L’esposizione propone opere, edite e inedite, che documentano l’attività svolta da Fabrizio Mariani nell’arco degli ultimi sei anni. Il percorso consente di conoscere alcune fasi evolutive di un artista, sempre più ‘presente’ nel panorama delle arti visive, nonostante lavori più per passione e necessità interiore che per imporsi nel sistema mercantile.

Il corpus di opere evidenzia il desiderio dell’autore di isolarsi da un quotidiano esteriore e alienante, dominato dallo stereotipo, nella speranza di ritrovare la dimensione privata e di ridefinire la sua identità inespressa. Da qui una ricerca estetica, nutrita da contenuti autobiografici, ma riferiti a problematiche che riguardano una pluralità di individui.

Quindi, Mariani svela memorie intime, affetti, sentimenti, emozioni del vissuto e riflette sulla condizione esistenziale, fino ad assumere un atteggiamento ideologico, stemperato, però, dall’immaginario poetico, da cromatismi seducenti, ibridismo linguistico e implicazioni intellettuali. L’opera, dal lato strutturale e percettivo, spesso ha affinità con la poesia visiva e il neo-dadaismo. Scaturisce da una sensibile elaborazione tecnica e mentale, dall’armoniosa associazione di segni, pseudoscritture, frammenti musicali, altri interventi manuali soggettivi e materiali dalle particolari qualità. A volte l’artista si avvale di oggettivi codici a barre rilevati come simboli dei condizionamenti prodotti dall’avanzamento tecnologico al servizio del consumismo. In altre parole, usa mezzi e procedimenti capaci di visualizzare, con efficacia comunicativa perfino scenografica, le sue intenzioni immateriali. Così, le immagini, ottenute con rigore costruttivo, sono calibrate e leggere, pure quando escono dal supporto e dalla parete per acquistare rilievo plastico e installarsi nello spazio reale. Il titolo della mostra indica proprio l’impiego di certi elementi e passaggi che, naturalmente, non sono solo formali.

Insomma, anche questo evento per Mariani è un’occasione per autoesporsi e compiere una sorta di confessione pubblica con la quale chiede di essere assolto, se non altro, come ‘pittore’… (Luciano Marucci)

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