Sembrano un po’ come delle celle all’interno delle quali viene “conservato? tutto quel materiale che nella parte restante della rivista, non troverebbe mai una sua legittimazione.
Da quanto detto se ne deduce che la distribuzione grafica e l’ordine del montaggio delle pagine sono i veri fattori determinanti per stabilire la natura di un articolo e non il contrario.
Il risultato è inevitabile: la frammentazione di concetti in forma di schegge isolate, una conoscenza enciclopedica buona solo per compilare un cruciverba; insomma, la caduta nell’oggetto.
Per evitare e fronteggiare questa “vivisezione della cultura? inauguro la rubrica che state ora leggendo, nella quale troverete sempre lo sforzo del cercare la “connessione? che esiste tra i singoli oggetti, tra le varie espressioni artistiche, le continue metamorfosi della conoscenza e il suo fluire nel corso dei secoli entro sempre mutevoli forme.
Non ci limiteremo, quindi, a presentare un dato libro o a commentare una determinata mostra d’arte, ma muoveremo le nostre intelligenze attraverso il trat d’union che lega i singoli fenomeni manifesti.
Goethe la definirebbe come una ricerca dell’archetipo e delle sue metamorfosi, noi più modestamente e limitatamente ai nostri mezzi: “Eliogabalo?.
Per rimanere fedeli all’attualità potremo iniziare con il testo che dopo l’undici Settembre ha riscosso, presso la stampa mondiale e nelle librerie, un immenso successo: “La rabbia e l’orgoglio?(edito da Rizzoli) della Signora Oriana Fallaci; volume che custodisco gelosamente nella mia libreria, vicino alle espressioni più alte della spiritualità umana tradottasi in parola scritta.
Questo perché l’ignoranza, se totale, raggiunge altezze tali da valere per lo spirito tanto quanto la Sapienza.
È celebre infatti come, anche i titani dello spirito, si siano macchiati di bassezze innominabili in determinati periodi della loro esistenza per poi giungere, superato ciò, ad ammirare Dio nel suo fluire quotidiano. Così noi leggendo la Fallaci potremo conoscere ciò che non doveva essere ciò che non è e ciò che non dovrà mai esistere; potremo vedere l’infernale confusione dell’uomo d’oggi, la Babele dei giudizi, per poi rivolgere il nostro sguardo a nuovi orizzonti ove il sole sorge.
Proprio come Dante pagheremo l’inferno per guadagnare il paradiso.
Tutto questo non vuole dire che nel testo non vi siano buoni spunti per osservazioni riguardo la nostra realtà vissuta da italiani, mi si intenda, ma di certo l’“anima? di questo libro è più da ricercare nei suoi errori piuttosto che nelle parti riuscite.
In seconda battuta, ci dedicheremo alla lettura di un testo dalla straordinaria bellezza, avvicinabile solo a più riprese per comprenderne i vari aspetti, per gustarne le varie luci.
Si tratta del lavoro di Henry Corbin, “Corpo spirituale e Terra celeste-dall’Iran mazdeo all’Iran sciita? (edito da Adelphi) opera fondamentale per l’introduzione del concetto di immaginale (da tempo perduto in Occidente) e per tutto il “mondo spirituale? che questa parola implica e crea.
Un’ottima risposta al nichilismo del nostro secolo, il vero essere no-global.

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