Come ti trovi in questa squadra?
Ho un ottimo rapporto con tutti i compagni e con gli allenatori. E’ una persona straordinaria che stimo molto, dà tanto sia sul piano umano che professionale.

Quali allenatori hai avuto in passato?
Diversi, e fra questi ricordo sicuramente Malesani e Baldini: con loro ho avuto rapporti solo professionali, sono persone molto dirette e schiette, rigide ma capaci di portare la squadra a buonissimi livelli. Con Matricciani e Colantuono ho un altro tipo di rapporto, pur sempre schietto, ma non nego la loro grande idoneità nel ruolo che hanno.

Ultimamente negli stadi ci sono stati parecchi casi di violenza, che ne pensi?
Penso che sia il lato più brutto del calcio, la violenza è sicuramente da condannare. Una partita non vale sicuramente una vita e sinceramente oggigiorno comprendo i genitori che non vogliono mandare i loro figli allo stadio.

Sei stato per più di 18 anni nel Chievo e quando l’anno scorso è arrivato in serie A ti hanno venduto. Deluso?
Molto, anche perché sono cresciuto con quella squadra e la squadra è cresciuta anche con me. Dalla C1 siamo riusciti ad arrivare in serie A, ma una volta che stavo realizzando un mio sogno mi hanno venduto al Catania. Avrei preferito un finale diverso, ma è andata così e ora sono qui nella Samb di nuovo in C1 pronto a ricominciare.

La tua partita più importante è stata quella che ha permesso al Chievo di arrivare in A?
No, purtroppo in quella partita non giocai. La più bella è stata l’ultima partita del nostro primo campionato di Serie B, contro l’Avellino: vincemmo e ci salvammo, mentre gli irpini, con cui credo giocasse Totò Criniti, retrocessero.

Qual è la tua squadra del cuore?
Naturalmente il Verona!

E il calciatore che ammiri?
Alessandro Nesta, milanista. E’ un ottimo calciatore, completo e ben equilibrato in campo.

Hai trent’anni, un’età matura per un calciatore. Hai pensato a cosa fare dopo?
Innanzitutto vorrei laurearmi in Giurisprudenza a Trento, dove mi mancano pochi esami. Nel mio futuro però non c’è un lavoro di avvocato perché ormai penso sia troppo tardi per aprire una nuova attività, né vorrei cimentarmi nel ruolo di allenatore: sono troppo buono per guidare una squadra. Mi piacerebbe piuttosto fare un master di marketing rimanendo sempre nel campo sportivo per gestire società sportive.

Ci diresti un tuo pregio e un tuo difetto nella vita e in campo?
Nella vita sono una persona che si adatta sempre ad ogni situazione, ma sono molto pignolo e testardo, caratteristica tipica dei nati sotto il segno del Toro. In campo do sempre una mano e se i compagni si trovano in difficoltà sono il primo che aiuta. Sono però troppo lento, al contrario di Soncin (che, seduto vicino, sorride alla battuta, ndr)…a lui servirebbe un po’ della mia altezza, a me un po’ della sua velocità!

Coltivi qualche hobbies?
Mi piace molto leggere ed ora sto terminando il libro “La Gabbianella e il gatto”. Oltre quello sto cercando di finire “Diritto privato della comunità europea”!

Sei una “buona forchetta”?
Mangio di tutto e adoro cucinare! Sono un bravissimo cuoco, soprattutto per i secondi di carne, ed ora sto cercando di migliorarmi per i dolci.

Cosa ti manca di Verona?
Tutto, in particolare la sensazione di sentirsi a casa! Non perché è il mio luogo natio, ma penso che sia una delle più belle città d’Italia, anche se manca una cosa bellissima: il mare. San Benedetto mi piace per questo: il suo mare è suggestivo non solo d’estate e trovo che ammirarlo d’inverno dia un grande senso di serenità e pace. Anche se non è grande come Verona, il centro è molto curato e accogliente…la mia città mi manca, però qui sto benissimo!

Eri mai stato a San Benedetto prima di quest’anno?
No, ma ne sentivo parlare spesso perché mia moglie ha alcuni parenti proprio qui.

Una particolarità di San Benedetto?
La tifoseria. Il calcio è sentito moltissimo, si vive di calcio! Rispetto a Catania, qui la squadra locale è seguita da tutti. E’ fantastico…

Barbara Poli

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