È politicamente scorretto e moralmente indegno, per il ruolo che l’interessato ricopre, il comportamento del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi secondo cui, la sentenza di condanna di Cesare Previti e
compagnia bella sia una “persecuzione politica”. Di “politica” in questa vicenda (che riguarda invece una corruzione avvenuta a suo tempo fra giudici e imprenditori) c’è solo il fatto che alcuni di essi sono diventati poi Parlamentari, Ministri e Presidente del Consiglio.
Ancora più grave – e tale da mettere a rischio l’essenza stessa della democrazia – è l’altra affermazione di Berlusconi, secondo cui “a questo
punto il problema dei giudici va risolto una volta per tutti”. Chi riveste un ruolo istituzionale, specie di rango elevatissimo quale quello di Presidente del Consiglio, ha il dovere (morale, civile e politico) di rispettare le sentenze. Certo, può umanamente ed intimamente confidare nel ribaltamento in appello del verdetto, ma non può delegittimare un’altra istituzione dello Stato né può diffamare a ripetizione i giudici per il solo fatto che hanno condannato un suo amico e sodale.
Ed allora diciamola tutta: tanta solidarietà nei confronti di Previti da parte di Berlusconi in verità tradisce una sottintesa “dichiarazione di complicità”. Complicità nella materialità dei fatti giacchè – al di là della fortunosa prescrizione di cui Berlusconi ha goduto – è certo che (stando almeno all’ipotesi accusatoria prima e alla sentenza di primo grado ora) nelle tasche del giudice Squillante sono finiti centinaia di migliaia di dollari per il tramite dell’avv. Previti che provengono
(documenti e bonifici bancari alla mano) dal comparto estero della Fininvest di cui il nostro Presidente del Consiglio era all’epoca il proprietario e dominus. Di più, egli era ed è anche il proprietario della
Mondadori, società che ha potuto acquistare grazie proprio a quell’atto corruttivo.
Ciò premesso, l’affermazione di Berlusconi di voler ora e per sempre risolvere il “problema dei giudici” è una minaccia che risuona come un messaggio di stampo mafioso, intollerabile ed inaccettabile in uno stato
di diritto e come tale bisogna denunciare per tempo prima che produca i suoi effetti.
Antonio Di Pietro
(Presidente Italia dei Valori)

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