvere. La raccolta differenziata, con un 12,5% registrato nel 2000 che sembrerebbe cresciuto di 4/6 punti nel 2002, é ben lontana dal 35% che è l’obiettivo nazionale. La produzione di rifiuti è aumentata negli ultimi anni a una media di due punti percentuali all’anno, raggiungendo una quota pro capite per cittadino pari a 515 chilogrammi, superiore di dieci chili alla media nazionale. “Luci e ombre sul sistema Marche – ha spiegato Marinella Topi, presidente della commissione ambiente dell’ANCI –. La raccolta differenziata è pari a 64 chili per cittadino: bassa quindi. Non è solo un problema di educazione, ma anche di organizzazione: il sistema delle campane dove le persone volontariamente differenziano i rifiuti, ad esempio, va sostituito dalla raccolta porta a porta. Aspetti sui quali le aziende non hanno lavorato.? La Topi ha inserito anche altri due argomenti di grande attualità: quello delle tariffe, che in una politica di area vasta e collaborazione fra province non vanno alzate, bensì diminuite, e quello dell’incenerimento. “Gli inceneritori sono un tassello, non una strategia definitiva, ne sostitutiva. Ci vuole una discussione sulle tecnologie sicure da utilizzare: a più voci, tutte quelle che si occupano di ambiente, perché in questo caso il consenso è necessario.? A seguire sono intervenuti esponenti del mondo imprenditoriale marchigiano, Sergio Ciavaglia di Confindustria Marche, di quello istituzionale e consortile, Franco Capponi presidente del Cosmari, e di quello degli esperti, come Gisberto Paoloni, direttore Arpam, che ha presentato dati ed elaborazioni realizzate dall’Agenzia per la protezione dell’ambiente. La seconda sessione è stata presieduta dal Consigliere regionale, Pietro D’Angelo, presidente della IV Commissione. (F.B.)

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