Quanti anni sono che allena?
Venticinque.
Ha mai pensato di salire di categoria?
Francamente no.
Avrebbe guadagnato di più.
Sicuramente, con la differenza che noi allenatori per giovani purtroppo non siamo considerati.
In carriera lei ha vinto molto, quali i suoi segreti?
Non sono mai dipesi dalla mia bravura, dagli studi effettuati, ma dalla coesione e dalle regole che sono molto più importanti della dipendenza di alcuni calciatori bravi, che possono farti vincere.
Allenerebbe una rappresentativa?
Mai stato raccomandato, lo farei solo a scopo dimostrativo.
Un allenatore per giovani, quali qualità deve possedere?
La passione, l’umiltà ed essere un uomo del tempo.
Lei dove si colloca?
Dicono che parlo molto, la verità è che riesco a raccogliere quanto seminato.
I rapporti con genitori e dirigenti?
L’orgoglio degli uni e degli altri a volte sconfinano, dimenticando quello che riesci ad esprimere.
Quale differenza ha riscontrato allenando sia nelle Marche che in Abruzzo?
Nessuna, è un problema di cultura e di intelligenza, la convivenza è difficile perché non c’è il confronto.
Riallenerebbe i giovani della Samb?
Di corsa, specialmente al fianco di Giuseppe Gasparrini, Gaspare Cicconi ed Ernesto Pezzuoli.
La scuola calcio oggi è migliore?
Non c’è paragone. Oggi si pensa alla commercializzazione, alla vendita del prodotto. I campi sportivi sono diventati casermoni dove si addestrano, si allevano e si illudono i giovani per una facile carriera. Una volta si esprimevano valori sportivi e umani, i dirigenti erano più goliardici, molto provinciali, più credibili.
Considerata la sua esperienza, perché molti talenti si perdono per strada?
Perché trovano allenatori fissati con le loro filosofie di gioco, oscurando la fantasia e la creatività.
I ricordi più belli?
Stare con i giovani è per me la vita. Mi danno energia, regalano emozioni, al tempo stesso mi creano problemi, ma alla fine sono sempre uno di loro.
Con i colleghi come si comporta?
Nel nostro ambiente la mia percezione è che tra di noi non c’è serietà. Lo dico con il senno di poi, poiché le mie esperienze hanno evidenziato queste problematiche.
Attualmente allena gli esordienti del Ragnola calcio, come si trova?
Porto con me la responsabilità e la coscienza del pianificare un lavoro. Tutto ciò che riguarda l’ambiente esterno non mi riguarda. Sono dell’avviso che chi lavora con onestà alla fine ha sempre ragione.
Quante volte è stato esonerato?
E’ una domanda a cui non voglio rispondere. Le verità andrebbero dette in compagnia.
La Stella Azzurra di Martinsicuro è stata una sua creatura, perché non vi fa più parte?
E’ una storia infinita che non auguro a nessuno. In me resta il ricordo di aver scritto insieme ai colleghi del paese le più belle pagine della storia della Società. Nell’occasione li saluto tutti, nessuno escluso, ricordandogli che la tolleranza è un bene comune, ciò che è proibito per me può non essere lecito per altri.
Il suo futuro?
Non dipende da me. Per me insegnare calcio è passione, ma al tempo stesso so creare i presupposti per far crescere i giovani di sani principi, poi se hanno la qualità meglio ancora.
A chi affiderebbe la Nazionale?
A Tosatti.
L’allenatore che più le piace?
Mazzone.
Cos’è per lei il calcio spettacolo?
Non esiste.
np

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