Arriva con passo felpato e la consueta tranquillità che lo ha sempre contraddistinto da tutti. Giuliano Calvaresi, direttore generale del Porto d’Ascoli, è così. Non si nasconde dietro false utopie, la schiettezza e la concretezza sono caratteristiche che lo accompagnano nella vita quotidiana e calcistica. Ecco perché nell’ambiente è conosciuto con il nomignolo del ‘Moggi versione dilettantistica.’ Un uomo di poche parole ma dal forte temperamento. Una persona che sa ingoiare bocconi amari e trattenere le gioie con estrema umiltà di chi vuole raggiungere qualcosa d’importante. E se la sua squadra è approdata ai play off, un po’ di merito è anche suo. Ha riposto una immensa fiducia verso tutti, ha creduto fortemente nel progetto pattuito ad inizio stagione e non ha mai perso la speranza di poter arrivare. Il dialogo aperto che ha con giocatori, presidente ed altri componenti della dirigenza lo rendono agli occhi degli esterni una persona leale. Sa perfettamente cosa fare e cosa volere. E non indugia neanche per un istante su quale sia il suo sogno più grande: un manto erboso e una tribuna per il “Ciarrocchi?. Non dubitiamo affatto che, prima o poi, questo forte desiderio possa materializzarsi. E allora il senso di perspicacia e tenacia inizieranno a far parte di un uomo, quell’uomo ossia Giuliano Calvaresi. Il dg che ama il calcio, l’ambiente calcistico ma soprattutto il Porto d’Ascoli, la sua squadra.

Tre aggettivi per descriversi come persona.

È un po’ difficile descriversi. Comunque direi che sono una persona leale, permalosa e concreta.

Il campionato appena concluso è stato sofferto soprattutto per la continuità di risultati. Proprio questo problema ha una ragiona specifica?

Ne ha più di una. Posso racchiuderle in una sola spiegazione. Ci sono state nel corso della stagione 5-6 squadre competitive comprese Colli, Petritoli e Castorano che hanno espresso un valore in più rispetto alle altre. Noi fortunatamente siamo rientrate tra le prime cinque nonostante nel cammino abbiamo perso giocatori del calibro di Filipponi e Trionfi oltre ai vari infortuni stagionali.

Quale è stata la partita che l’ha fatta più arrabbiare?

Tornando indietro c’è quella contro la Folignanese, in cui abbiamo preso quattro gol troppo ingenuamente. Poi c’è quella contro l’Azzurra Colli dove siamo usciti sconfitti dopo essere passati per due volte in vantaggio. Ma Petritoli è quella che non posso scordare. Eravamo sotto di un gol, siamo riusciti a pareggiare ed andare in vantaggio ma a tre minuti dalla fine ci siamo fatti raggiungere. Mancando, così, il primo appuntamento con i play off.

C’è stato, in questa stagione, un momento in cui ha pensato di non potercela fare?

Assolutamente no. Ero, si preoccupato, ma non ho perso mai la speranza. Ci credevo e per il momento ho avuto ragione.

Il primo obbiettivo stagionale, i play off, è stato raggiunto. E adesso?

Adesso viene il difficile. Arrivare ai play off e non vincerli sarebbe un peccato, no?

Proprio domenica nello spareggio, il Porto d’Ascoli ha avuto una grande reazione rimontando il gol dello svantaggio. Se l’aspettava dalla squadra, dopo un primo tempo poco brillante?

Certo che me l’aspettavo. Perché sono state poche le partite in cui la squadra aveva fallito entrambi i tempi. I ragazzi avevano voglia di far bene.

Roberto Brandimarte. Un giocatore importante che ha spesso trascinato la squadra al successo. Chi ha avuto il fiuto di portalo al Porto d’Ascoli?

Il ragazzo ha giocato nelle giovanili del Porto d’Ascoli, sapevamo il suo valore. È stata l’insistenza di Spadoni che ha portato la società ad assecondare questa scelta.

E Mister Alesiani?

Racchiudo tutto in una sola parola: iper-determinato.

Un sogno nel cassetto?

Poter avere, per il campo sportivo “Ciarrocchi?, un manto erboso e una tribuna al fine di essere alla pari con le altre società.

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