Nome: Juan Martin Turchi.
Nato a: La Plata, in Argentina, il 3 aprile 1976
Segno zodiacale: Ariete
Altezza: 1,77
Peso: 77 kg
Stato civile: sposato da 8 anni con Carolina e padre di due bambini, Juan Cruz di 7 anni e Benjamin di 4
Titolo di studio: diplomato
Squadra del cuore: Juventus in Italia, Estudiantes in Argentina
Compagno di stanza: Marco Pedotti
Pregi e difetti: la pazienza, in entrambi i casi
Cosa non sopporta: l’ipocrisia
A chi darebbe il pallone d’oro: Raul
Il più grande giocatore di sempre: Maradona
Hobbies: lettura (gialli) e computer.
Piatto preferito: asado (carne alla brace).

Come sei arrivato in Italia?
“Dopo un anno di giovanili nella Estudiantes de La Plata e dopo tre anni in prima squadra, con ben trenta presenze, sono stato contattato dal presidente Gaucci per un provino. Sono stato ritenuto valido per il calcio italiano e nel gennaio del 1999 ho sottoscritto un contratto nella Viterbese, dove abbiamo ottenuto la promozione in C1”.

Per quanto tempo sei rimasto nella Viterbese?
“Solo per un anno e da lì sono diventato itinerante avendo contratti annuali o semestrali. Sono stato nel Perugia, nel Catania, ne La Spezia, nell’Arezzo (in solo mezzo campionato ho fatto 10 gol) e infine qui nella Samb.”

Come giudichi il tuo campionato finora?
“Avevo iniziato bene, ma a causa dell’espulsione rimediata contro il Benevento sono finito in panchina. Nelle ultime due settimane ho ripreso a giocare, ma certamente non è facile entrare nell’ultimo quarto d’ora e segnare. Tuttavia non posso rimproverarmi niente, ho fatto quello che ho potuto, ma so che posso ancora dare il mio meglio a questa squadra e nei play off spero di riuscirci.”

Cosa avresti fatto se non avessi sfondato nel calcio?
“Sicuramente avrei continuato gli studi, anche perché ho frequentato per due anni la facoltà di economia e commercio, in Argentina, ma ho dovuto lasciare per venire in Italia.”

Hai un sogno nel cassetto?
“Oltre a quello professionale, cioè di arrivare a massimi livelli, vorrei far felice la mia splendida famiglia, che mi segue sempre e con cui abito a Grottammare.”

I tuoi genitori sono rimasti a La Plata?
“Sì, vivono in Argentina insieme a mio fratello di 25 anni, che si è sposato da poco. Appena finisce il campionato vado subito a trovarli, mi mancano troppo sia loro che la mia città natale che, devo dire, assomiglia molto a San Benedetto.”

Cosa ti piace di San Benedetto?
“La prima cosa che mi ha colpito è la cordialità e la socievolezza della gente e non mi aspettavo un così grande turismo balneare estivo. San Benedetto è fino ad oggi la città italiana dove io e la mia famiglia ci siamo trovati meglio, e rimarrei qui volentieri anche in futuro. È simile a La Plata sia per il clima mediterraneo sia per i paesaggi, ma sicuramente è molto più sicura e meno violenta.”

Come mai?
“Fino a due anni fa l’Argentina era un paradiso, c’era la parità col dollaro, le attività economiche erano fiorenti e la vivibilità era eccellente; ma era una situazione solo apparente. Nel giro di poco tempo tutti i problemi sono venuti a galla: c’è stata la bancarotta, la moneta è stata svalutata bruscamente, l’inflazione ha raggiunto livelli altissimi e sono cresciuti gli scontri fra civili e polizia, tanto che ad una certa ora c’è il coprifuoco. Ora si cerca di riparare a questa situazione già precaria, ma i tempi sono lunghi e i mezzi insufficienti.”

Cosa ne pensi della tifoseria sambenedettese?
“E’ la prima volta che vedo una tifoseria così incitante, attaccatissima alla squadra e molto organizzata sia nei cori che negli striscioni. L’affluenza negli stadi è sempre altissima e noi non possiamo far altro che ringraziarli di tutto. Personalmente, oltre alla mia famiglia, ho tanta altra gente che mi fa il tifo.”

E’ vero che hai origini italiane?
“Sì, precisamente marchigiane. I miei nonni erano di un paesino vicino Ancona… si può dire che quest’anno sono tornato alle mie origini!”

Barbara Poli

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