Una guerra lontana ma dietro l’angolo della nostra storia con la copertura non di radar o di tecnologie avanzate ma dalla potenza bellica delle televisioni che hanno già deciso che presto i loro odiens debbano esplodere al deflagrare delle bombe alleate in Iraq. Una guerra lontana ma penetrante nell’econonia della nostra nazione già pesantemente bombardata dal danno che i soli preparati bellici stanno arrecando alle nostre industrie, artigiani e famiglie. Una nazione che ripudia la guerra guarda con semplicistica estraneità eventi economici di grande rilievo che mettono in ginocchio imprese che sino a pochi anni fa erano volano dell’intera economia comprensoale. Ne sanno qualcosa i nostri dipendenti dell’Itemar che la guerra la hanno già persa. Le famiglie italiane e imprese hanno già perso il conflitto con il prezzo del Brent che ha superato i 32 dollari al barile e che, oltre la benzina ha fatto lievitare i costi di produzione delle merci oltre il tasso d’inflazione previsto, contemporaneamente le nostre bolette d’energia elettrica hanno superato del 40% il prezzo della media europea.

E’ auspicabile per tutti noi che l’eventuale guerra in Iraq venga almeno per ora rinviata, in attesa che se non i valori almeno i dati economici convincano i governi alla più realistica valutazione di tale danno, fortunatamente se è vero che il danno economico è stato sottovalutato è vero anche che le recenti votazioni amministrative in germania hanno immediatamente fatto cambiare rotta ad un governo che sembra voglia contrapporsi all’industria e alla cultura bellica americana.

Oltre che un enorme danno economico questa sempre più ventilata guerra è solo odio e distruzione, morte e desolazione.

In qualsiasi parte del mondo la guerra va sempre e comunque condannata e sconfitta, non attenua le incomprensioni ne sopraffae gli ideali, anzi li accende e li esalta in un vortice irrefrenabile.

Nei primi giorni di febbraio sono stati scaricati all’areoporto militare di Sigonella la base USA vicino a Catania 100.000 sacchi per cadaveri e 6000 bare.

Non importa se e a chi serviranno, non ha importanza che religione o nazionalità avranno sempre morti saranno, morti per una guerra lontana e che a noi cittadini di questo pianeta vogliono far sembrare lontana.

Per ora è auspicabile, lo ripeto che la guerra venga rinviata, Germania, Russia, Francia sono già di questo avviso. La guerra non è un indirizzo politico ma la soppressione dei nostri “valori” che vanno ben oltre le alleanze politiche e di governo. Ragioniamo insieme affinché i 100.000 sacchi per cadaveri e le 6000 bare di Sigonella tornino in USA come vuoti a perdere.

Marco Lorenzetti

Assessore alle attività produttive

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