di Anna Stefania Mezzina
Ha chiesto una condanna a due anni di reclusione il pm Ettore Picardi per Vincenzo Mattiolo, unico imputato nel processo per l’alluvione provocata dall’esondazione del fiume Tronto, avvenuta il 10 aprile 1992. Nella sua requisitoria, il pm ha ricordato la rabbia immediata dei cittadini, ha ripercorso i passi che hanno condotto al processo, ha parlato della sua preoccupazione iniziale, causata dalla quantità d’informazioni possedute, passando poi ai vari momenti del processo, iniziato il 2 marzo 2001. Picardi ha ribadito che, nonostante la difesa di Mattiolo (avvocati Maria Gabriella Mercuri e Antonlindo Dominici), progettista e direttore dei lavori per la sistemazione del fiume Tronto per conto del Provveditorato Opere Pubbliche d’Ancona, abbia puntato a dimostrare che le terribili conseguenze dell’esondazione furono causate dalla mancata manutenzione del fiume, dalla presenza di vegetazione sull’alveo, e da manufatti realizzati da privati. Anche il perito nominato, l’ingegner Marzialetti, ha confermato la responsabilità dei lavori effettuati, con la realizzazione di nuove arginature che hanno diminuito la sezione del fiume a 70 metri. Neppure la pioggia caduta in quei giorni sarebbe responsabile del terribile evento, non essendo un fatto eccezionale. Prima dell’esondazione del ’92, infatti, s’erano verificate altre piene di portata superiore senza che nulla accadesse.
Ricordando come nei giorni immediatamente successivi l’esondazione fosse stata addebitata responsabilità anche all’Enel per l’apertura della diga, è stato invece accertato dai periti che la distanza con il luogo dell’esondazione, circa 40 chilometri, non avrebbe potuto creare un effetto così devastante. I tempi di “rilascio”, avvenuto intorno alle 15 del 10 aprile, sono risultati comunque incompatibili con quelli dell’esondazione, avvenuta alle 12. Per Picardi non ci sono attenuanti generiche nei confronti di Mattiolo a causa delle 22 imputazioni a suo carico, “Che lasciano intendere come la gestione del suo lavoro non sia stata ottimale, e che la cosa si è ripetuta anche con la vicenda Tronto”.
Il processo s’avvia così alla sentenza, dopo il rischio di uno slittamento causato dalla richiesta dell’Avvocatura di Stato, a difesa del Ministero dei Lavori Pubblici chiamato a rispondere come responsabile civile, di poter effettuare una propria perizia, non essendo lo stesso Ministero parte in causa durante l’incidente probatorio nel corso dell’udienza preliminare. Il giudice Luigi Riganti ha infatti respinto la richiesta.

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