L’esposizione, intitolata “C’arte sotto/sopra”, è patrocinata dalla Provincia di Ancona con il contributo della Fondazione Carisap e curata da Carlo Bozzo e Barbara Tosi, con l’organizzazione del Comune di San Benedetto del Tronto, Servizio Attività Culturali e Spettacolo, Attache Associazione Culturale. I quattro artisti in mostra presenteranno:

MA – Mazzaferro installazioni con carta

MO – Montemaggiore composizioni su carta

MO – Montessori disegni paesaggi su carta

MU – Mussio scritture visive su carta

“C’arte sotto/sopra”, perché questo titolo? Coniugando la lettera C (iniziali di Centro) e ARTE, si ottiene la vera sostanza di ciò che si esprime. Inoltre le opere sono collocate SOTTO (e) SOPRA, cioè nei vari livelli del palazzo Piacentini. Si tratta della prima di una serie di iniziative che, anche nel 2003, troverà accoglienza nel Centro Arte contemporanea “Piacentini”. E ciò grazie anche ad un finanziamento della Fondazione CARISAP, la cui particolare sensibilità culturale ha consentito all’Amministrazione comunale di investire nel campo espositivo, valorizzando quale contenitore ideale la struttura di Palazzo Piacentini.La mostra è visitabile fino al 4 maggio in orario 10-13/16-19, lunedì chiuso.

QUATTRO ARTISTI PER QUATTRO POETICHE

“Palazzo Piacentini è un luogo d’arte. In esso ha abitato la Poesia, per mano e voce della sua antica proprietaria, che ne ha permeato lo spazio e nello stesso tempo ha conferito alla casa un carattere, che la qualifica e la definisce inequivocabilmente come tale, ovvero luogo d’arte.

Nasce, così, un nuovo ed adatto contenitore pronto a divenire il luogo in cui l’arte si esprime, esponendosi e manifestandosi nelle forme più diverse e congeniali al mondo che le ha prodotte, ovvero quello attuale.

La mostra di arte contemporanea prende spunto dalla materia che più di ogni altra ha abitato quella residenza: la carta; quella dei libri, dei fogli di musica, da leggere, da scrivere, da conservare etc…

I quattro artisti riuniti in esposizione con il titolo di “C’Arte sotto/sopra”, quindi, hanno in comune l’uso del supporto, prezioso, quanto antico, semplice, quanto indomito , come la carta”.

(Barbara Tosi)

PROFILO DEGLI ARTISTI IN MOSTRA

Diego Mazzaferro, Elisa Montessori,Teresa Montemaggiori, Magdalo Mussio sono gli artisti, che, con le loro opere, “abiteranno” per circa due mesi il Palazzo Piacentini.

Il più giovane di tutti DIEGO MAZZAFERRO impone alla carte forme solide tridimensionali, che, come sculture, installate nello spazio, creano ambienti e suggestioni plastiche. Come reali apparizioni le opere sembrano provenire da molto lontano ed appaiono come atterrate dall’alto, per concretizzarsi sulla terra direttamente dallo spazio. Troviamo tra queste diverse creature di origine misteriosa. Uno di essi appare come un angelo caduto; che sia ribelle o no non è dato di sapere, le cui ali dispiegate al suolo ci appaiono immense, il corpo, essenziale nella sua struttura, è illuminato da una luce radente. Ancora ci imbattiamo in una figura, che risulta come imbozzolata in una materia vischiosa di natura sconosciuta, ma che è sempre carta.

Questa prodigiosa materia, dalle innumerevoli risorse, nelle mani di Diego si piega ed accondiscende ai suoi voleri assumendo forme e colori, trasformandosi in consistenze nuove ed inedite, divenendo all’apparenza anche altro da sé, interpretando ruoli di straordinaria duttilità. Queste opere, precipitate sul mondo, sembrano provenire da altre galassie, da costellazioni fantastiche, distanti milioni di anni luce. E’ il pianeta della fantasia e delle emozioni, ma anche dei suoi ricordi insediato nel cuore e nella mente dell’artista, il luogo dal quale partono sia questi personaggi sia gli elementi che si distribuiscono sul pavimento. Una vera popolazione di alieni, nel senso di altro dal reale, diversi dal conosciuto, dal visto, si manifesta e abita lo studio di Diego, le gallerie che ospitano le sue mostre, le case dei suoi collezionisti…. Una pacifica, lenta, ma inesorabile occupazione incombe sul pianeta!

