Eccoci giunti al terzo appuntamento con lo spazio dedicato alle giovanili della Sambenedettese. Dopo il mister della Beretti Voltattorni, e i due giovani Pezzoli e Agus, stavolta abbiamo voluto sentire le impressioni e le idee di Maurizio Simonato, responsabile della neonata scuola calcio della società rossoblù

Allora Maurizio, innanzitutto descrivici l’organizzazione della scuola calcio, i bambini coinvolti, la loro età, i turni di allenamento. Dicci inoltre se credi che il progetto proseguirà anche il prossimo anno.

“Abbiamo 154 ragazzi, che vanno dal 1990 al 1996. Le classi 90-91 sono gli esordienti, i bambini nati dal 92 al 94 fanno la categoria pulcini, mentre gli altri sono chiamati i piccoli amici, e fanno soltanto delle piccole partitelle. Questo deve essere il gruppo base per le nuove giovanili della Samb. Spero che il progetto vada avanti, e duri il più a lungo possibile.?

Come è nata l’idea della scuola calcio?

“E’nata da una proposta di Schiavi ed Angellozzi nell’agosto scorso. Non è stato facile partire da zero, ma se da allora ad oggi abbiamo perso solo 3 ragazzi, qualcosa vorrà dire. Credo che questi bambini possano tra qualche anno disputare il campionato Allievi, anche a livello nazionale.

Cosa cerchi di trasmettere ai piccoli calciatori in erba?

“Semplice, tutto quello che ho imparato in 40 anni di calcio. Credo di potergli insegnare molto, tra l’altro lavorare con loro mi piace e mi stimola, anche se c’è bisogno di molta pazienza. L’allenatore dal quale ho imparato di più è stato il mio primo allenatore a Treviso, Bortoletto, ed i suoi insegnamenti sono ancora attuali, gli stessi che provo ad inculcare ai miei ragazzi. Ovviamente poi, non posso non menzionare Bergamasco, col quale ho vissuto i migliori anni della mia carriera da calciatore.

I bambini che si avvicinano oggi al calcio sono diversi da quelli di 30 anni fa?

“Non sono i bambini, sono il mondo e la vita che sono diversi. Ai miei tempi avevamo solo un pallone, ed un paio di scarpe. Oggi tra playstation, computer e telefonini, i ragazzi hanno tutto. La loro passione non basta più, vanno spinti e motivati a giocare e a socializzare con tutti gli altri. Penso che le scuole calcio di oggi, rappresentino la copia moderna degli oratori di una volta.

Tra i giovani che alleni credi che sia qualcuno con buone potenzialità, o forse è troppo presto per poterli valutare?

“Sono convinto che alcuni abbiano delle grandi qualità. Eppoi, tenendoli a palleggiare, ad allenarsi per così tanto tempo, devono migliorarsi per forza, soprattutto tecnicamente.

Voltattorni ha criticato la politica societaria, dicendo anche però che la scuola calcio è un punto da cui ripartire, cosa ne pensa?

“So che Gigi ha lavorato tantissimo, visti anche i risultati che ha ottenuto, buoni se si considera come ha iniziato a lavorare. Sicuramente ci sono problemi ma ci arrangiamo e lavoriamo al meglio delle nostre possibilità. Certo che non è facile lavorare in queste carenti condizioni.

Che rapporto ha coi genitori dei ragazzi?

“Buonissimo, con loro metto subito tutto in chiaro. Chi non vuole restare con noi, può andare, senza problemi. Poi c’e poco da lamentarsi, si vede che i bambini sono motivati ed entusiasti, ogni giorno.

Che sensazioni da vincere una partita con i bambini? Le stesse di una partita “normale? o altre?

“La vittoria fa sempre piacere, certo che però se si perde coi giovani non se ne fa un dramma. Imparare a perdere è fondamentale per loro, per poi vincere le partite. Questa deve essere una scuola di vita, dove è importante che ci siano ordine, disciplina e rispetto. Partendo da questa educazione, potremmo tornare a vedere le famiglie negli stadi, senza più i troppi episodi di violenza del calcio moderno.?

La creazione di questa scuola calcio ha creato malumori nelle altre squadre locali, quali sono le tue spiegazioni?

“Si..lo sappiamo, ma è normale che magari qualche bambino in più abbia scelto noi. In fondo, c’è poco da meravigliarsi, la Samb tira! Alla lunga però, sarà un vantaggio anche per le altre società, visto che noi non possiamo tenere tutti i ragazzi. Gli altri si troveranno gente già preparata fisicamente, e non è una cosa da poco. Tutto questo lavoro, tra qualche anno sarà un patrimonio che la società dovrà salvaguardare, ancor maggiormente se si considera che praticamente tutti i nostri atleti sono di San Benedetto.

Avete fatto richieste all’amministrazione per migliorare un po’ la vostra situazione riguardante i campi di allenamento?

“No, non abbiamo fatto nessun tipo di richiesta, lavoriamo con quello che abbiamo. Va detto anche un grazie al buon Mimì, che tiene in perfetto ordine bagni,spogliatoi, e campi, rassicurando così anche le famiglie. Ripartendo con maggiore calma, sono certo che il prossimo anno potremmo organizzarci ancora meglio.

Infine, quali sono le tue aspirazioni per il futuro?

“Dopo la carriera da calciatore, e 20 anni di allenatore professionista, ho deciso di chiudere un po’ il cerchio della mia vita calcistica. Ora non mi voglio muovere, sto bene qui, e dedicherò il mio tempo sette giorni su sette alla crescita di questo progetto. Voglio togliermi delle soddisfazioni con loro, e portare i ragazzi del 1991, il gruppo più ampio, a grandi livelli.

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