Si è provveduto alla chiusura della cassetta di sicurezza tenuta presso la BSI di Lugano, al pagamento delle relative spese pari a 5.476 franchi svizzeri ed al trasporto del contenuto in Italia. La cassetta conteneva materiale archeologico di difficile valutazione oltre a 2.000 franchi svizzeri e a documentazione di carattere bancario.
A Zurigo sono stati contattati i funzionari della City Bank, mentre a Lugano la delegazione comunale ha avuto incontri informativi presso gli Uffici della City Bank, della BSI e della Deutsche Bank, oltre che nello studio legale che ha partecipato alla prima apertura della cassetta dopo la morte del testatore.
“Dai colloqui intrattenuti con i funzionari di questi Istituti – racconta l’assessore Latini – così come verrà ufficializzato da apposite dichiarazioni dagli stessi sottoscritte nonché dall’esame della documentazione, è emerso che il Dott. Rambelli aveva costituito delle entità giuridiche estranee al nostro ordinamento quali il “Trust? e la “Fondazione di famiglia? alle quali aveva affidato in vita il proprio patrimonio finanziario, con clausole di liquidazione a favore di individuati beneficiari da eseguirsi al momento della sua scomparsa. Ciò significa che queste risorse finanziarie sono separate dal patrimonio personale di Rambelli e quindi non sono confluite nella successione. Il Comune di San Benedetto, non figurando tra i beneficiari, non ha accesso ad informazioni dettagliate né, nella veste di erede testamentario e non legittimo, ha pretese da far valere?.
“Il Comune, in qualità di erede testamentario – conclude l’Assessore al Patrimonio – è divenuto proprietario esclusivamente dei soli beni mobili ed immobili riportati nei vari testamenti e non può accampare alcun diritto sulle cifre per le quali Rambelli dispose in vita, somme di denaro che, tramite le citate devoluzioni a favore di beneficiari diversi, non rientrano in alcun modo nell’asse ereditario?.

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