«Giusto è chi, non essendo ebreo, ha rischiato la vita per salvare un ebreo». È la definizione di “persona giusta” che prevista dal regolamento della Commissione dei Giusti di Yad Vashem, il museo dell’olocausto di Gerusalemme.

Oltre alla Shoà, la giornata del 27 gennaio intende ricordare in Italia anche le leggi razziali, la persecuzione politica e amministrativa contro i cittadini ebrei, i tanti connazionali che – solo per il fatto di professare la religione ebraica – hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte.

Oggi si ricordano anche coloro che – pur trovandosi in campi e schieramenti “nemici degli ebrei” (come l’italiano Giorgio Perlasca o il tedesco Oskar Schindler) si sono opposti al progetto di sterminio del nazismo, e a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto tanti perseguitati.

Più in generale, obiettivo di questa giornata è quello di estendere la Memoria anche ai tanti altri genocidi del ‘900: i gulag sovietici, la “pulizia etnica” nella ex Jugoslavia, le “rieducazioni” in Vietnam, Cambogia e Corea del Nord, le tragedie degli armeni, dei curdi e di tutti i popoli che sono stati o sono ancora assoggettati e colonizzati da altri popoli.

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