“La recente indagine demoscopia promossa dalla giunta regionale sulla qualità della vita e il sistema sanitario delle Marche ha messo tra l’altro in evidenza come l’opinione pubblica marchigiana non conosca in maniera adeguata scopi e obiettivi della riforma sanitaria regionale.
Questa carenza può sorprendere, perché mai come in questi ultimi tempi la stampa ha dedicato attenzione ai problemi della sanità. Molto probabilmente la spiegazione sta nel fatto che gli spazi dedicati a questo tema dagli strumenti della comunicazione hanno creato tanti rumori di fondo ma non sono riusciti a spiegare come cambierà concretamente la sanità delle Marche.
Quando c’è una overdose di comunicazione vi è il rischio di confusione. Inoltre molti parlano contraddicendo, a volte, nei contenuti anche i ruoli personali che rivestono. Nascono così paradossi e la gente sente il bisogno di staccare la spina. Insomma non c’è più il necessario sereno dialogo per spiegare e capirsi.
Il vice ministro dell’economia Baldassarri, ad esempio, esponente di un Governo tra i più centralisti che l’Italia abbia mai avuto (pensate che si è messo in testa di gestire gli asili nido delle aziende e le dentiere degli anziani) quando critica l’Azienda unica e il governo regionale per eccesso di centralismo, da un lato lancia un allarme non giustificato e dall’altro stravolge e demonizza per polemica politica uno strumento semplice e razionale.
Purtroppo anche la costruzione del nuovo piano sanitario e dell’ azienda unica regionale, finisce per essere vittima della confusione esistente.
Il suo scopo e la sua natura sono in realtà molto facili da comprendere, perché l’Asur è stata pensata in primo luogo per semplificare la vita della sanità delle Marche e degli stessi cittadini.
L’esperienza ha dimostrato come tante aziende abbiano favorito una competizione eccessiva, creando duplicazioni e sprechi tra territori anche molto vicini. C’è stato un eccesso di burocrazia con una moltiplicazione di centri decisionali. Il trend incontrollabile della spesa sanitaria è anche frutto di questi processi.
Stabilire un unico direttore generale per la sanità marchigiana non significa costringere tutti gli ammalati di andare a curarsi da lui. Il governo della sanità è più che mai ancorato al territorio, sia per quanto riguarda la presenza di strutture e servizi che per quanto concerne la partecipazione (sindaci e associazioni dei cittadini nel concreto spirito della sussidiarietà). L’integrazione sociosanitaria e lo spostamento di risorse dalla funzione ospedaliera alla prevenzione esaltano ancora di più il ruolo del territorio. Nessun presidio viene chiuso, ma eventualmente solo trasformato nelle sue funzioni.
La direzione regionale ha il compito strategico di imprimere all’azione di gestione della sanità una visione unitaria, che eviti sprechi e moltiplicazioni di spesa. Non un eccesso di burocratizzazione o di complessità, ma un’opera di semplificazione e di costante intelligente monitoraggio dei fatti operativi e gestionali.
Al centro della riforma sanitaria c’è il cittadino, il malato con la richiesta di dialogo e di rispetto della propria dignità a tutti gli operatori.
La tutela dei diritti dei lavoratori, compresa la necessaria contrattazione decentrata, è piena e garantita, come hanno tra l’altro confermato tutti i pareri di autorevolissimi esperti in materia.
Appena pochi giorni fa, la ricerca promossa dai dirigenti internisti (il Fadoi) ha confermato che le Marche sono la regione con la più alta speranza di vita, un primato che non è un frutto casuale, ma anche il risultato di una sanità diffusa sul territorio che risponde alla domanda di salute dei marchigiani e di un sistema di servizi sociali organizzati a rete che tutela in modo efficace la sicurezza dei cittadini.
La riforma che vogliamo attuare integrerà ulteriormente questi due aspetti, migliorerà la qualità della sanità e contribuirà a renderla sostenibile finanziariamente.?

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