Ora pur riconoscendo che è sicuramente necessario intervenire, non si può prescindere da un’azione che sia di risanamento e conservazione di quest’area.
Ma questo non lo dico io, lo dicono le leggi ed i regolamenti comunitari, nazionali e regionali.
Nessuno fino ad ora si è mai posto il problema dei vincoli. Soltanto il consigliere D’Angelo li ha fugacemente citati. Certo, capisco che l’attuale maggioranza a San Benedetto cerca di evitare il rispetto delle regole che non piacciono. Ma stavolta il discorso è un po’ più complesso.
Intanto iniziamo col dire che secondo la L.R. n. 52/1974 la Sentina (area compresa tra la foce del Fiume Tronto a Sud e Porto d’Ascoli a Nord) è un’Area Floristica Protetta: “nonostante l’antropizzazione e le modeste dimensioni, il biotopo conserva ambienti di particolare interesse per tutto il litorale marchigiano. (…) È questa l’unica testimonianza di ambiente palustre salmastro litoraneo rimasto nelle Marche?(Servizio Tutela e Risanamento Ambientale ufficio aree protette).
Ma non è tutto. Infatti la Regione Marche qualche tempo fa ha incluso la Sentina tra le proposte di SIC, ovvero Siti di Importanza Comunitaria.
E’ necessario a questo punto spiegare ciò di cui sto parlando.
Il Consiglio dei Ministri dell’Unione Europea ha promosso la realizzazione di una “rete? di aree destinate alla conservazione della diversità biologica presente nel territorio dell’Unione stessa, ed in particolare alla tutela di una serie di habitat e specie animali e vegetali. Questa iniziativa ha un nome, e precisamente: Natura 2000. E’ composta di due tipi di aree: le Zone di Protezione Speciale previste dalla direttiva comunitaria “Uccelli? (individuate dalle Regioni) e le Zone Speciali di Conservazione previste dalla direttiva Habitat.
Queste aree non sono ancora ufficialmente SIC (la designazione definitiva si prevede per il 2004) e vengono indicate come Siti di Importanza Comunitaria proposti (pSIC). La Sentina è appunto un pSIC (Codice Natura 2000: IT5340001).
Ma la macchina è già stata messa in moto. Ci sono infatti una serie di regolamenti che pongono dei vincoli e che valgono anche se si tratta di zone proposte (anche secondo la prassi della Regione).
Gli interventi, nell’ottica della costituzione della rete Natura 2000, devono tendere a rimuovere le minacce alle specie e agli habitat, soprattutto in situazioni ambientali parzialmente compromesse. Tutte le proposte fatte finora sulla nostra Sentina non vanno assolutamente in questo senso.
Ma se tutto ciò non fosse sufficiente a convincere gli audaci propositori, allora sarebbe interessante leggere quello che dice testualmente il Regolamento di attuazione della direttiva Habitat (e che vale naturalmente anche per i pSIC). Intanto all’Art. 5 c’è una piccola premessa, che forse il Dott. Bellagamba troverà interessante: << I proponenti di piani territoriali, urbanistici e di settore, ivi compresi i piani agricoli e faunistici venatori, presentano al Ministero dell'ambiente, nel caso di piani a rilevanza nazionale, o alle regioni (…) nel caso di piani a rilevanza regionale o provinciale, una relazione documentata per individuare e valutare i principali effetti che il piano può avere sul Sito di Importanza Comunitaria, tenuto conto degli obiettivi di conservazione del medesimo>>.
In sintesi poi il Regolamento afferma che nel caso in cui nel sito si volessero realizzare nuove opere, piani o progetti, dovrà essere effettuata una valutazione dell’incidenza di tali azioni rispetto agli obiettivi di conservazione prefissati. Se tale valutazione accerta che l’attività prevista non arreca danno essa potrà essere realizzata dietro autorizzazione della competente autorità.
Qualora, nonostante le conclusioni negative della valutazione di incidenza sul sito ed in mancanza di soluzioni alternative possibili, il piano o progetto debba essere realizzato per motivi imperativi di rilevante interesse pubblico, le amministrazioni competenti adottano ogni misura compensativa necessaria per garantire la coerenza globale della rete Natura 2000 e ne danno comunicazione al Ministero dell’ambiente.
Se nei siti vi sono tipi di habitat naturali e specie prioritari, il piano o il progetto di cui sia stata valutata l’incidenza negativa sul SIC, può essere realizzato soltanto con riferimento ad esigenze connesse con la salute dell’uomo (non nel senso di strutture ospedaliere…) e la sicurezza pubblica o con esigenze di primaria importanza per l’ambiente, ovvero, previo parere della Commissione Europea, per altri motivi imperativi di rilevante interesse pubblico. (articolo 5 del Regolamento di attuazione e articolo 6 della direttiva Habitat).
A questo punto è evidente che tutte le proposte fatte finora diventano solo delle fantasie; l’ultima poi assomiglia ad un pesce d’aprile (beach-hospital).
Sarebbe utile da ora in avanti pensare ad una seria politica di tutela, conservazione e valorizzazione di quest’area, senza riempirsi la testa e la bocca di progetti che non possono essere realizzati. Oltre al Comune di San Benedetto c’è quello di Ascoli e poi ci sono la Provincia e la Regione, tutte istituzioni che devono essere coinvolte per iniziare un cammino comune nell’ottica dei principi europei della rete Natura 2000. Le parole chiave devono essere valorizzazione e conservazione del territorio, non distruzione e prevaricazione sulla natura e la biodiversità.

Giovanni Gaspari
Capogruppo DS

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