Gabriele Ricci, 40 anni, grande tifoso rossoblù, molto conosciuto in città, si è suicidato sabato nella casa degli zii, che lo ospitavano da quando 3 anni fa, aveva perso la madre. La sua vita sembrava essersi fermata proprio quel giorno.

Si era rinchiuso in una triste solitudine, dopo le sempre più frequenti discussioni con il padre ed il fratello, e soltanto i parenti materni l’avevano accolto, riuscendo parzialmente ad alleviare la mancanza di una figura di tale importanza.

Ma passiamo a ricostruire brevemente i fatti. L’uomo, che lavorava nel settore della pesca ad Ancona, sabato
sera era a casa, per un banale infortunio sul lavoro, che l’aveva costretto ad un riposo forzato.

Come tante altre volte, ha cenato in compagnia dei suoi anziani parenti, senza dare nessun segno di quello che sarebbe successo di lì a poco.

Si è poi rinchiuso nella sua camera, dove armatosi di carta e penna, ha trovato il coraggio di chiedere scusa in anticipo per il dolore che avrebbe provocato ai suoi zii, e a sua cugina, le persone a lui più vicine e care.

Infine, presumibilmente intorno alla mezzanotte, quando ormai tutti riposavano, è silenziosamente andato sul pianerottolo, e con la cinghia della saracinesca di una finestra, si è impiccato sulla tromba delle scale.

Poco dopo, la triste scoperta di una coppia di amici, che ha immediatamente avvertito il 118 e la polizia,
che alla presenza del commissiario Patrizia Carosi non ha potuto fare altre che constatare il decesso dell’uomo.

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