ELISA MONTESSORI, nella sua vita artistica, ha dispiegato chilometri di carta in una successione di paesaggi e di immagini che, se fossero messi in fila, avvolgerebbero il mondo reale, ricoprendolo di preziose carte di riso, come di carta da spolvero, ma anche povere da pacchi, sia a mano che industriali, sia di taccuini, sia di pezzi, sia di strisce , di quaderni, sia e sia . Il richiamo della carta per Elisa, che produce anche bellissimi quadri e raffinati mosaici, è peraltro irresistibile. Una sorta di incantamento la prende e le trascina la mano su quelle superfici lisce o scabrose. Su di esse appaiono monti e valli, ma anche fiori e natura, orizzonti e minute porzioni come di macrofotografia, architetture pensate ed inventate; sorprendenti pesci e flora marina, di cui sarebbe difficile trovare un riscontro nei libri botanici, o di animali, ma che diventano essi stessi manuali di una disciplina del cuore. In questa nuova scienza, che di esatto possiede solo la mano ferma e decisa dell’artista, si espande la poesia lieve e garbata, rarefatta e malinconica, ma anche drammatica e vitale di un’artista raffinata e solitaria. La visione del mondo, che ci restituisce Elisa, è sempre filtrata da un sentimento personalissimo della natura, come del reale, con il quale da anni ella si misura e si confronta per restituirne il senso profondo. In ogni opera Elisa cerca di rappresentare l’anima e l’essenza di quell’esperienza reale, che non smette mai di accumulare ed elaborare, instancabile nel suo studio e nel suo stare nel mondo.

TERESA MONTEMAGGIORI è prematuramente scomparsa, prima che molte delle sue opere fossero esposte e quindi conosciute dal pubblico. Il ciclo di potenti e grandi disegni “Le Lumache” è inedito, oltre che dotato di una grandissima energia. L’ispirazione di questo lavoro, che si configura nel ciclo di opere, viene da una poesia di Francis Ponge scritta nel 1936, tradotta da Jacqueline Risset e contenuta nel libro “Il partito preso delle cose” (Einaudi, 1979). Impossibile riprodurre la lunga poesia, ma vale la pena di leggerla per la qualità e la profondità di riflessioni che offre e che sono divenute spunto creativo per questi esempi di grande ed alta espressione di un disegno sapiente, abile, che non conosce ostacoli tecnici, ma che Teresa controlla nello spazio scelto per accoglierli. Quello che colpisce è l’intensità di pensiero che questi piccoli animali, che tutti conosciamo sin da bambini, possono suggerire. Certo tutti siamo consapevoli della tenera e prodigiosa stravaganza di vivere una vita con la propria casa, ma il riflettere sulle prerogative di questo piccolo ed antichissimo animale conduce all’idea di una rappresentazione metaforica di una condizione umana che perfettamente si attaglia alla vita dell’artista, ovvero alla sua vita interiore. Certamente Teresa ha fatto propria la metafora di quell’esistenza ravvisando la condizione di estrema forza unita ad una fragilità esasperata che accompagnano, come gemelle siamesi, l’operare ed il vivere della maggior parte di coloro che, del creare, hanno fatto la ragione di esistere. Allo stesso modo la fierezza del portamento della testa alta della lumaca è inversamente proporzionale alla lentezza del cammino, ma anche la scia argentata che questo lascia, ne diviene traccia indelebile per il futuro, né più né meno delle opere che resistono alla scomparsa del loro autore. Le metafore che questo ciclo ispirano sono moltissime e di grande fascino, pari all’intreccio di semplicità e complessità che le piccole lumachine, nel loro cammino luminoso, ci lasciano.

MAGDALO MUSSIO è un poeta che, della sua creatività, ha fatto un’arte del vivere e tutto ciò che tocca diviene opera. Le carte si presentano come frammenti, piccoli e grandi rinvenimenti, documenti di vita interiore emersi alla vista del mondo, apparsi come un urgenza del cuore, una necessità d’espressione insopprimibile. Le carte di Magdalo contengono reperti di parole che, nella composizione, costituiscono un mosaico sentimentale. I piccoli brani dalla loro individuale fragilità, una volta colti nell’insieme, sprigionano una forza collettiva totale ed inaspettata. Tutti i sentimenti non possiedono un corpo, non hanno un sembiante, se non attraverso le espressioni di chi li prova. Mettere in visione sentimenti e sentire, usando pochi segni e parole, è proprio di chi non solo li conosce profondamente, ma possiede il raro dono di oggettivarli per comunicarli. Le opere di Magdalo sono delicate e piene di garbo, ma ciò che più si attaglia a loro non è l’eleganza che a prima vista sembra pervadere ogni sua installazione, ma la rarefazione che risulta l’elemento determinante per raggiungere un’armonia compositiva necessaria al respiro stesso delle opere. I piccoli ed intensi documenti di vita, che si presentano alla vista non solo degli occhi di chi li guarda, ma anche del cuore, sono finestre poste al contrario, non verso l’esterno del mondo ma piuttosto verso l’interno dei pensieri, dei sogni, del cuore stesso dell’artista. Potremmo definirle piccole ed immense finestre indiscrete, che ci mostrano squarci di paesaggi invisibili, quelli che la maggior parte degli esseri umani nasconde e tiene segreti. Le opere di Magdalo, per questo ci sembrano di straordinaria generosità, come le aperture dei giardini misteriosi ed incantati che abitano le favole di ogni continente.

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