Un motivo erotico e vagamente boccaccesco è alla base di questa commedia in cinque atti scritta nel secondo decennio del ‘500. Una disputa fra gentiluomini sulla bellezza delle donne spinge Callimaco a partire per Firenze suggestionato dalla fama di Lucrezia, virtuosa e bellissima moglie di messer Nicia. Ma la sua incontenibile passione resterebbe inappagata senza l’aiuto dello scaltro Ligurio e della sua miracolosa pozione all’erba mandragola, che danno vita ad un crescendo di imprevisti straordinariamente divertenti.

L’uso della lingua di Machiavelli aiuta gli spettatori a non perdere di vista la finzione e aiuta gli attori ad evocare un mondo illusorio. A tal proposito l’incanto,
secondo Jurji Ferrini, verrebbe interrotto da un uso intensivo di scene e costumi, mentre l’intenzione è quella di ricercare l’onestà di un teatro che, secondo il regista, “regga lo specchio alla natura ma non si perda a rimirarne l’immagine riflessa”.

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